
di
Andrzej Wajda (Polonia / 1977 / 164')
Opera del regista polacco Andrzej Wajda ,L’uomo
di marmo , con la sua carica di denuncia nei confronti della mistificazione
ideologica dei regimi socialisti dell’ est, è stato a suo
tempo un film rivoluzionario. Esso precede le lotte del sindacato di
Solidarnosh, della fine degli anni settanta, che Wajda celebrerà
con la realizzazione de L’uomo di ferro , un film che si pone
idealmente come prosecuzione e completamento del primo.
TRAMA:
Una cineasta prossima agli esami prepara come tesi un filmato su un
operaio stakanovista proclamato eroe del lavoro. Ma svolgere un'inchiesta
sul personaggio non è semplice: la ragazza si trova davanti a
un muro di omertà e di reticenze. La verità è stata
accuratamente celata per anni e, come al solito, non
sta da una parte sola.
RECENSIONE:
Nell'agosto 1980 un giornalista radiofonico (M. Opania), servo del regime
più che della verità, ha lo sporco compito di fare un
servizio diffamatore su Maciej (J. Radziwilowicz), sindacalista di punta
del nascente Solidarnosc nei cantieri navali di Gdansk (Danzica) e scopre
che è il figlio di Mateusz Birkut, l'eroe di L'uomo di marmo
(1976), ucciso dalla polizia durante gli scioperi del 1970 a Gdansk.
Conosciuta la moglie Agnieszka (K. Janda), carcerata per attività
antigovernativa, il giornalista smette di cooperare con le autorità.
A. Wajda e il suo sceneggiatore Aleksander Scibor-Rylski hanno adottato,
ribaltandola in negativo, la struttura di L'uomo di marmo, facendone
un film d'intervento, a ridosso degli avvenimenti, nato dalle emozioni
e come spinto dalla forza dei dieci milioni di aderenti a Solidarnosc.
Non a caso, dopo aver vinto la Palma d'oro a Cannes, fu un grandissimo
successo di pubblico in Polonia. Molte riserve sono legittime su questo
film prolisso, squilibrato, verboso, a patto, però, di non disconoscerne
i meriti: l'energia con cui sono mescolate fiction e documentazione
diretta, melodramma sentimentale e denuncia politica, ricordi privati
e memoria collettiva; la forza dei tre personaggi principali; la galleria
dei burocrati e dei potenti, disegnati col vetriolo. Edizione italiana
ridotta a 150 minutiAll’indomani della rivolta operaia di Danzica
del 1970 ,Agnieszka deve realizzare un provino cinematografico per conseguire
il diploma di regia. Il redattore le consiglia di girare qualcosa sulle
acciaierie di Nowa Huta. Lei, invece, vuole girare a tutti i costi un
film sugli anni cinquanta, e in particolare sulla figura di un operaio
stakanovista, del quale ha per caso scoperto la statua di marmo in uno
dei depositi del museo di arte moderna.
Spinta dall’ostinazione e dall’entusiasmo che muove i giovani,
Agnieszka riesce così a documentarsi sulla vita dell’operaio,
visionando del materiale depositato nella cineteca di Stato, dove alcuni
cinegiornali e altre pellicole raccontano indirettamente alcuni episodi
della vita di Andrea Birkut , l’operaio della statua di marmo.
A colmare le lacune del materiale audiovisivo provvederanno, inoltre,
le interviste della giovane aspirante regista a coloro che hanno conosciuto
e vissuto con Birkut.
Mateusz Birkut viene da Lecz, un paesino vicino a Cracovia, dove faceva
il contadino. Partito con altri giovani dell’organizzazione giovanile
del partito operaio unificato polacco per la costruzione della città
industriale e delle acciaierie di Nowa Huta, vicino a Varsavia, egli
è diventato un campione del lavoro ed un esempio per le future
generazioni.
Sposatosi con la giovane atleta Hanka Tomczyk , Birkut è stato
colui che ha raccolto la sfida dei suoi compagni muratori degli altri
cantieri: alzare un muro di trentamila mattoni in un solo turno di lavoro.
Con l’aiuto di altri due lavoratori, egli riesce addirittura a
piazzarne trentacinquemila, di mattoni. Così, Birkut diventa
importante, i suoi compagni lo eleggono delegato al Congresso dei costruttori,
ed in seguito al Convegno nazionale dei campioni del lavoro. Uno scultore
decide persino di prenderlo a modello per un monumento agli eroi del
lavoro: è la statua di marmo che Agnieszka aveva scoperto nei
depositi del museo di arte moderna!
L’aspirante regista mette al setaccio l’intera cineteca
di stato, vuole visionare tutti i documentari realizzati in occasione
della costruzione di Nowa Huta, soprattutto quel materiale che non è
mai stato proiettato nei cinegiornali, a causa di motivi cosiddetti
“tecnici”. Tra questo materiale rinviene uno spezzone di
pellicola dove si riprende la rimozione del ritratto di Andrea Birkut
dalle pareti di un edificio pubblico in cui si celebravano gli “
eroi del lavoro ”.
Ora, Agnieszka è più che mai convinta che deve indagare
a fondo sulla figura di Birkut. Il suo saggio per il diploma di regia
sarà incentrato sulla figura di questo operaio e sulle strane
vicende che accadevano appena venti o trent’anni prima, vicende
che sono state rimosse dalla coscienza collettiva per essere definitivamente
consegnate all’indagine storica.
Per cominciare, parlerà con Burski , autore del film documentario
sull’eroica impresa di Birkut, e che oggi è un importante
cineasta di livello internazionale. Lo rintraccia all’aeroporto
di Varsavia, di ritorno da uno dei numerosi festival del cinema.
Burski non ha tempo, è sempre preso da impegni di lavoro, sempre
in viaggio. Di Birkut si ricorda, però. E’ una sua creazione.
Altro che sfida lanciata dai compagni operai. L’impresa dei trentamila
mattoni in una giornata di lavoro è stata una sua idea. Una sua
brillante trovata. Ne aveva parlato ai dirigenti politici del cantiere
di Nowa Huta, dove lavorava Birkut, e questi avevano promosso la sua
iniziativa con entusiasmo. Avevano convinto Birkut, che per l’impresa
sarebbe stato affiancato dall’amico Witek. Gli avevano fatto credere
che la loro impresa avrebbe giovato alla causa del socialismo e Birkut
sognava che se magari si fosse riusciti a costruire una casa in soli
quindici giorni, tutti ne avrebbero potuto avere una.
Così, era nata la prima importante pellicola di Burski. Poi,
lui aveva fatto carriera. Anzi, avevano fatto carriera tutti e due.Solo
che Birkut…
Di lui, Burski non ne sa più nulla, sa soltanto che deve essergli
accaduto qualcosa. Scoprire che cosa è ora il compito di Agnieszka.