back Renato De Maria
 

Renato De Maria


filmografia

1. Paz! (2002) [Director]
2. "PAZ!" (tv series) (2002) [Director]
3. "Distretto di polizia" (tv series) (2000) [Director]
4. Hotel paura (1996) [Director] [Writer]
5. Trasloco, Il (1991) [Director]


Tre autobiografie di Andrea

1977

"Nasco a San Benedetto del Tronto nel maggio '56 e risiedo a S. Severo. Nel '69 mi iscrivo al liceo artistico di Pescara, città dove mi trasferisco, e ho già al mio attivo, si fa per dire, alcune partecipazioni a mostre collettive, del tipo "del piccolo formato", "città di X", eccetera. Nel '70 (o molto prima?) apre a Pescara una galleria d'arte il cui tenutario è completamente pazzo. Si chiama Nuova Dimensione, e la bazzico. Chiude nel '72 (questo lo so per certo). Parte degli artisti senza tetto si riunisce e apre di lì a poco l'ormai leggendaria Convergenze, Centro d'Incontro e d'Informazione Laboratorio Comune d'Arte, che tuttora resiste.

1981
Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr'anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni. Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel '74 sono divenuto socio di una galleria d'arte a Pescara: "Convergenze", centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d'arte. Sempre nel '74 sono sul Bolaffi. Dal '75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal '71 al '73 ai marxisti-leninisti.

1983
"Il mio primo disegnino riconoscibile l'ho fatto a 18 mesi, era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare... Del liceo artistico di Pescara mi vengono in mente mille cose... venni sospeso il primo giorno di scuola; verso il terzo anno quando ero ormai come un pulcino nel nido, provai una sensazione di potere tremenda, dato che ero molto bravo, potevo fare quello che volevo, scherzi soprattutto; per il resto avevo pessimi rapporti con le donne... Poi ho passato un periodo tra i sedici e 18 anni a rissare stupidamente, prendendole e dandole, specialmente d'estate. Erano estati bellissime, lunghissime, passate con la fila degli ombrelloni, lo strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi in fila con i juke-box...

Biografia



Andrea Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956 e passa l'infanzia a San Severo, un paese nella piana pugliese. A 13 anni si trasferisce a Pescara dove frequenta il Liceo Artistico e partecipa al "Laboratorio Comune d'Arte Convergenze", sorta di galleria d'Arte presso la quale - dice lui stesso - "la sera discutevo con artisti e professori, gli stessi che di giorno mi buttavano fuori dalle aule di scuola".
Terminati gli studi liceali si iscrive al DAMS di Bologna.
Nella primavera del 1977 la rivista "Alter Alter" pubblica la sua prima storia a fumetti: Le Straordinarie Avventure di Pentothal.
Nell'inverno del '77 partecipa al progetto della rivista di cultura e fumetti underground "Cannibale". E' inoltre tra i fondatori delle riviste "Il Male" e "Frigidaire" e collabora alle più importanti testate giornalistiche del panorama italiano, da Satyricon de "La Repubblica" a Tango de "L'Unità" al quindicinale indipendente "Zut", mentre continua a scrivere e disegnare storie per riviste quali "Corto Maltese" e "Comic Art".
Disegna inoltre manifesti di cinema e di teatro (sua è l'immagine della locandina del film La Città delle Donne di Federico Fellini), scenografie, costumi e abiti per stilisti, cartoni animati, copertine di dischi (la più famosa per Il Grande Sogno di Roberto Vecchioni), pubblicità (negli ultimi tempi della sua vita acconsente all'utilizzo di Zanardi per la campagna pubblicitaria dello shampoo Clear).
Nel 1984 Pazienza si trasferisce a Montepulciano dove realizza alcune delle sue opere fumettistiche più importanti come Pompeo, Zanardi, La Prima delle Tre.
Andrea Pazienza muore nel giugno del 1988 a Montepulciano, all'età di 32 anni.

Trasgressione ed Istinto



Una delle parole più usate per definire l'arte di Pazienza è stata "trasgressione" in molti pensavano che fosse una sorta di maestro di cerimonie di questa pratica, fin troppo frequentata, che tende principalmente a creare stupore.
In realtà Pazienza si divertiva con i postulanti e i pellegrini della trasgressione come un burattinaio si diverte con i propri burattini. Rileggendo le sue storie ci si accorge di come tutto fosse subordinato alla sua immaginazione, libera, senza regole, senza compromessi, senza gli schemi narrativi, riconducibili ai filoni del bene e del male.
Per Pazienza la cosa più importante era soddisfare il proprio istinto, le proprie intuizioni.
(Vincenzo Mollica/1989)

Parola ed immagine



[...] Scopriamo in ciò la profonda saggezza dei fumetti, che intendono assicurare un ponte tra parola ed immagine, sanando la ferita prodotta dalla cultura "moderna" al momento in cui si impose la fatale macchina di Gutemberg - la tipografia - la quale come un angelo del Giudizio finale pretese di convogliare da una parte le parole, obbligandole ad indossare la veste stereotipata dei "caratteri", e dall'altra le immagini. Fu il grande divorzio che i migliori autori del nostro ciclo contemporaneo cercarono di rimarginare.
Naturalmente il fumettista è anche, e in primo luogo, un narratore, tenuto cioè a sottostare ad un'economia di racconto; il che lo obbliga a contenere, il più delle volte, l'esuberanza di immagini e motivi decorativi cui si sentirebbe portato. Così si dica anche di Pazienza; infatti la vasta produzione che egli ci ha potuto lasciare, anche se solo in un decennio scarso di attività prima della morte precoce intervenuta nell'88, può essere appunto distinta in due gruppi: ci sono gli album in cui la sua vena festosa e lussureggiante è sacrificata ad un passo più stringato [...] e ci sono i giorni di festa. Allora in questi casi si manifesta il Pazienza grande decoratore, simile ad un giardiniere che coltiva preziose e mai viste orchidee, facendole crescere attraverso innesti audaci, mai tentati prima. Il foglio diviene come un'epidermide organica, vivente, reattiva, entro cui inoculare mille picchetti, mille germi, per vederli proliferare, sciamare liberamente nello spazio e stringere tra loro tenaci alleanze.
(Gli Incantati Giardini di Andrea Pazienza/Renato Barilli)

Pentole in ebollizione



[...] Uno dei modi più caratteristici di produrre "gergo" giovanile è il conio linguistico, che consiste nell'inventare una terminologia prendendo le radici delle parole già esistenti ed apponendovi prefissi e suffissi disparati, pur nel rispetto dell'impianto formale e della lingua comune. In questo senso molti gerghi giovanili sono delle vere e proprie "lingue creole" o "pidgin". Cioè delle ibridazioni lessicali che mettono insieme fossili linguistici provenienti dalle diverse origini dei membri della nuova comunità, mantenendo però il rispetto formale della lingua naturale.
Fin dal Medio Evo si è dato il nome di "volgare" all'insieme delle pratiche linguistiche come quelle che ho descritto. Il "volgare" insomma non è il nascente italiano rispetto al latino, d'obbligo per gli usi più alti della trasmissione del sapere. Il volgare è la lingua transitoria di una comunità rispetto a quella sancita dalla tradizione. Il volgare è il perenne stato nascente del rinnovamento linguistico.
Poi arriva qualcuno che da' un valore estetico o etico a questa lingua. E se ne serve per motivi espressivi artistici o politici. Per manifestare insomma una scelta poetica, una ricerca di identità, un valore di freschezza e autenticità o il senso di trasformazione delle cose [...] magari in momenti come il nostro che soffrono di troppa omogeneizzazione linguistica a causa dei mass-media.
Mi pare che Pazienza sia uno di questi pionieri, di questi innovatori. [...] Pazienza in effetti fa parlare i suoi personaggi come se fossero pentole in ebollizione. Nelle frasi - quasi sempre prive di una sintassi regolare, come si fa nel parlato - riconosciamo pezzi di lingue differenti. C'è il dialetto pugliese frammisto con gli slogan della pubblicità, ci sono le metafore giovanili relative ad esempio alla droga, al sesso, alla musica. Ci sono le storpiature sarcastiche eredità del '77 che proprio a Bologna produssero nella musica e nella letteratura il cosiddetto "Stile Demenziale".
Una grande mistura - dunque - di cui Pazienza scopre ed illustra la grande vitalità poetica [...] e la sua estrema disposizione ad accompagnare qualcosa di molto popolare come la vignetta o il fumetto e di cui scopre l'altrettanto violenta sonorità ai limiti della sgradevolezza e del graffio.
(L'eterno rinnovamento del Volgare/Omar Calabrese)