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THE KILLING (USA 1956) (RAPINA A MANO ARMATA)
Soggetto: dal romanzo Clean Breack di Lionel White Regia: Stanley Kubrick Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Jim Tompson Dialoghi: Jim Thompson Direttore della fotografia: Lucien Ballard Scenografia: Ruth Sobotka Kubrick Musica: Gerald Fried Montaggio: Betty Steinberg Effetti fotografici e di laboratorio: Jack Rabin, Louis Dewitt, Paul Eayler Costumi: Rudy Harrington Assistente alla regia e regista della seconda troupe: Alexander Singer Interpreti: Sterling Hayden (Johnny Clay) Coleen Gray (Fay) Vince Edwards (Val Cannon) Jay C. Flippen (Marvin Unger) Marie Windsor (Sherry Peatty) Ted de Corsia (Randy Kennan) Elisha Cook Jr. (George Peatty) Joe Sawyer (Mike O'Reilly) Timothy Carey (Nikki Arane) Jay Adler (Leo) Joe Turkel (Tiny) Kola Kwariani (Maurice Oboukhoff) James Edwards (guardiano del parcheggio) Produttore: James B. Harris Supervisore alla produzione: Clarence Eurist Produttore Associato: Alexander Singer Produzione e Distribuzione: United Artists (Italia: Dear Film, ried.:Gold) Durata: 83 minuti Bianco&Nero ![]() TRAMA Johnny Clay, malvivente da poco uscito di prigione, prepara insieme con quattro complici, il colpo grosso della sicurezza economica. Sono tutti poveri diavoli falliti e nessuno fà il criminale di professione: un cassiere tradito e sbeffeggiato dalla moglie, un barista, un pensionato e perfino un poliziotto nei guai per debiti. La rapina consiste nello svaligiare la cassaforte di un ippodromo prima che vengano pagate le vincite. Per avere il tempo di compiere indisturbato la rapina Clay assolda due individui esterni alla gang: un immigrato russo giocatore di scacchi e formidabile lottatore, che deve tenere occupati i poliziotti provocando una rissa, e un cecchino che ha il compito di abbattere il cavallo favorito della settima corsa per ritardare le decisioni della giuria e lasciare quindi piena la cassaforte. Compiti meno importanti ma necessari hanno gli altri, compreso il poliziotto, che deve portare via il denaro che Clay gli passerà. Il piano, perfettamente congegnato, sembra riuscire. Per Clay poi le cose sembrano mettersi in modo ideale perché il resto della banda, a colpo avvenuto, viene sterminato in una sparatoria dagli amici della moglie del cassiere, che aveva avvertito l'amante, sperando una volta ricca, di poter abbandonare la magra vita coniugale. Folle di rabbia e già morente, dopo aver provocato la strage l'ometto prima di spirare uccide anche la moglie. Clay con i soldi e con la sua ragazza si avvia all'aeroporto e quando sta già per prendere l'aereo un cagnolino taglia la strada al trenino dei bagagli e la valigia con i dollari cade in mezzo alla pista, i biglietti si sparpagliano nella notte, due agenti appaiono dietro la vetrata. ![]() DIZIONARIO DEI FILM ( MORANDINI ) È un film che rivelò Kubrick e indusse la critica americana a parlare di un secondo Welles. La sua cinepresa bracca i personaggi con l'occhio di un terrier che sorveglia un gruppo di topi. Fondato sulla rottura della continuità narrativa che permette allo spettatore di seguire lo svolgimento dell'azione secondo diverse prospettive, il film ha un ritmo incalzante e una suspense di tenuta infallibile. DIZIONARIO DEI FILM ( MEREGHETTI ) Terzo lungometraggio di Kubrick dall'omonimo romanzo di Lionel White, sceneggiato dal regista e da Jim Thompson (di quest'ultimo sono anche i dialoghi aggiunti ). Un noir di un vigore impressionante, freddo e saturo di tensione come raramente capita di vedere sul grande schermo. Straordinaria la struttura temporale, che usa i flashback non solo per dar conto delle vicende passate (senso diacronico), ma anche per esprimere la simultaneità degli eventi (senso sincronico). La fotografia color acciaio è di Lucien Ballard. Eccellente la performance di Hayden, ma anche gli altri attori sono indispensabili. ![]() NUOVO DIZIONARIO UNIVERSALE DEL CINEMA ( DI GIAMMATTEO ) Con riferimenti non celati a ' Giungla d'asfalto ' (1950) di John Huston e a ' Rififi ' (1955) di Jules Dassin (per le banconote sparse nel vento si può addirittura richiamare ' A me la libertà ' - 1925 - di René Clair, tanto forte è la propensione allegorico - sarcastica del regista), ma più tecnico e acre, questo gangster film fu girato in 20 giorni, costò 300 mila dollari, ebbe un buon successo e diventò poi un piccolo cult movie. Molto kubrickianamente, è meno imperniato sulla storia che non sulla sua messa in scena, sui modi di raccontare la vicenda: lo si nota in maniera esemplare nell'epilogo della rapina, le cui fasi sono ripetute più volte con inquadrature girate da diversi punti di vista. Nel corso di tutto il film, del resto, Kubrick non aspira affatto a cancellare la propria regia, come era nella tradizione dei generi. DIZIONARIO DEI FILM ( GEORGE SADOUL ) Sulla falsariga di ' Giungla d'asfalto ', ma diverso nello spirito (meno romantico, più amaro) è il primo grande successo di Kubrick, che vi sperimenta un tipo di narrazione a flashback incrociati che ricoprono a volte le stesse azioni. La corsa alla ricchezza di alcuni tipi di sbandati - un marito mal messo che lascia la moglie insoddisfatta, un vecchio, ecc. - finisce con una scena grottesca: mentre i rapinatori si avviano all'aereo, la valigia col malloppo è scambiata con un'altra e si rovescia, lo spostamento d'aria provocato dall'elica disperde i biglietti ai quattro venti. " In Rapina a mano armata il racconto si sviluppa attraverso una sorta di sdoppiamento tra l'itinerario seguito dalla voce narrante e quello della successione delle scene. All'unità del racconto fatto dalla voce fuori campo, con una scansione minuziosa delle ore e dei minuti in cui si succedono le varie fasi della rapina, corrisponde una sistematica scomposizione degli eventi in punti di vista simmetrici e opposti. In tutto questo consiste l'originalità dell'approccio di Kubrick ad un genere ipercodificato come il noir " (Antonio Costa). TEMPI MODERNI.COM Il racconto dà solo una pallida idea del film, non tanto perché in questo vi sia molto di più, quanto perché conta proprio come vi si racconta il racconto. Kubrick ha fatto le cose per bene. Ogni dettaglio è curato, non per il genere ma per un meccanismo che è in buona parte indipendente da esso. Il meccanismo ha un aspetto di gioco gratuito. Kubrick riprende e accentua il trattamento del tempo già presente nel romanzo, per niente artificioso ai fini dell'introduzione del gioco, delle sue pedine e dei suoi regolamenti. La sequenza iniziale mostra la funzionalità del procedimento che permette di presentare i vari ambienti della vicenda e la parata dei personaggi, in una successione logica e non affidata al modo disorganico in cui potremmo avere le stesse informazioni se seguissimo l'itinerario di uno dei protagonisti. La situazione dello spettatore è quella di Marvin Unger: non ama il gioco, ma segue il tutto, puntando su tutti i cavalli e seguendo tutti i personaggi. Neanche Clay è "colui che conosce" il gioco intero e come andrà a finire; è solo l'attore principale e per rappresentarlo Kubrick ha scelto il volto quasi immoto di Sterling Hayden (l'attore più stupendamente impassibile del cinema americano). Insieme con le didascalie che scandiscono le ore e i giorni, il lavoro che fa Kubrick è sul tempo. La "voce" infatti ha la prima parola, mai l'ultima. Il meccanismo è solo innescato, corretto, ma poi procede da solo, perché tutti gli elementi concordano. Il segno è già nelle prime inquadrature, che mostrano i preparativi di un gioco (le corse dei cavalli) che causano altri giochi (le scommesse). La rapina conta, per riuscire sulla provvisoria interruzione traumatica del gioco, ma comincia ad essere narrata essa stessa nella sala-giochi in un esordio minuzioso e rituale in cui i partecipanti al colpo si scambiano furtivi messaggi come per scherzo fanno i bambini a scuola. Lo spettatore inizia a seguire i personaggi, cioè il gioco. Visto nel complesso, il gioco è aspramente ironico, quasi sarcastico. La banda è composta da falliti, eppure il piano si svolge alla perfezione, grazie al contributo determinante dei due "tecnici" esterni. Clay, l'esperto, il freddo che sembra condurre il gioco, lo vedrà fallire; sarà lui per caso a perdere tutto, dopo essere stato sul punto di ottenere il massimo. Il cecchino, che rischiava meno di tutti, per un caso sfortunato viene ucciso dalla pistolettata di un agente, e pensare che gli era stato appena regalato un ferro di cavallo! Un altro riferimento simmetrico lega la sua morte quando alla sua prima comparsa nel film lo vediamo esercitarsi in campagna su sagome di cartone raffiguranti uomini con la pistola puntata. Ma il gioco più vertiginoso è quello in cui si coinvolge lo spettatore. La storia, con il perfetto gioco d'incastri, si fa seguire agevolmente, e anche il fatto che una medesima sequenza (lo scatenamento della rissa all'ippodromo) sia ripresa due volte non è artificioso ma funzionale. In fondo è divertente, si tratta di un puzzle del quale man mano vengono forniti i pezzi; tutto combacia, tutto torna senza bisogno di sforzi. In questa prima visione d'insieme l'acme è la sequenza in cui Clay, calcatasi in testa una bizzarra maschera ghignante, compie la rapina vera e propria: la macchina da presa lo segue con un lungo carrello laterale attraverso diverse stanze, poi lo mostra mentre si fa riempire di soldi un sacco, successivamente lo vediamo buttare il sacco dalla finestra - in un'altra sequenza vedremo il sacco cadere vicino all'auto del poliziotto complice - poi Clay torna sui suoi passi. A questo punto, tutto il resto fino alla caduta finale, potrebbe essere previsto e accettato da qualsiasi cultore di film del genere. Il tutto è girato come un puzzle, come ricostruzione di una superficie-fiction. Durante tutto il film la macchina da presa si limita a scivolare lungo di essa mediante i carrelli laterali. Per un lato il film soddisfa la non troppo nascosta predilezione - da parte di chi guarda in un'ottica il film di genere - per il perfetto combaciare delle sequenze nel loro insieme, uno scivolare meccanico di ogni film sui passi del precedente nel mare degli archetipi e del sempre previsto imprevisto. Il piacere infantile della "costruzione" e del gioco maniacalmente ripetuti, come nella fiaba reiterata. Dall'altra parte, il gangster film nero (come ogni altro film di genere) accoglie al suoi interno momenti di dissoluzione o di messa in questione, le necessarie pur lievi successive variazioni di personaggi, se ne creano di abnormi: isolati romantici eroi, perdenti nati che perdono ancora una volta per una donna, psicopatici e mostri. Ogni genere ha le sue figure tipiche, l'effetto per le quali occulta spesso il fondo reale del piacere e che il film di genere può dare. In Rapina a mano armata, lo spettatore ha pure l'illusione di ritrovare - oltre la struttura affascinante - qualche figura nota (gli attori sperimentati nel genere), qualcuno dei miti abusati del genere (specie il più gratificante, quello dell'autodistruzione), un po' di romanticismo del crimine. L'intreccio secondario (subplot), è la storia triste e tragica del cassiere Elisha Cook e della moglie Marie Windsor. Non è un caso che le poche inquadrature espressionistiche, in un ambito fotografico realistico (la fonte di illuminazione spesso viene mostrata in campo, contribuisce a dare la luce dell'attualità e dell'autentico anche agli interni, fatti tutti in studio), siano dedicate proprio alle scene nella casa dell'infelice coppia, con la bionda macchia luminosa della moglie indolente, tra le ombre della camera e il bianco sfatto delle lenzuola, e la radio con un sottofondo di vizioso bebop (il resto dell'accompagnamento musicale nel film è molto più duro e ritmato), fino alla caduta finale di Cook che muore finendo per terra con il volto in primissimo piano addosso alla gabbietta del canarino. Rapina a mano armata per tre quarti è occupato dai preparativi e dallo svolgimento di una rapina, il suo effetto però, la strage (The killing), quasi non si vede. La scena della strage è brevissima, un'istantanea e violentissima sparatoria; lampeggiano due inquadrature, poi il movimento di macchina sui corpi accatastati. Il titolo indica quindi ciò che in pratica appena si intravede. Anche se la storia del cassiere provoca autentico interesse, dando sfogo al "dolore" nascosto nella perfezione di ogni genere, anche se per Clay e per noi spettatori l'apparizione del cassiere ferito che barcollante attraversa la strada è "fantastica", si può tranquillamente parlare di fantascienza: morti che camminano e l'incredibile precisione necessaria per colpire il cavallo in corsa. Trasparente il modo in cui Kubrick ci indica che tutto è già compreso nel meccanismo, anche ciò che sembra corroderlo. Quando, con un cenno autobiografico, fa andare Hayden in un club scacchistico a ingaggiare il lottatore, un suo vecchio amico (Kola Kwariani, un giocatore di scacchi del Village, amico di Kubrick) i due siedono di fronte a una scacchiera, allora il calvo e massiccio immigrato dice la frase di massima gratificazione romantica di tutto il film: "gangster e artista hanno uno cosa in comune. Ammirati e idolatrati da tutti quando le cose vanno bene, sono i primi che poi il mondo vuol distruggere, l'uno per paura, l'altro per invidia"; frase non ironica anche se potrebbe essere l'ironica enunciazione della morale del film noir, in cui lo spettatore vuol vedere cadere l'amato eroe. Infine Kubrick, compie il montaggio da solo, ma ferocemente contro il materiale da lui stesso girato, è l'ultima parola della ragione che si dice contro la circolare autosoddisfazione del chiuso meccanismo intellettuale. Più il meccanismo è perfetto e ambizioso, più si dimostrerà inadeguato a comprendere la vita che pure in esso sembrava esaurirsi. Che poi resti nel regista la capacità di costruire un congegno che soddisfi il suo progetto, è un altro discorso. In Rapina a mano armata, vediamo il genere noir, mentre in realtà, è un meccanismo puro che ha ragione man mano di tutti i personaggi; non è una presa in giro divertita e ripetuta, piuttosto una riproposta cosciente dell'inganno che da sempre ci offrono le apparenze del reale. RICONOSCIMENTI BRITISH ACADEMY AWARDS ( GB ) 1 nomination 1957 miglior film |
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