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back la vita sognata degli angeli

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di Erick Zonca (Francia / 1998 / 113') con Elodie Bouchez, Natacha Régnier, Grégoire Colin

TRAMA:
Isa è una ragazza di vent'anni con uno zaino e un sacco a pelo per casa e un atteggiamento ottimistico verso la vita. Dovunque vada riesce ad aggiungere un mattone a quell'edificio pazientemente costruito attraverso i propri desideri e un'istintiva generosità. Arrivata a Lille dopo aver attraversato molte altre città in cerca di avoro, incontra una sua coetanea, Marie, solitaria come lei, ma per differenti ragioni, scontrosa, ipersensibile e ribelle al proprio passato. Le due ragazze decidono di condividere un appartamento la cui proprietaria giace in coma insieme a sua figlia a causa di un incidente stradale, e il film è la storia della loro amicizia, sincera, vitale, tormentata. Ciascuna a modo suo, spera di avere in dono quella vita che ha sempre sognato. Primo lungometraggio di Erick Zonca, autore di corti e documentari. In concorso al Festival di Canes 1998, il film ha regalato alle due interpreti Elodie Bouchez e Natacha Régnier il premio come migliori attrici.

RECENSIONE:
"De quelle beautè sont fait les anges", di quale bellezza son fatti gli angeli ci verrebbe da chiederci dopo la visione di questo bellissimo film, opera prima d'un quarantenne francese ex attore vissuto molto negli States e tornato in Francia da qualche anno, fautore di un paio di cortometraggi molto belli dei primi anni scorsi. Zonca ci narra con assolutà semplicità e verità il divenire di due govani amiche assai sbalestrate in un posto freddo e inospitale qual'è Lille (estremo nordest della Francia), e di quel poco che umanamente (lavoro, svaghi, amori e amicizie) lì si racimoli.
Il contendere inizia coll'approdo da girovaga di Isa (Elodiè Bouchez, L'Età Acerba di Techinè, qui coi capelli cortissimi) appunto a Lille, in cerca di lavoro ed alloggio, sopravvivente di cartoline autoprodotte con ritagli di giornali incollati su pezzi di cartone colorati che Isa spaccia per opere di menomati o similia per cui chiede solidarietà economica (buona idea!). Così facendo incappa in un signore dall'accento dell'est Europa che le offre lavoro nel suo atelier (probabilmente abusivo) di sartoria di capi all'ingrosso, e lì vi incontra Marie (Natacha Regnier), anch'essa ventenne, ma di segno diametralmente opposto, sullo scontrosetto andante, anche se dopo pochissimo offre all'amica di condividere l'alloggio che occupa temporaneamente. Da lì in poi la vita quotidiana delle due, in verità un pò scialba, finchè Marie incontra uno assai stronzo che se la scopa selvaggiamente solo quando garba a lui, di cui Marie si innamora pazzamente e Isa sempre disponibile ad accudirla e a consolarla soprattutto quando il tizio di cui sopra la molla definitivamente.
E voi direte, ma cosa c'entrano gli angeli in tutto ciò? Sono forse le due ragazze? Nominalmente, gli angeli non c'entrano niente col film, è un titolo assai poeticamente traslato, tutt'al più potremmo rispondere che un angelo c'è ed è il personaggio di Isa, sempre attenta, altruista e affettuosa con chiunque, anche a scapito di sè stessa, e soprattutto in antitesi col bruttissimo colpo di scena finale. Vanno molto di moda oggigiorno fra i giovani registi le brutte botte in testa tramortenti spettatore e personaggi proprio un attimo prima della parola fine, ed è per questo che ci sentiamo di anticiparvi l'evento dacchè è totalmente antitetico al film (anche se qualcuno può asserire che "poteva accadere", caspita ma nella vita tutto può accadere, così dicendo si avalla proprio tutto, e non è eticamente giusto) e ve lo può proprio rovinare completamente. Il restante 95 per cento della pellicola è, invece e nonostante, pura, deliziosamente piacevole vita quotidiana di un essere illuminato che cerca di fare del bene a chi gli sta intorno (bellissima la storia della bambina, ve la svelerà il film) pur non rendendosene assolutamente conto, il tutto reso magnificamente da una prova di recitazione straordinaria della Bouchez, che doveva esser veramente in stato di grazia durante le riprese. Anche la coprotagonista Natacha Regnier pur nelle asperità del suo personaggio è bravissima, meritatissimo quindi il premio a ex-equo conferito dalla giuria dell'ultimo Cannes alle due. Bravi anche l'amour fou di Marie, il giovane padroncino di provincia ricco stronzo e perverso impersonato da Gregoire Colin (già Bonì in Nénette e Boni di Claire Denis), ed il tenerissimo buttafuori rockabilly oversize Charly, primo ragazzo en passant di Marie, interpretato da Patrick Mercado.
Il "piacere" di questo film risiede tutto in quel particolar modo di girare che una nutrita compaggine di giovani registi nordeuropei di cortometraggi, di cui Zonca faceva già parte, utilizza. Maniera che è poi spessissimo propria a questo genere di attitudine e di formato, e Zonca ha sia il gran merito di averne allungato cotal pregi in un lungometraggio dalla sceneggiatura nient'affatto banale, sia di aver ipnotizzato (per "diretto", ma in questo caso data la formidabile resa è forse più giusto questo termine) bene i suoi attori. Non ci sentiamo però di perdonandogli però il troppo facile il gusto del finale ad effetto, senza il quale questo film si sarebbe veramente potuto annoverare tra i piccoli capolavori cinematografici francesi di questa fine secolo.
© 1998 reVision, Indomito Pluto