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KILLER'S KISS (USA 1955)
(IL BACIO DELL'ASSASSINO)

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Regia: Stanley Kubrick
Soggetto: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Howard O. Sackler
Fotografia, Montaggio: Stanley Kubrick
Musica: Gerald Fried
Coreografia: David Vaughan
Interpreti:
Frank Silvera (Vincent Rapallo)
Jamie Smith (Davy Gordon)
Irene Kane (Gloria Price)
Jerry Jarret (Albert, il manager)
Mike Dana, Felice Orlandi, Ralph Roberts, Phil Stevenson (Teppisti)
Julius Aldeman (proprietario della fabbrica di manichini)
David Vaughan
Alec Rubins
Ruth Sobotka Kubrick (Iris, la ballerina)
Produttori: Stanley Kubrick, Morris Bousel
Produzione: Minotaur Productions
Distribuzione: United Artists (Italia: Dear Film 1959)
Durata: 67 minuti
Bianco&Nero

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TRAMA
Un uomo attende nervoso nella sala d'aspetto alla Stazione Centrale di New York. La sua voce fuoricampo introduce in flasback la propria storia. Davy, giovane pugile ex-promessa, a poche ore dal match decisivo, guarda dalla finestra della sua camera d'affitto, verso una ragazza sua dirimpettaia, Gloria. I due lasciano più tardi contemporaneamente i loro squallidi alloggi, incrociandosi nell'atrio, Davy si reca sul luogo del match, Gloria viene accompagnata dal padrone, Vince, sgradevole uomo di mezza età, a Pleasureland, sala da ballo e da gioco, dove lavora come hostess. Vince la invita nel suo ufficio a vedere il match di Davy in televisione. Davy viene presentato dal telecronista come un pugile particolare (lo fa per passione), ha studiato ed è elegante, però ha deluso ormai troppe volte. A notte inoltrata, Davy, disteso sul letto nella stanza buia, come in sogno vede la ragazza entrare nell'appartamento di fronte, che comincia a spogliarsi per andare a letto. Nel frattempo squilla il telefono, è un suo zio che, avendolo visto in televisione perdere il match, lo chiama da Seattle per cercare di convincerlo ad andare a vivere lassù per lavorare in fattoria. Davy risponde distrattamente, continuando a guardare di fronte, finché non si addormenta. Durante il sonno ha un incubo ed è risvegliato da un urlo. Dalla finestra vede Vince che importuna Gloria. L'uomo accorgendosi che il pugile arriva in soccorso di Gloria, fugge impaurito e Davy decide di vegliare il sonno di Gloria per tutta la notte. Al mattino, lei gli racconta la sua triste storia, legata alla sorella Iris, un tempo ballerina, che dopo un litigio con Gloria, si era suicidata (mentre racconta, vediamo Iris in tutù, ballare da sola su un palcoscenico vuoto). Decidono di partire per Seattle; fissando l'appuntamento davanti a Pleasureland dove anche la ragazza va a riscuotere l'ultima paga da Vince, mentre Davy prega il suo manager di pagargli subito la borsa. Per una serie di coincidenze però, l'appuntamento salta; due ubriachi scappano con la sua sciarpa e Davy è costretto a inseguirli, mentre Gloria nel frattempo, respinge di nuovo la proposta di Vince di diventare la sua amante. Quest'ultimo non la paga, anzi incarica due scagnozzi di eliminare Davy, ma i due non conoscendo il giovane, uccidono il suo manager. Davy, infine, riesce ad incontrare la ragazza, fissano un altro appuntamento, questa volta a casa di Gloria. Davy vi si reca ma non la trova, nel frattempo apprende di essere ricercato per l'omicidio del suo manager. Armato, si presenta da Vince costringendolo a farsi portare nel magazzino dove Gloria è tenuta prigioniera. Davy viene sopraffatto in un primo momento dagli uomini di Vince, ma poi riesce a liberarsi e scappa, inseguito lungo le strade e sui tetti. Lo scontro finale tra i due avviene in un ripostiglio pieno di manichini, dove Davy si rifugia. Inizia una lotta selvaggia, e alla fine Davy ha la meglio. Corre alla stazione, dove Gloria lo raggiunge in tempo per prendere il treno per Seattle.

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DIZIONARIO DEI FILM ( MORANDINI )
Secondo lungometraggio di Kubrick, realizzato in 20 giorni per 75.000 dollari. Debiti con l'espressionismo. Suggestive ricerche fotografiche negli esterni delle strade. Torvo, allucinato. Finale frenetico in un deposito di manichini.

DIZIONARIO DEI FILM ( MEREGHETTI )
Un noir appassionante, strutturato come un lungo flashback e concluso con un inseguimento mozzafiato sui tetti di New York e un duello in un deposito pieno di manichini. È il secondo film di Kubrick, che firma anche il soggetto originale, la sceneggiatura, la fotografia, il montaggio e la produzione. Gli interessi del regista sono più per la parte formale (fotografia elaborata e impressionista, montaggio ricercato) che per l'organizzazione della struttura narrativa.

NUOVO DIZIONARIO UNIVERSALE DEL CINEMA ( DI GIAMMATTEO )
' Il bacio dell'assassino' è un gangster film a basso costo (fu finanziato da parenti e amici del regista). Kubrick si inoltra nei confini del genere accentuandone i tratti e, nel contempo, cercando di rendersene autonomo: fa largo uso di flashback, allude alla letteratura hard boiled, disegna caratteri schematici, in un ambiente urbano connotato come luogo allucinatorio, indugia - da ex fotografo - in inquadrature assai elaborate e in una illuminazione tardo - espressionista. Particolarmente complesse nella ripresa e nel montaggio le scene dei combattimenti, sul ring e nel magazzino dei manichini (questa sottolineatura simbolica, che ricorrerà spesso nelle opere successive del regista, ha probabilmente le sue radici nei film di Orson Welles e, anche, nel cinema francese degli anni '30 e '40). Il film, pur avendo ottenuto la distribuzione della United Artists, fu un insuccesso commerciale.


TEMPI MODERNI.COM
Il soggetto è da film noir. Nel film molte cose sono evidenti (è il suo difetto): le raffinatezze fotografiche dell'ex fotografo, i debiti verso l'espressionismo, l'accentuazione a tratti parossistica degli elementi di genere nel tentativo di staccarsene. Colpiscono infatti inquadrature come quella della scala d'ingresso alla sala da gioco, ripresa dall'alto come un tunnel luminoso in fondo al quale si stagliano in profondità di campo le figure umane. È evidente l'abilità con cui la macchina da presa (sempre manovrata da Kubrick) segue il match di pugilato, alternando riprese dal basso, da dietro le corde del ring, a intrusioni sul ring stesso. Quanto al soggetto, presenta personaggi abbastanza superficiali e caricati nella loro brutalità. Tuttavia non è ad essi (né agli attori) che va la maggiore attenzione, bensì alle situazioni, fino alla esasperazione nella sequenza della lotta finale tra i manichini. Non importa molto nemmeno l'aspetto inedito degli esterni newyorkesi ottimamente fotografati, in risalto solo perché il meccanismo kubrickiano non era ancora ben integrato. È certo evidente la ricerca di un ambiente urbano torvo e allucinato, colto soprattutto al crepuscolo o alla luce del neon poco smagliante dei quartieri più squallidi. In ogni caso, come il primo lungometraggio era un film fantastico che ambiva ad essere un documentario della mente, questo, al di là del rilievo documentaristico dell'ambiente, tende ad essere onirico, fiabesco, barocco. L'uso frequente di specchi, la sequenza dell'incubo notturno su cui poi si innesta l'azione vera e propria, l'immagine improvvisa e a lungo mantenuta della ballerina, la stessa situazione dominante della finestra attraverso la quale il protagonista si lega alla ragazza, i due ambienti in cui Davy si trova a combattere (il ring e il magazzino di manichini del finale), caratterizzano tutto il film in senso fantastico. Killer's kiss è una fiaba, con la struttura archetipa del cavaliere che salva la fanciulla dall'orco. Nella fiaba non sono certo i personaggi o le cose in sé a contare, ma le situazioni. Una volta datane la struttura, l'eventuale autore può giocare come vuole. Ed è interessante notare allora, come le spezzature e gli strappi del film, viste nell'angolatura della fiaba, si giustifichino. Ma appare subito chiaro che, più della fiaba e più del genere, a Kubrik interessa il lavoro sul tempo e sulla struttura della narrazione, intesa come qualcosa di precedente alle cristallizzazioni fiaba o genere. La fiaba è ciò che più si avvicina a una struttura nuda. Il genere è il cinema già esistente con cui chi produce un nuovo film deve per forza fare i conti (siamo negli anni '50). E in Killer's Kiss, il pugile guarda se stesso attraverso il lungo flashback, (quindi nel cinema), si guarda stampato sui manifesti che annunciano l'incontro. Entra in contatto con la ragazza attraverso lo schermo-finestra, e per la prima volta i due stanno insieme nell'unione del medium, quando lei lo vede sconfitto in televisione. Così, è indubbio che se Killer's Kiss rientra a tutti gli effetti nel genere noir, non è certo come variazione all'interno di esso che viene progettato e realizzato. Fatto suo il mezzo, lo strumento-arma, Kubrick (la scimmia evoluta) può ormai usarlo e lanciarlo in ogni direzione.



L'ascia e il labirinto
di Francesco Patrizi

Il labirinto.
Kubrick realizza Il Bacio dell'assassino (Killer's kiss) integrando parte del materiale di Day of fight (il Giorno della sfida), il suo primo corto, e riprendendo la figura del pugile; la sfida, questa volta, non avviene su un ring, ma in un magazzino, e non c'è in gioco una vittoria sportiva, ma la vita. Siamo quindi usciti dal documento-verità dell'esordio per entrare nella finzione. La boxe, ovvero la sfida, e il ring, ovvero il luogo chiuso (vedi scheda di Day of fight), vengono trasportati in un diverso contesto figurativo, ma mantengono la loro valenza simbolica.
La figura fondamentale che sostiene l'impalcatura narrativa del film è quella del labirinto, inteso come luogo chiuso da cui uscire superando una prova (il che, tra l'altro, rientra nel cliché del genere noir). Il boxeur si ritrova, suo malgrado, a dover sostenere una sfida in un luogo chiuso, in un magazzino di manichini.
L'elemento figurativo interessante è la corsa in macchina virata in negativo che vediamo, all'inizio del film, nell'incubo del protagonista e che anticipa la successiva scena dell'inseguimento del malvivente che ha rapito la ragazza: più che un semplice raccordo, è una scena chiave, dal forte valore simbolico, che segna il passaggio in una zona "altra", in un mondo "fiabesco" (il combattimento nel magazzino), dove il protagonista sarà l'eroe che sconfigge l'avversario…sogno e realtà hanno dunque un elemento che li accomuna, un passaggio visivo uguale: la corsa virata in negativo. L'antecedente più significativo di tale soluzione visiva è il negativo usato da Murnau in Nosferatu per segnare il passaggio della carrozza nei terreni del conte vampiro, ovvero, l'ingresso in un mondo "rovesciato"!
Così in Kubrick, il virato in negativo segna l'ingresso (fatale, predetto o previsto nel sogno!) nel mondo "rovesciato", chiuso (ring e labirinto), del magazzino abitato da manichini (corpi inanimati che visivamente si riproducono e confondono come in un labirinto di specchi, ma anche protesi inanimate - senza volontà! - che soccorrono l'azione, la sfida…).
Il mondo/labirinto è un mondo "a parte", dominato da un Tempo e da una Logica a sé stanti e non sarebbe scorretto definirlo "fiabesco"…soprattutto in questo film, dove il regista gioca a carte scoperte: non mostra interesse per la psicologia dei personaggi, li fa muovere meccanicamente, rispondendo a degli impulsi, catapultandoli in situazioni che man mano crescono di intensità fino a sfociare nella crisi, seguendo, in altre parole, le "regole" della morfologia della fiaba.

L'ascia.
L'eroe, boxeur, conduce una vita parallela alla ragazza (la figura del doppio, topos della fiaba e della mitologia, domina l'intero film) e qualcosa di fatale (il fatto che abitino in appartamenti adiacenti) fa congiungere le due vite: la struttura della storia è marcatamente matematica, l'azione si svolge e si conclude come una funzione aritmetica. C'è comunque un elemento straniante, che fornisce un importante indizio di lettura: proprio al clou del combattimento contro l'avversario nel magazzino, il pugile impugna un'ascia; lo stesso oggetto ricompare in Shining (come aggiunta personale di Kubrick, poiché in Stephen King era una mazza da croquet! …così come nel romanzo non compare il labirinto!!) e, come nota Giovanni Bogani "l'ascia doppia non a caso somiglia a quella labrys, ascia simbolo di potere che stava all'entrata del palazzo di Cnosso e da cui pareva derivare l'etimologia di labirinto" (Labirinti, Tarkovskij e Kubrick e altri percorsi, in Il Fuoco, l'acqua e l'ombra, Casa Usher editore1989, pag.80).
L'ascia, quindi, come elemento di derivazione mitologica; che l'allusione fosse voluta o no, resta comunque il fatto che l'ascia segna l'entrata in un mondo a parte, il mondo chiuso del labirinto, annunciato per altro anche dalla corsa in macchina virata in negativo. L'immaginario delle storie di Kubrick è dunque mitico, "fiabesco", segue delle leggi assolute, è lontano dal realismo. In questo senso allora si può comprendere il forte legame con il gioco degli scacchi, considerato come forma mentis della struttura narrativa dei suoi film. La scacchiera combacia perfettamente con la messa in forma dalla figura del labirinto, e lascia trapelare la tensione estrema del cinema kubrickiano verso l'astrazione, il "mondo sotto vuoto", il campo di battaglia "simulato", la strategia, la logica assoluta.