| Sjecas
li se Dolly Bell? Jugoslavia 1981, 108' |
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| Soggetto
e sceneggiatura: Abdulah Sidran; fotografia: Vilko Filac; musica: Zoran
Simjanovic; montaggio: Senija Ticic; interpreti: Slavko Stimac, Slobodan
Aligrudic, Ljiljana Blagojevic, Mira Banjac, Pavle Vujisic, Nada Pani, Bora
Stjepanovic, Mirsad Zulic; produzione: Sutjeska Film Sarajevo, Televizija
Sarajevo. Leone d'oro per la miglior opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia, 1981. Arena d'oro al film come miglior opera prima e ad Abdulah Sidran per la miglior sceneggiatura al Festival del cinema jugoslavo di Pola, 1981. Vincitore del Premio Fipresci e del Premio Agis. |
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"Ogni giorno, sotto ogni profilo progredisco sempre di più", continua a ripetersi il sedicenne Dino Zolja, il cui passaggio dall'adolescenza all'età adulta corre parallelo alla costruzione del socialismo in una Jugoslavia anni Sessanta che già sogna la vicina Italia attraverso i 24 mila baci di Celentano.
Una magnifica commedia agrodolce sui primi amori e i conflitti generazionali in uno jugoslavian-graffiti filtrato dalla simpatia accondiscendente del ricordo. (Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 1996, Milano, Baldini & Castoldi, 1995) Concepito inizialmente per la televisione jugoslava, Ti ricordi di Dolly Bell? è la storia di Dino Zolja, un adolescente di Sarajevo alla ricerca della propria identità personale e sociale nella "libertaria" Jugoslavia dei primi anni sessanta. La storia vive del costante confronto tra il padre comunista e ubriacone, e il figlio, sognatore e idealista.
La ragazza, prima avventura erotica ed affettiva del giovane protagonista, è battezzata simbolicamente "Dolly Bell" in omaggio all'attraente spogliarellista del Crazy horse nel film di Blasetti Europa di notte del 1959.Il film di Blasetti, infatti, portò uno dei primi nudi femminili sul grande schermo jugoslavo. Non e' solo la scoperta dell'amore a segnare la crescita di Dino, ma anche il dolore. Il male che uccidera' suo padre gli mostrera' infatti l'esistenza in tutta la sua pienezza, fatta di luci, ma anche di ombre. A fare da colonna sonora alla vicenda, risuona costantemente il brano di Adriano Celentano, Ventiquattromila baci, grande successo degli anni sessanta. |
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