
di Shinya Tsukamoto (Cyber,
Jap, 1988, 67')
con Tomorowo Taguchi, Kei Fujiwara, Nobu Kanaoka

Uno dei più incredibili
film che mai visti: carne e metallo a ritmo convulso. Effetti speciali
straordinari sviluppati a passo 1, quasi la cellula strutturante del
cinema. Ti fa credere che fare film sia possibile.
L'accelerazione
delle immagini, il serrato montaggio da videoclip, la quasi totale assenza
di dialoghi, lo stridere delle musiche, l'utilizzo del bianco e nero.
Sono questi i principali elementi che fanno di Tetsuo un film di particolare
e a volte difficile visione e che rendono impossibile una singola interpretazione.
Come Banana Yoshimoto nel campo della narrativa, Tsukamoto appartiene
alla nuova generazione di autori giapponesi che si distacca in maniera
netta dai rigidi conformismi della cultura nipponica.
La radicale e veloce trasformazione del Giappone del dopoguerra, ha
trovato l'attuale generazione di fronte alla mancanza di un passato
coerente con cui confrontarsi. Questo repentino salto ha dato vita a
nuove forme d'arte, che esprimono in modo ricorrente, attraverso il
fumetto, il cinema, la musica e la letteratura, il disagio di una rincorsa
verso un futuro sempre piu' inumano e ipertecnologico.
Tetsuo interpreta cinematograficamente le caratteristiche peculiari
del mangaka (il fumetto giapponese) non solo attraverso l'uso del bianco
e nero e della frenesia del montaggio e delle inquadrature (i manga
sono caratteristici per essere solo in bianco e nero e con un'intensa
dinamicita' delle tavole), ma anche nella tematica erotico-sessuale,
affrontata con macabra ironia nelle sequenze in cui il protagonista
subisce la trasformazione del suo fallo in quell'enorme trapano con
cui uccide, senza potersi opporre a questa metamorfosi, la sua ragazza.
La livida ruvidezza delle immagini, resa con un interessante uso delle
luci e della fotografia (a cura dello stesso regista), ci parla di come
Tsukamoto veda il divenire della sua societa'. Nelle sue personali visioni,
egli immagina che la claustrofobica citta' generi una maschera di repressioni,
attraverso cui si esprime poi una ricerca della violenza fine a se stessa.
Il protagonista, infatti, dapprima strumento impotente, diventa egli
stesso preda di una pazzia distruttrice nel finale, dove si fonde al
suo antagonista divenendo un enorme cingolato con cui da' sfogo alla
piu' inumana violenza.
Attraverso un linguaggio fumettistico e sperimentale, il film ci offre
anche un uso di musiche alternative, definite industriali. Con percussioni
metalliche e suoni industriali sapientemente miscelati, si genera una
suggestiva cacofonia che ben accompagna il forte impatto visivo del
film. In Giappone queste musiche composte per il film da Chu Isliikawa
sono diventate molto popolari e hanno reso famoso il loro compositore.
Anche e non primo al tema dell'uomo macchina (Tsukamoto si e' ispirato
in parte al film "Eraserhead" di David Linch), il regista
scava in profondita' nel dualistico tema della violenza-citta', attingendo
a piene mani dalle nuove arti giapponesi e, alla luce dei suoi ultimi
film (Tetsuo 2, Tokio fist), sembra voler continuare su questa strada.
Premesso che il film e' di difficile interpretazione, anche nella struttura
della trama (non vi sono praticamente dialoghi), e che il montaggio
e' caotico e veloce, mi cimento in una possibile versione dei fatti.
Una giovane coppia investe con la macchina un ragazzo. Spaventati dalle
possibili conseguenze, i due scappano abbandonandolo sul ciglio della
strada. Durante l'incidente, una scheggia di metallo entra nel braccio
del giovane, infettandolo e dando inizio ad una terribile metamorfosi.
Il ragazzo investito e' infatti un essere dotato di poteri speciali,
attraverso i quali puo' controllare il metallo e fondersi con esso.
Il giovane vive in una fabbrica abbandonata, da dove dirigera' la sua
vendetta contro lo sventurato impiegato. Dapprima al ragazzo crescono
cavi di metallo dal mento, poi sotto la pelle delle braccia vede muoversi,
gonfiarsi e contorcersi il metallo. Dai suoi piedi fuoriescono dei tubi
che si rivelano essere razzi, attraverso i quali percorre a folle velocita'
le vie di Tokio. In attesa del metro', una donna di fronte a lui rimane
infettata e si trasforma in un mostro.
Durante la trasformazione anche il suo sonno e' disturbato; nei suoi
incubi un demone femmina lo sodomizza con un lungo organo simile a un
tubo da aspirapolvere.
Il parossismo viene raggiunto nel momento in cui il suo pene si trasforma
in un enorme trapano, con cui riduce in pezzi la sua ragazza.
Ormai ridotto a un'inumana massa di metallo e carne, e finalmente consapevole
dei suoi poteri, raggiunge il suo creatore nella fabbrica abbandonata.
In un turbinio di vecchi televisori, tubi elettrici, lavatrici e rottami
d'auto, i due esseri si scontrano.
Il finale vede i due antagonisti fondersi (anche qui, come nelle scene
dell'incubo, con esplicite allusioni omoerotiche) in un enorme carro
armato a due teste, che si avvia a seminare la distruzione per le vie
della citta'.
A.Zille (fonte)
