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Stanley Kubrick
Biografia (USA,1928- GB,1999)

 1928-1950 KUBRICK E LOOK
Stanley Kubrick nasce il 26 luglio 1928 a New York, nel Bronx. Suo padre era medico. Studia alla Tft Hight School dove diventa il fotografo ufficiale della scuola. Si diploma con un punteggio troppo basso per andare all'università, gli unici voti alti sono in fisica. Il giovane Stanley coltiva comunque le sue passioni: il cinema, la fotografia, gli scacchi (in cui eccelle, ha imparato a giocare a 10 anni dal padre, giocherà a scacchi anche per soldi al Marshal e Manhattan clubs e in Washington Square park in Greenwich Village), e il jazz (adolescente sogna di suonare professionista la batteria). Dai 17 ai 21 anni lavora come fotoreporter per la rivista "Look" alla quale vende nell'aprile 1945 la sua prima fotografia raffigurante il volto di un edicolante davanti alla morte di Roosvelt. A 19 anni trascorre cinque sere a settimana nella sala di proiezione del museo d'arte moderna di New York a vedere vecchi film; il libro che legge e rilegge è "La tecnica del film" di Pudovkin. Nel 1949 il primo cortometraggio Day of the Fight (Il giorno del combattimento) finanziato esclusivamente dal Regista. Breve documentario di 16 minuti che racconta la giornata del boxer Walter Cartier (già soggetto in una sua foto per "Look") e del suo "doppio" infatti il pugile ha un fratello identico che lo segue tutta la giornata in ogni suo spostamento fino al ring. Kubrick oltre che regista e produttore fa da operatore cinematografico, tecnico del montaggio e del sonoro. Fu acquistato dalla RKO per la sua serie "This is America" e venne rappresentato al Paramount Theatre in New York, rendendo al givane Kubrick uno scarso profitto. Nello stesso anno il primo matrimonio, con Toba Metz, che lascerà qualche anno dopo per sposarsi con l'attrice Ruth Sobotka che recita una parte in Killer's kiss (Il bacio dell'assassino)1954. In seguito al suo primo cortometraggio Kubrick decide di abbandonare il lavoro alla rivista "Look" e di iniziare la cariera di regista a pieno tempo.

 1951-1960 KUBRICK-HARRYS

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RKO gli offrì dei soldi per girare un nuovo documentario per la serie Screenliner. Il nuovo cortometraggio di 9 minuti prese il nome di Flying Padre e racconta le vicende di Father Fred Stadtmueller, un prete che vola nelle 400 miglia di parrochia in New Mexico su un Piper. Anche qui Kubrick svolge il ruolo di regista, operatore cinematografico, tecnico del montaggio e del sonoro. Nel 1953 venne commissionato da "Atlanti and Gulf Coast District of The Seafarers International Union" per dirigere un documentario industriale di 30 minuti chiamato The Seafarers. Fu il primo film a colori di Kubrick. Nel 1953 riuscì a raccoglire la cifra di $13.000 per finanziare il suo primo lungometraggio Fear and Desire (Paura e Desiderio). Nel 1955 raccolse dagli amici e parenti $40.000 e girò il suo secondo film Killer's Kiss (Il Bacio dell'assassino). Nel 1956 Kubrick si mise in socità con il produttore James B. Harris e sbarcati ad Hollywood diedero vita a The Killing (Rapina a mano armata), il primo film di Kubrick girato in uno studio cinematografico. Il badget era di $320.000 con un cast di attori Holliwodiani noti. Dopo The Killing, Kubrick/Harris furono ingaggiati da Dore Shore, il numero uno della MGM, e insieme al novellista Calder Willingham prepararono uno script basato su una novella di Stefan Zweig chiamata The Burning Secret. Ma il progetto non fu mai realizzato. In seguito Kubrick e Willington con Jim Thompson adattarono una novella di Humpherey Cobb "Paths of Glory" (Orizzonti di Gloria). Tutti gli studi si rifiutarono pero' di produrla fino quando Kirk Douglas accettò. Il film che ne risultò fu il primo classico, oltre che essere uno dei film riguardanti la guerra più belli mai realizzati. Fortemente antimilitarista, vietato in Francia fino pochissimi anni fa. Insieme al film nacque anche una forte amicizia tra il regista e Douglas. Kubrick nei due anni seguenti scrisse alcuni copioni mai realizzati, uno di questi era per Douglas chiamato " I Stole 16 Million Dollars" riguardante la storia di uno scassinatore di cassaforti, Herbert Emmerson Wilson. Un altro riguarda Mosby's Ranger, storia di guerriglieri del sud durante la Gurra civile Americana. Kubrick lavorò anche per sei mesi a "One Eyed Jacks" con Marlon Brando, dopodiche Kubrick abbandonò. In seguito Kubrick/Herris passarono alle lavorazione di Lolita, film basato sulla controversa novella di Vladimir Nabokov. Comprarono i diritti d'autore nel 1958 pagandoli $150.000. Per motivi legali e finanziari il film fu girato in Inghilterra. Alla fine del 1960 Kubrick si trasferi defininitivamente in Inghilterra. Dopo Lolita, James B. Harrys e Kubrick smisero di lavorare insieme, cosi Kubrick iniziò a produrre i suoi film oltre che dirigerli.

 1961-1975 I CAPOLAVORI

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Il clima di guerra fredda degli anni 60 condusse Kubrick ad adattare la novella Red Alert in una commedia, satirica e allucinante allo stesso tempo, Dr. Strangelove. Quest'ultimo provocò grande attenzione e ammirazione da parte dei critici di tutto il mondo, che gli valse tre nomination all'Oscar come: miglior regia, miglior produttore e co-autore. In seguito ai successi di Dr. Srtrangelove, Kubrick diede vita a uno straordinario film di fantascienza, dove l'uomo viene a contatto con un intelligenza superiore, che lo consacro' definitivamente nella storia 2001: A Space Odyssey (1968). Alla realizzazione del film partecipò anche il famoso scrittore Arthur C. Clarke. Kubrick ricevette svariate nomination all'Oscar ma il film vinse solamente quella riguardante gli effetti speciali (prime immagini psichedeliche nella storia del cinema). Il seguente progetto riguardava un film su Napoleone che per eccessivi costi di produzione non fu mai realizzato. Nel 1971 Kubrick scrisse, diresse e produsse A Clockwork Orange, tratto dall'omonimo romanzo di Anthony Burgess. Nonostante le iniziali censure americane e di altri paesi europei il film ebbe enorme successo infatti non tardarono le tre nomination all'Oscar per la sceneggiatura, la regia e la produzione. In questo periodo, dopo gli ultimi film strepitosi, Kubrick è spesso oggetto di articoli su numerose riviste in tutto il mondo. Alcune lo raccontano come un eccentrico eremita della cui vita privata si sa poco o niente. Lontano da Holliwood, Kubrick vive in una grande casa di campagna situata nei dintorni di Londra con la sua terza moglie Christiane Harlan e le sue tre figlie. Harlan, pittrice e attrice tedesca , ha recitato in Paths of Glory nella parte dell'unica donna. La sua grande casa in Inghilterra conteneva anche il suo ufficio e quello che riguardava la post-produzione. Dopo due film futuristici Kubrick cambiò direzione con Barry Lyndon (1975) basato su una storia del diciottesimo secolo tratto da una novella del '900 di William Makepeace Thackery. Il film non fece un grandissimo incasso ma arrivarono 7 nomination tra le quali le usuali: regia, sceneggiatura, produzione.

 1980-1999 IL CONTROLLO

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Dopo 5 anni nel 1980 Kubrick rilasciò il suo contributo anche al genere horror con The Shining, basandosi su una novella di Stephen King. Il film ebbe successo ma i critici in quegli anni non lo acclamarono come i precedenti, non arrivò nessuna nomination. Passarono altri 7 anni prima di Full Metal Jacket (1987). Fu un successo sia per gli incassi che per la critica. Arrivo' una nomination come miglior sceneggiatura. È di questo periodo un'intervista alla rivista Rolling Stones dove negò le impersistenti voci riguardo la sua eccentricità. Kubrick supervisionò con cura tutti i trasferimenti dei suoi precedenti film in videocassetta e creò un nuovo negativo di Dr. Strangelove dato che l'originale era andato perso. Nel maggio 1990 Kubrick incontrò registi come Martin Scorsese, Woody Allen, Francis Coppola, Steven Spielberg, Sydney Pollack e George Lucas per promuovere la "Film Foundation" che si accupasse della preservazione e restaurazione dei film. Nel 1991 Kubrick inizia un altro progetto AI (Artificial Intelligence), ma gli effetti speciali del momento non permettono di realizzarlo come avrebbe voluto. Scrive una sceneggiatura chiamata Aryane Papers, basata sulla novella "Wartime Lies" di Louis Begley che racconta la storia di un ragazzo ebreo e di sua zia che cercano di sopravvivere durante l'occupazione nazista in Polonia nella seconda gurra mondiale facendosi scambiare per ariani. Il film era in pre produzione quando gli spettacolari effetti speciali e le nuove tecnologie digitali in Jurassic Park, convinsero Kubrick a continuare il progetto AI. A metà dicembre 1995 la Warner Bros dichiara che Kubrick era ancora in pre produzione con AI ma che prima voleva realizzare un'altro film chiamato Eyes Wide Shut basato sulla novella Traumnovelle (titolo italiano: Doppio Sogno) di Arthur Schnitzler con Tom Cruise e Nicole Kidman. Il film iniziò ad essere girato alla fine del 1996. Pochissime sono le indiscrezioni sul film, per contratto gli attori avevano l'obbligo di silenzio fino a lavoro finito e inoltre il film venne girato a mosaico in modo che solo Kubrick e pochi altri potessero ricostruire il film dalle scene evitando cosi eventuali anticipazioni. L'8 marzo 1997 "The Director's Guild of America" premia Stanley Kubrick con il più alto premio il "D.W. Griffith". In settembre Kubrick viene anche premiato con il "Golden Lion Award" al 54esimo Festival Internazionale di Venezia. Stanley Kubrick muore domenica 7 marzo 1999 in Inghilterra nella sua villa nell' Hertfordshire dove risiedeva dalla fine del 1960.

 STANLEY KUBRICK
di Peter Patti

 

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"Chiunque abbia avuto il privilegio di girare un film sa che è un po' come scrivere Guerra e Pace mentre si sta seduti in una macchinina dell'autoscontro. Ma, quando il lavoro è compiuto, la gioia che se ne ricava è assolutamente ineguagliabile."

"Ricordo una conversazione avuta con Steven Spielberg. Discutevamo su cos'è più difficile nel dirigere un film. E credo che Steven sia riuscito benissimo a sintetizzare il problema. Secondo lui, la cosa più difficile è riuscire a mettere un piede fuori dalla propria auto. Sono certo che tutti voi conoscete questa sensazione..."

L'ultimo ritratto "ufficiale" di Stanley Kubrick è molto vecchio: risale infatti al 1980. Il celebre regista era una persona alquanto schiva e reticente, pare. Frederic Raphael, che nel 1994 lo andò a trovare a St Albans per discutere con lui sul progetto di Eyes Wide Shut, fu sorpreso di vedere una casa circondata da recinzioni, come se vi si celasse un segreto militare. A Raphael, Kubrick apparve come un uomo basso, barbuto e dagli occhi color del carbone; "potrebbe essere un impiegatuccio delle ferrovie francesi". Secondo lo scrittore, Kubrick era la vittima di un trauma che gli aveva forse fatto perdere ogni fiducia nei propri mezzi. "Non è veramente cattivo, ma direi che è molto sarcastico." (Cfr.: articolo in The Times del 10 luglio 1999 e da Eyes Wide Open: A Memoir of Stanley Kubrick.)

 Gli inizi
Nato nel Bronx il 26 luglio 1928 da padre ebreo, Kubrick ebbe in regalo la sua prima macchina fotografica all'età di tredici anni. Già l'anno dopo - nel 1942 - la rivista "Look" gli pubblicò una foto. In questa foto si vede un'interminabile coda di autovetture in attesa a una stazione di servizio. (Anche in America, durante la guerra, veniva razionato il carburante).
Nel '45 la stessa rivista assunse l'allora diciassettenne Kubrick come aiuto-fotoreporter: un lavoro che portò il ragazzo a viaggiare in lungo e in largo per gli States. A parte la passione per la fotografia, Stanley coltivò quella per gli scacchi (giocava per denaro al Washington Square Park e nel Greenwich Village) nonché per il jazz (usava cimentarsi alla batteria). Tra i suoi idoli erano il fotografo Weegee, il jazzista Gene Krupa, i registi Max Ophüls, Sergeij Eisenstein e Orson Welles, gli scrittori Dostoievsky, Kafka, Sartre e Camus.
Si iscrisse alla Columbia University, ma frequentava le lezioni saltuariamente. Di sera si recava spesso al Museum of Modern Arts per guardarsi i film che giungevano dall'Europa. La sua predilizione valeva per le pellicole di Max Ophüls e Fritz Lang.
Il desiderio di dedicarsi alla cinematografia lo portò, nel 1951, a investire 3.900 dollari (i suoi risparmi dell'attività di fotoreporter) nella realizzazione di un documentario di sedici minuti: Day of the Fight, dedicato al pugile Walter Cartier. La RKO decise di comprare il cortometraggio per 4000 dollari (un guadagno di 100 dollari per Kubrick!) e di inserirlo nella sua serie "This is America". Per il giovane Kubrick si trattò del primo successo, per quanto minuscolo. Naturalmente fu più che lieto quando la RKO decise di mettergli a disposizione ulteriori 1.500 dollari perché producesse qualcos'altro. Kubrick girò allora The Flying Padre, documentario di nove minuti su Fred Stadtmueller, un prete cattolico del New Mexico che, a causa dell'ampiezza della sua circoscrizione parrocchiale, doveva visitare i fedeli volando su un Piper Club.
Poi realizzò praticamente da solo anche The Seafarers, un altro 16 mm. (stavolta sulla vita marinaresca), commissionatogli dall'Atlantic and Gulf Coast District of the Seafarers International Union. Questo fu il suo primo film a colori. Dopodiché acquistò una cinepresa Mitchell 35 mm., e il risultato fu Fear and Desire (1953). Fear and Desire, film di guerra e passioni basato sul soggetto di un suo amico scrittore, racconta di quattro soldati che si sperdono oltre le linee del nemico. La durata di questa pellicola è di poco più di un'ora; il costo preventivato di 13.000 dollari (raccolti tra amici e parenti) salì a quasi 40.000 per imprevisti problemi di post-sincronizzazione. In Fear and Desire recitò Toba Metz, la sua prima moglie. Oggi l'opera è quasi introvabile, purtroppo: le poche copie superstiti sono in possesso di appassionati collezionisti.
Del 1955 è Il bacio dell'assassino (Killer's Kiss), nel quale Kubrick si cimenta con il genere "noir". Come nel film precedente, anche qui l'equipe era in gran parte composta da suoi conoscenti. Il bacio dell'assassino racconta la storia di un pugile che evita il rapimento di una ballerina e deve pagare le tragiche conseguenze. Vi recitano Frank Silvera - amico del regista - e persino la seconda moglie di Kubrick, Ruth Sobotka. Il budget ammontò a 75.000 dollari, una cifra ragguardevole per il ventisettenne Stanley, anche se non paragonabile a quelle che già allora si investivano a Hollywood per le megaproduzioni. Stanley Kubrick racimolò i 75.000 dollari con i soliti prestiti di parenti e amici della comunità ebraica newyorkese, e il film venne poi acquistato dalla United Artists per circa 100.000 dollari.
La sua prima opera interamente finanziata da altri fu Rapina a mano armata (produttori: James B. Harris e United Artists. Titolo originale: The Killing). Il budget fu fissato sui 320.000 dollari, e per la prima volta c'era un cast formato da noti mimi hollywoodiani. Primo tra tutti: Sterling Hayden.
Ad Hayden Il bacio dell'assassino era piaciuto molto, e fu proprio il suo consenso a partecipare a quest'altro film di Kubrick che convinse l'United Artists a finanziare il progetto. Rapina a mano armata, poliziesco-noir ambientato in un ippodromo, portò al regista il riconoscimento di "un talento sicuro, uno stile brillante e una visione altamente cinica della vita". Sterling Hayden, assolutamente convincente nel ruolo del protagonista, più tardi avrebbe recitato anche in Dottor Stranamore.

 Orizzonti di gloria

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Dopo Rapina a mano armata, Kubrick lavorò insieme allo sceneggiatore Calder Willigham su un adattamento di The Burning Secret, di Stefan Zweig; il film però non venne mai realizzato. Quando Kubrick e Harris acquisirono i diritti di un romanzo antimilitarista scritto nel 1934, Paths of Glory, di Humphrey Cobb, cercarono invano di proporne la sceneggiatura a molte case di produzione. Finora i film kubrickiani avevano impressionato i critici senza però riscontrare un successo di pubblico, ed ecco perché le major hollywoodiane non erano ben disposte nei suoi confronti. Fortunatamente il celebre Kirk Douglas lesse il copione, ne fu entusiasta e si dichiarò disposto a finanziare personalmente il progetto (ne fu produttore esecutivo, oltre che attore protagonista). Douglas convinse anche la United Artists a stanziare tre milioni di dollari e lasciare carta bianca a lui, a Kubrick e a Harris. Nacque così, nel 1957, Orizzonti di gloria, girato a Monaco di Baviera e ambientato in una trincea francese durante la Grande Guerra. (Una curiosità in margine: in una delle scene finali del film fa la sua apparizione la terza e definitiva moglie di Kubrick, la tedesca Suzanne Christian Harlan.) L'opera è una metafora sulla barbarie della guerra. Kirk Douglas vi interpreta il colonnello francese Dax, che si oppone ai suoi superiori e non rinuncia a comportarsi umanamente.
La mancanza di un happy end fece sì che Orizzonti di gloria non avesse un grande successo di botteghino. In Francia la pellicola fu vietata per ben quindici anni (i soldati francesi vengono ritratti come capaci di atrocità persino peggiori di quelle perpetrate dai tedeschi), e in Belgio causò vivaci dibattiti (si venne anche alle mani) tra le varie associazioni di reduci di guerra e le organizzazioni pacifiste. Intanto la maggior parte dei critici parlava di "un assoluto capolavoro". Ma gli elogi non furono sufficienti ad evitare altri rifiuti a Kubrick: per circa due anni, il regista elaborò copioni che erano destinati a rimanere per sempre dentro il cassetto; tra di essi ce n'era uno scritto appositamente per Kirk Douglas con il titolo I Stole 16 Million Dollars (la storia autentica del ladro di casseforti H.E. Wilson), e un altro per Gregory Peck sui Mosby's Rangers, un gruppo di sudisti durante la Guerra Civile. Poi "saltò" anche una collaborazione con Marlon Brando e con lo sceneggiatore Calder Willingham, che avrebbero proseguito da soli e nel 1961 realizzarono, diretto dallo stesso Brando, One Eyed Jacks (I due volti della vendetta).
Secondo Kirk Douglas, Kubrick era un regista geniale, ma un pessimo autore di scripts. (Cfr.: The Ragman's Son: An Autobiography.)

 Spartacus

spartacus
Nel 1959 Douglas era impegnato a produrre Spartacus, film ambientato nell'antica Roma. Dopo appena due settimane fu costretto a licenziare il regista Anthony Mann a causa di "differenze di vedute". Non essendosi dimenticato di Stanley Kubrick, chiese a questi di prendere il posto di Mann e, coraggiosamente, Kubrick accettò.
Spartacus è un megafilm: costi dai 12 ai 15 milioni di dollari, impiego di diecimila comparse e un cast di attori del calibro di Lawrence Olivier, Charles Laughton, Jean Simmons, Peter Ustinov e Tony Curtis, oltre che dello stesso Douglas. La sceneggiatura, affidata a Dalton Trumbo (che era costretto a usare uno pseudonimo, in quanto messo all'indice dalla commissione per le attività antiamericane), si basava su un romanzo di Howard Fast (anch'egli bollato come comunista: un'altra vittima delle paranoie del senatore McCarty).
Nonostante che il copione fosse pieno di imperfezioni e che la Universal premesse su di lui per ottenere un prodotto apolitico (la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco richiamava alla mente la lotta di classe proletaria), Kubrick riuscì a compiere un mezzo miracolo. Paradossalmente, il successo gli arrise proprio grazie a quest'opera non sua. Il film fece registrare incassi fortissimi e vinse quattro Oscar. Il trentaduenne regista intascò il lauto compenso e maturò una convinzione che non lo avrebbe abbandonato più: da questo momento, avrebbe firmato soltanto contratti che gli consentissero il controllo assoluto sulla realizzazione di un film.

 Lolita

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Tornato al fianco del "producer" e amico Harris, Kubrick si trasferì in Inghilterra (in una villa a nord di Londra, dove risiedette fino alla morte). Già durante il suo impegno con Spartacus aveva acquistato insieme ad Harris i diritti di Lolita, romanzo di Vladimir Nabokov ambientato nella provincia americana. Lolita racconta dell'amore morboso di un maturo insegnante verso una dodicenne molto conturbante.
Il film venne realizzato nel 1962 con Sue Lyon nella parte di Lolita (nella versione cinematografica diventata una quattordicenne) e James Mason in quella di Hubert Hubert, il "prof" innamorato. Vi recitarono inoltre Shelley Winters e il bravissimo Peter Sellers, che
interpretò ben tre personaggi. Kubrick scrisse la sceneggiatura insieme a Nabokov, ma la critica mondiale annientò il film, definendolo "un prodotto della
sottocultura semipornografica". Negli USA, tuttavia, non mancò il successo al botteghino.

 Il Dottor Stranamore

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Dopo Lolita, Kubrick e Harris si separarono, e Kubrick tornò a fare il producer dei propri film. Il fascino esarcitato su di lui dal "delicate balance of terror" della Guerra Fredda lo portò a realizzare Il Dottor Stranamore - Ovvero, come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, film sulla psicosi atomica basato su Red Alert (Allarme rosso), romanzo di Peter George.
Questa "black comedy" surreale e antimilitarista gli valse tre nominations per l'Oscar: come autore, regista e produttore. Fantastico è Peter Sellers che, anche qui, ricopre tre ruoli: il Presidente americano Muffley, il capitano inglese Lionel Mandrake di servizio in una base USA e il Dottor Stranamore, bizzarro e incredibile "consigliori" del Presidente. Per l'evidente accusa all'establishment e l'atmosfera da Armageddon, un critico giudicò questa satira sociopolitica come "il film più coraggioso mai realizzato".
Esilarante il personaggio del Dottor Stranamore - Strangelove -, che è di origine tedesca, vive su una sedia a rotelle e frena a stento i propri impulsi motori, specie quando il braccio gli scatta nel saluto nazista.
L'attualità del film era indiscutibile: fu girato infatti sotto la Spada di Damocle di un conflitto atomico. Era il periodo della crisi di Cuba, uno dei momenti di più grande tensione della Guerra Fredda. Nella schermata di chiusura, la Columbia ci tenne a precisare che "ciò che è accaduto nella finzione scenica non può accadere nella realtà, visti i sistemi di protezione degli armamenti dell'esercito USA". Ma agli spettatori quelle parole, che appaiono sullo sfondo del fungo atomico mentre la voce di Vera Lynn (una cantante degli anni Quaranta) intona "We'll meet again", suonano quantomeno ironiche....

* La "War Room" progettata da Ken Adam (Dr. No; Goldfinger...), è una grande esempio di stilizzazione architettonica. Inizialmente Adam aveva disegnato un anfiteatro con una galleria per i visitatori che ne percorreva il perimetro interno, e lo schizzo era subito piaciuto a Kubrick. Ma quattro settimane più tardi il regista cambiò idea, facendo sapere ad Adam che per quella scena non aveva bisogno di comparse. I lavori di costruzione erano già in corso, così lo sceneggiatore si ingegnò a dare alla sala la forma di un triangolo (se guardata in sezione), con le pareti di cemento che fanno pensare a un bunker antiatomico. Più tardi si seppe che Ronald Reagan era convinto che la "War Room" esistesse per davvero: divenuto Presidente, chiese ai suoi collaboratori in quale parte della Casa Bianca fosse situata...

 2001

odissea
Dopo Stangelove, Stanley Kubrick aveva in mente di girare un film su Napoleone, ma i costi proibitivi di una simile impresa lo fecero desistere dall'idea. Si rivolse alla fantascienza: fulminato dal racconto The Sentinel, di Arthur C. Clarke, contattò lo scrittore (che intanto era espatriato a Ceylon) e decise di scrivere una sceneggiatura insieme a lui. Il film avrebbe dovuto chiamarsi Journey Beyond the Stars; altre proposte di titoli furono: Universe, Planetfall, Tunnel to the Stars... finché, nell'aprile del 1965, Kubrick non optò per 2001: Odissea nello spazio. 2001 è un grandioso epos che illustra l'incontro di uomini con forme di intelligenza extraterrestre; fu girato interamente negli studi di Shepperton, a sud-ovest di Londra.
La Metro-Goldwyn-Mayer finanziò il progetto con 6 milioni di dollari, ma i costi, per via degli effetti speciali, salirono vertiginosamente, e la MGM finì col fare bancarotta.
Molti degli effetti li suggerì lo stesso Kubrick agli esperti W. Veevers e D. Trumbull (quest'ultimo realizzerà in seguito anche quelli per Star Wars). Il regista - a suo stesso dire - sperimentò con allucinogeni apposta per "crearsi dentro" nuove combinazioni cromatiche.
2001 non manca di poesia (stupenda la scena della scoperta del misterioso monolite), ma l'Oscar lo vinse proprio per gli effetti speciali. Altre nominations furono assegnate a Kubrick per la sceneggiatura, la regia e la produzione.

Anche se la storia di 2001 si svolge nella solitudine dello spazio cosmico, il film è impregnato di un'atmosfera da Big Brother: infatti è HAL, il lunatico computer di bordo, il vero protagonista di quest'opera. Nelle prime versioni della storia il computer si chiamava Socrates o Athena.
Nel nome HAL, molti hanno creduto di vedere il simbolo di un'odiata multinazionale (nell'alfabeto, le lettere H,A,L precedono I, B, M: la IBM era allora ritenuta una sorta di Grande Fratello). In realtà HAL sta per "Heuristic programmed ALgorithmical computer" e, come fece notare Arthur Clarke, la IBM era stata di grande aiuto nell'attuazione del film.
2001 non fu un progetto facile. Sorgevano sempre nuovi intoppi, a cominciare dalla stesura del copione. Clarke rischiò di perdere i nervi, come del resto tutti gli altri. Kubrick si era preparato leggendo quintali di romanzi di Science Fiction, tanto che già cominciava a credere all'esistenza dei marziani. Lo affascinava l'idea della conquista degli spazi, e ciò in un periodo in cui molte persone dubitavano perfino che l'uomo potesse mai mettere piede sulla luna. Interpellò astronomi di rango, e nuove idee sbocciavano continuamente nella sua testa; di conseguenza, bisognò montare e smontare più volte le scenografie. La casa di produzione disperava ormai di vedere realizzata la pellicola. Invece venne fuori un capolavoro, che ebbe anche la fortuna di godere di una certa attualità perché giusto in quegli anni la ricerca spaziale era condotta con grande acribia sia dagli USA che dall'Unione Sovietica. (Tra l'altro, durante la lavorazione di 2001 si svolse il primo rendez-vous spaziale tra le navicelle Gemini VI e Gemini VII.)
Il film racconta della "missione su Giove" di due astronauti, interpretati rispettivamente da Keir Dullea e da Gary Lockwood.
Una curiosità in margine: la ragazzina che in una scena si vede parlare al videofono è Vivian Kubrick, figlia del regista.

 Arancia meccanica

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Il 1971 è l'anno di A Clockwork Orange. Ancora uno scrittore (Anthony Burgess, che otto anni prima aveva pubblicato il profetico romanzo sulla violenza urbana) e ancora un tema futuristico, pur se stavolta si rimane per così dire con i piedi piantati sulla Terra.

Nella metà degli anni Sessanta c'era già stato un tentativo, poi accantonato, di trasporre per il grande schermo il romanzo di Burgess ambientato in una Londra futuristica: i Rolling Stones avrebbero dovuto fare la parte dei drughi (rowdies minorenni), con Mick Jagger nei panni di Alex. Il film di Kubrick mostra per la prima volta scene di omicidi e di stupri in maniera alquanto esplicita, e Malcolm McDowell, prescelto per interpretare l'eroe negativo Alex, riesce nella sua parte perfettamente convincente.
Diverso tempo dopo, Kirk Douglas domandò all'attore come mai sembrava avercela con Kubrick, e Malcom gli rispose che partecipare a A Clockwork Orange per lui era stato un vero tormento. Tra l'altro, girando la scena in cui "Alex" è costretto ad assistere a film di violenza (nel quadro della famigerata Terapia Ludovico), l'attore riportò una ferita alla cornea; malgrado implorasse Kubrick di concedergli una tregua, questi continuò imperterrito a girare. Ecco perché quelle sequenze ci appaiono tanto veritiere! La tortura di Alex-Malcom McDowell non fu semplice finzione...
Decisiva per la riuscita di A Clockwork Orange è anche la colonna sonora: l'"ultra-violence" dei drughi (droogs) è contrappuntata dalla Nona Sinfonia di Beethoven e dalle marce "for the Royals" di Sir Edward Elgar. Bellissimi gli arrangiamenti al sintetizzatore di Walter Carlos, che comprendono la versione elettronica della musica di Henry Purcell per il funerale di Queen Mary e l'ouverture della Gazza Ladra.
Per questo suo film Kubrick venne accusato di fascismo latente (contemporaneamente a Sam Peckinpah, il cui Cane di paglia era uscito nello stesso periodo). A detta della critica, le sequenze di violenza sono troppo veritiere, troppo crude, come se il regista se ne compiacesse. Ma è chiaro che gli intenti di Kubrick erano esattamente opposti: lui non voleva osannare la violenza, ma condannarla. A fronte di tante polemiche, il regista si nascose e lasciò pure che fosse Burgess, l'autore del romanzo, a giustificare il film per lui. ("Kubrick non faceva che rosicchiarsi le unghia", scrisse Burgess nella sua autobiografia.)
Ma, controversie a parte, Arancia meccanica, insieme a 2001: Odissea nello spazio, rappresenta una pietra miliare della cinematografia moderna.
Anche questo capolavoro portò a Kubrick tre Oscar nominations: per la sceneggiatura, la regia e la produzione.

 Da Barry Lyndon a Full Metal Jacket

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Barry Lyndon risale al 1975. Dopo due film di fantascienza, Kubrick traspone qui su pellicola "un romanzo del Settecento scritto da un autore dell'Ottocento". Il romanzo è Le memorie di Barry Lyndon, dello storico William Makepeace Thackeray (1811-1863). Il film (undici milioni di budget) dura ben tre ore, ed è interpretato da Ryan O'Neal, da Leonard Rossiter e dall'italiana Marisa Berenson (già apparsa in Cabaret di Bob Fosse). La costumista Milena Canonero (che aveva collaborato in Arancia Meccanica e collaborerà poi in Shining), avrebbe in seguito raccontato che Kubrick le aveva espressamente richiesto dei vestiti completi, con sottovesti e tutti gli annessi, pur se non visibili all'occhio della cinepresa: veri e propri abiti, dunque, non costumi di scena, perché gli attori si muovessero e si comportassero come ci si aspetta che si faccia indossando indumenti del genere. Il lavoro della Canonero, e quello dell'altra costumista Britta Söderlund, venne premiato con l'Oscar. Altri Oscar furono assegnati allo scenografo Ken Adam (vedi anche Stranamore), a Leonard Rosenman per la direzione musicale e agli Chieftains per la migliore musica da film. Il successo internazionale di quest'opera consentì a Stanley Kubrick di riposarsi per qualche tempo.
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Nel 1980 diresse Shining, un thriller ad alta tensione ricavato dal romanzo di Stephen King. Protagonista è Jack Nicholson, che nei panni del "folle" aveva già brillato nel 1975 in Qualcuno volò sul nido del cuculo. La vicenda è ambientata in un hotel tra i monti del Colorado.
Stavolta nessun Oscar, ma molti applausi di critici e di pubblico, e Kubrick uscì dalle scene per altri cinque anni.
Tra l'agosto del 1985 e il settembre del 1986 realizzò Full Metal Jacket. Il film, prodotto dalla Warner Bros, venne girato a Shepperton, a sud-ovest di Londra (come già 2001 e Arancia meccanica).
metal
Le riprese in se stesse durarono poco più di sei mesi, ma bisogna aggiungervi venti settimane di pausa a causa di contrattempi di ogni tipo. I costi ammontarono a 17 milioni di dollari, coperti però abbondantemente dagli incassi.
Neanche per Full Metal Jacket il regista volle lasciare l'Inghilterra. Le scene ambientate sull'isola di Parris (campo di addestramento dei marines) furono girate nella base militare di Bassingbourne; Lee Ermy, ex istruttore militare a Parris Island, fu ingaggiato per il ruolo del sergente Hartman dopo che Kubrick lo vide sbraitare dietro le scene mentre dava istruzioni agli attori. Le baracche dei militari furono erette a Enfield. Per la città vietnamita di Hue Kubrick decise di sfruttare un ex stabilimento di gas vicino al Tamigi, abbandonato fin dagli anni Trenta. Così Kubrick: "Dopo aver studiato tante fotografie scattate nel 1968 a Hue, trovammo una zona che presentava la stessa architettura tipica degli anni Trenta. Alcuni di quegli edifici a Bencton erano la copia esatta della zona industriale alla periferia della città vietnamita. Li danneggiammo per farli sembrare come dopo un bombardamento. (...) Dalla Spagna importammo diverse palme e da Hong Kong centomila piante tropicali di plastica... In fin dei conti, si è trattato di un mostruoso abbellimento del set e nel contempo di un lavoro di demolizione."
In quegli anni il Vietnam era di moda; un trend inaugurato da Michael Cimino con Il Cacciatore (1978), cui fecero seguito Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979) e tanti altri, fino a Platoon di Oliver Stone (1986)... Il romanzo cui si ispira la sceneggiatura di Full Metal Jacket (premiata con un Oscar) è The Short-timers di Gustav Hasford.
Sul cartellone del film apparivano questi slogan: "In Vietnam the wind doesn't blow, it sucks" e "Vietnam can kill me but it can't make me care".
Full Metal Jacket racconta la storia di Joker (Matthew Modine), un giovane marine che reca il simbolo pacifista sulla tuta mimetica e la scritta "Born to Kill" sull'elmetto. Joker resiste al durissimo addestramento grazie alla forza dell'ironia, mentre un suo compagno, "Palla di Lardo", minato nella psiche dal rigore che vige in caserma, perde i nervi e uccide il suo istruttore prima di spararsi in bocca con un fucile caricato con proiettili blindati ("full metal jackets").
Ad un certo punto Joker si vede costretto a giustiziare una ragazza-cecchino vietnamita che, ferita a morte, rantola per terra implorando: "Shoot me, shoot me." Il ragazzo preme il grilletto e, con questo gesto, perde irreparabilmente la sua innocenza. Joker e i compagni abbandonano il luogo della battaglia intonando l'Inno di Topolino, tra immagini fantastiche di edifici in fiamme e nuvoloni neri nel cielo rosso - quasi il paesaggio di un altro pianeta. I titoli di coda partono alle note di Paint It Black dei Rolling Stones. In effetti, il finale è "black", e le ultime parole del narratore (lo stesso Matthew Modine) suonano così: "Sono contento di essere vivo. È un mondo di merda, però son vivo".

 Dal 1990 ad oggi

eyes
Il regista si vide costretto a supervisionare il mercato delle videocassette dei suoi film. Nel maggio del 1990, si aggregò a Martin Scorsese, Woody Allen, Francis Coppola, Steven Spielberg, Robert Redford, Sydney Pollack e George Lucas nella Film Foundation, organizzazione fondata per promuovere il restauro e la conservazione di vecchi film. Quando scoprì che la negativa originale di Doctor Strangelove era scomparsa, Kubrick ne creò una nuova basandosi sulle copie ancora reperibili e sfruttando le tecniche moderne.
Il progetto per un ulteriore film di fantascienza, A.I. (Artificial Intelligence), fu dapprima accantonato perché gli effetti speciali del tempo non sembravano rendere giustizia alla storia che Kubrick voleva raccontare. Stanley passò allora a scrivere un nuovo soggetto dal titolo Aryan Papers, basandosi sul romanzo Wartime Lies di Louis Begley. Aryan Papers racconta di un ragazzo ebreo e di una sua zia che si spacciano per ariani cercando a questo modo di sopravvivere nella Polonia occupata dai nazisti. Il film era già nelle fasi pre-lavorative, quando Kubrick vide lo spielberghiano Jurassic Park e decise di ricominciare con la produzione di A.I. servendosi dei nuovi effetti digitali al computer. Di conseguenza, Aryan Papers venne "momentaneamente" archiviato.
Nel dicembre del '95 la Warner Bros. annunciò che Kubrick stava ancora lavorando ad A.I. ma che, prima di questo film, ne avrebbe presentato un altro: Eyes Wide Shut, con Cruise e la Kidman. Le riprese di Eyes Wide Shut cominciarono alla fine del 1996...
Nel marzo del 1997, a Stanley ("Stan the Man") fu assegnato il più alto riconoscimento della Gilda dei Registi: il Premio D.W. Griffith. E, nel settembre dello stesso anno, il Leone d'Oro di Venezia.

 Addio fratello crudele:
la scomparsa di un genio

di Daniela Catelli

Il 6 marzo, verso l'una di notte, la polizia è stata chiamata in una villa di Harpenden, vicino a St. Alban, nell'Hertfordshire, a due ore di macchina da Londra. Gli agenti, giunti sul posto, non hanno potuto far altro che prendere atto del decesso, già certificato da un medico, di un signore settantenne piuttosto obeso, Stanley Kubrick, nato a New York il 26 luglio del 1928. Finiva così, avvolta da un po' di quella leggenda creatasi intorno a lui - non sono state rese note le cause della morte, e la famiglia ne ha annunciato al mondo la prematura scomparsa, con un laconico comunicato, alle 18.45 del 7 marzo -, la vita terrena del Leonardo da Vinci del cinema, uno dei pochi grandi geni ancora in attività. Eyes Wide Shut, ultimo, tredicesimo lungometraggio girato in 50 anni di attività cinematografica da Stanley Kubrick - il cui debutto avvenne nel 1950 col cortometraggio Day of the Fight -, uscirà nel prossimo luglio, in un certo senso incompiuto. Per Kubrick infatti un film era come un romanzo, e fino all'ultimo si prolungavano i ritocchi, i cambiamenti e le aggiunte, tanto che le sue post-produzioni eguagliavano quasi in durata i già biblici tempi delle riprese: da qui la sua conclamata crudeltà sul set, il perfezionismo e la pignoleria spinti all'eccesso, la cura con cui seguiva, spesso anche all'estero, ogni sua creazione.
Eros Pagni mi raccontò, anni fa, delle centinaia di provini proposti al regista per trovare le voci italiane di Full Metal Jacket. Tra tutte, Kubrick scelse la sua per il ruolo fondamentale del sergente "Gunnery" Hartman, e l'attore dovette sottoporsi a un tour de force straordinario, in cui il lavoro di alcuni giorni, di frasi gridate a squarciagola, era seguito da altrettanti di riposo, necessari per riposare la gola infiammata e recuperare la voce. Pagni, che anche il carattere accomunava a Kubrick, era emozionato e orgoglioso nel mostrarmi la lettera di congratulazioni che il Maestro in persona gli aveva inviato. Probabilmente, poi, tutti sanno che per ognuna delle edizioni internazionali di Shining, Kubrick decise personalmente la variante del proverbio ossessivamente scritto da Jack, che in originale era "All work and no play makes Jack a dull boy" e che in Italia, ad esempio, divenne "il mattino ha l'oro in bocca".
Un film di Stanley Kubrick, per quanto potesse avvalersi del contributo di validi collaboratori, gli apparteneva interamente: gli attori e i tecnici erano solo strumenti, e come tali considerati e usati, materia prima e grezza da lui dirozzata fino a trarne il diamante nascosto. Con poche eccezioni (Peter Sellers, James Mason e Jack Nicholson), infatti, gli interpreti da lui scelti non erano mai grandi attori, e men che meno star. In Barry Lyndon l'improbabile coppia formata dall'inespressivo Ryan O'Neal e dalla modella Marisa Berenson, contro tutte le previsioni, funzionò alla perfezione. Così fu in Arancia meccanica per Malcolm McDowell, nella cui mediocre carriera il film di Kubrick resta l'inarrivabile gemma. Il regista, del resto, non ha quasi mai portato fortuna agli attori da lui scelti, di cui lo interessava più la maschera che il volto: pensate a Keir Dullea, protagonista di 2001 Odissea nello spazio, o allo stessa Shelley Duvall, per cui Shining è stato il canto del cigno, e ancora agli interpreti di Full Metal Jacket, buoni attori persisi successivamente in una miriade di film mediocri. Anche Nicole Kidman e Tom Cruise rientrano alla perfezione in questa categoria: dotati di grande intelligenza, hanno subito capito che Eyes Wide Shut sarebbe stata, con ogni probabilità, la loro unica occasione di entrare nell'immortalità, di conquistarsi una nicchia nella storia del cinema. Si sono sottoposti così di buon grado alle massacranti, estenuanti riprese (15 mesi), ai ciak ripetuti alla nausea (il record assoluto è di Tom Cruise con 93 riprese di una stessa scena), all'impegno di un ruolo che li metteva a nudo come persone e come coppia. Una comparsa del film, incontrata a Londra, ci ha descritto le impressionanti condizioni fisiche di Tom Cruise man mano che il film andava avanti e che il personaggio si impossessava di lui. Harvey Keitel, al contrario, ci è calato parecchio nella stima quando ha abbandonato il set, dopo, pare, essersi sfogato con intemperanze verbali e fisiche sul regista.
Lo stesso trattamento riservato da Kubrick agli attori, toccava anche ai romanzi, talvolta di grande spessore, altre volte mediocri, da cui traeva i suoi film. Uno spunto, un'idea, bastava perché se ne impossessasse, e per irritare gli scrittori che, miopi e gelosi, non potevano accettare il fatto che per lui la fedeltà alla loro storia fosse irrilevante, senza rendersi neanche conto che il solo accostamento al suo nome dava alle loro opere la gloria che non avrebbero raggiunto autonomamente. Se questo non fu il caso di Lolita (1962), sceneggiato in coppia con lo stesso Vladimir Nabokov che aveva scritto il romanzo-scandalo, né Anthony Burgess, né Stephen King, rimasero soddisfatti delle trasposizioni kubrickiane delle loro opere, Arancia meccanica e Shining, tra i più puri - e fraintesi - capolavori del regista.
Ogni film per Stanley Kubrick era anche un esercizio di stile, in cui diventava essenziale superare se stesso - come dimostrano i rivoluzionari effetti speciali di Douglas Trumbull, nel 1968, per 2001 Odissea nello spazio, l'illuminazione a lume di candela, la stupenda fotografia di John Alcott e i costumi di Milena Canonero per Barry Lyndon (1975), l'uso narrativo della steadicam in Shining (1980) -, un approccio totalmente diverso dai vuoti estetismi e dall'effettismo roboante di tanti kolossal hollywoodiani. Le linee essenziali del cinema di Kubrick - lucido, freddo, razionale, geometrico, filosofico o in quanti altri modi lo si voglia definire -, si sono sempre espresse in una veste di perfezione tecnica e spettacolare senza eguali. Per essere un regista che nella sua carriera ha trattato - con la logica spietata del teorema, scambiata spesso per algido distacco dai suoi (pochi) detrattori -, concetti come l'ossessione che si annida all'interno della mente umana, le ansie metafisiche, il libero arbitrio, la sete di sangue e di ambizione dell'umanità, Stanley Kubrick ha saputo farlo in modo diretto e, tutto sommato, popolare. Che poi in Inghilterra (e altrove) un film come Arancia meccanica sia stato preso per un'apologia della violenza e l'abbia indotto a ritirarlo, è la prova di quanto il suo cinema, girato a profondità d'uomo, non potesse essere gradito ai più. L'establishment, i benpensanti, i guerrafondai, i viziosi, i veri violenti, si rispecchiavano nella sua filmografia, che rimandava loro un'immagine non gradita - in quanto vera -dei loro volti grotteschi. Nei suoi film il re era sempre nudo. L'America, dove era nato e dove aveva iniziato diciassettenne la carriera di fotografo per "Look", lo stufò col suo perbenismo fin dai tempi di Lolita, e la campagna inglese divenne da allora il suo rifugio. Hollywood non l'ha mai perdonato, e non gli ha mai dato l'Oscar come miglior regista, trascurando spesso anche i suoi film. Nel 1997 la Mostra del Cinema di Venezia gli aveva consegnato un tardivo Leone d'Oro alla carriera (giunto addirittura dopo quello assegnato a Paolo Villaggio!), e l'8 marzo il suo amico e collega Michael Winner lo avrebbe chiamato per comunicargli l'assegnazione del prestigioso premio alla carriera della Directors Guild of Great Britain. Ma Kubrick era un cineasta troppo scomodo per i riconoscimenti ufficiali, e siamo certi che non se n'è mai curato.
Il suo esilio volontario, la vita da recluso in una villa del Settecento (la sua epoca ideale), lo ha apparentato nell'immaginario collettivo a figure come quelle degli scrittori John Salinger e Thomas Pynchon. Con l'esterno, Kubrick comunicava solo via telefono e posta elettronica, ma era tutt'altro che ostile al mondo. Semplicemente, non gli interessava verificare di persona quello che c'era fuori, ma sulla società in cui stiamo vivendo ne sapeva certamente più di noi. Da questo suo amore per la privacy sono nate intorno a lui le leggende più straordinarie, come quella, mai verificata, che a Londra avesse un sosia che sapeva tutto su di lui e che si presentava col suo nome in varie occasioni pubbliche, e che più di una persona, convinta di aver parlato col vero Stanley Kubrick, avesse in realtà incontrato questo personaggio.
Nei film di Kubrick, la storia narrata, e i concetti racchiusi nella forma perfetta da lui datagli, si amalgamavano alla perfezione con lo stile di volta in volta scelto, e tutti gli elementi a disposizione del regista, primo fra tutti la musica, concorrevano a creare il risultato finale, in un insieme inscindibile. Ogni immagine dei film di Kubrick ha un suono, e le sue colonne sonore richiamano immediatamente al pensiero le sensazioni fisiche e psicologiche provate durante la visione, da cui restano indissolubili: Il Danubio blu di Johann Strauss che esprime l'armonia della rotazione delle basi spaziali nel silenzio siderale di 2001, o - nello stesso film - le stridenti armonie di Gyorgy Ligeti per il segmento Giove e oltre l'infinito e il glorioso Così parlò Zaratustra di Richard Strauss che accompagna le indimenticabili sequenze dell'alba dell'umanità; l'Inno alla Gioia di "Ludovico Van", gli arrangiamenti elettronici di Walter/Wendy Carlos, Singin' in the Rain per il pestaggio di Arancia meccanica; la Sarabanda di Handel per la scena del duello in Barry Lyndon o le spettrali dissonanze del quartetto per archi di Bela Bartók utilizzate nelle sequenze più terrorizzanti di Shining, e perfino la Marcia di Topolino che suggella il finale da brivido di Full Metal Jacket. Comunque si guardi a questa perdita, siamo certi di non esagerare dicendo che nessuno come Kubrick saprà parlare a tutti i nostri sensi con la stessa intensità, nessun altro film riuscirà a darci lo stesso cumulo di emozioni, stimoli, materiale su cui riflettere. E' terribile, per chiunque ami il cinema, pensare che non avremo più la gioia dell'attesa, la tensione, lo sconvolgimento che ogni sua opera vista su grande schermo ci ha sempre procurato, e che il sogno di vedere al cinema uno dei suoi progetti accantonati - fosse quello su Napoleone, coltivato per anni, o il più recente A.I., l'annunciato film sull'intelligenza artificiale -, non si potrà realizzare mai più. Il mondo in cui viviamo, sempre più avvolto in una sconfortante mediocrità, sarà da questo 7 marzo ancora più povero.
 "Mi chiamo Hal"
Occhi aperti, puntati sul futuro


Nato a New York il 26 luglio 1928, è scomparso nella sua casa londinese il 7 marzo 1999
Regista Americano. Un professionista dell'inquadratura. Non per nulla, amava la cinepresa a mano: la prima gli viene regalata a soli tredici anni. Nato del popolare quartiere del Bronx, è uno dei più grandi cineasti del secolo. Schivo, riservato attento alla propria privacy, ha avuto tre mogli e due figlie, delle quali una cantante d'opera e l'altra compositrice musicale.
A venticinque anni il suo estro creativo è già evidente. Ricco di una forza espressionistica, efficace e cruenta, esce dagli schemi e dalle convenzioni. Sovverte i princìpi e lascia il proprio immaginario a briglie sciolte.
Come capita spesso alle più grandi star, la sua carriera sembra il soggetto di un copione. Eccolo giovane e brillante fotografo per la rivista Look, col pallino del cinema. Testardo, comincia a girare dei cortometraggi: e viene notato. Vende alla RKO un corto sulla vita del pugile Walter Cartier. Poi ne realizza un altro dedicandolo ad un prete del Nuovo Messico e addirittura prende un prestito in banca per farne un terzo, nel 1953: s'intitola Il bacio dell'assassino. Grazie all'incontro con un ricco coetaneo James B. Harris, che gli propone di associarsi alla produzione di Rapina a mano armata, comincia a muovere i primi passi nel mondo di Hollywood. Da quel momento, non smetterà più di collaborare ai testi ed alla produzione di tutte le sue pellicole.
Da lì a poco comincia a firmare i suoi tanti capolavori, a cominciare da Il Dottor Stranamore, ovvero come impari a non preoccuparti della bomba, del 1963, una guerra fredda a suon di torte alla panna. In lui il ruolo della musica, diventa asincronico. Come non ricordare Il Bel Danubio Blu di 2001: Odissea nello Spazio, 1968, oppure la Nona Sinfonia nell'altro film cult Arancia Meccanica, del 1971. Due opre uniche nella storia del cinema: nel primo si assiste alla distruzione della propria creazione, da parte della stessa intelligenza creatrice. Nel secondo si esalta, o si depreca nel denunciarlo, l'istinto omicida e irrefrenabile del protagonista.
Ma in Kubrick si assiste alla stessa cura e all'utilizzo inquietante, della luce: che la critica definisce mai innocente... Dei costumi, dei dettaglia: niente è lasciato al caso. Sono tutti concordi nell'affermare che nessun cineasta del secolo, abbia la stessa capacità certosina di supervisione delle produzioni come Kubrick. È l'autore completo dei suoi film. Le sue opere non risultano mai come l'interpretazione di una tesi. Ma come una creazione: visionaria, poetica, pessimistica ed inquietante. Tutto è distruttivo: perché non si può essere demagogici e ottimisti nei confronti dell'essere umano... In un'intervista Kubrick dichiara: Dopotutto, l'uomo è l'uccisore maggiormente privo di rimorsi che abbia mai abitato la terra.... Da cui Shining, 1979, con la lucida follia omicida di uno straordinario Jack Nicholson. O la morte per un ideale che forse non esiste, come la Patria, nel capolavoro di rara intensità Full Metal Jacket, 1987. Anche l'amore, vedi Lolita del 1962, non è positività.
Kubrick mette a nudo le paure ed i limiti del genere umano, senza pietà. Mediante l'orrore, la paura, la guerra, la morte, la violenza egli svergogna le ambizioni dell'uomo. Ne ridimensiona l'arroganza e il potere.
Stanley Kubrick si spegne due settimane prima dell'assegnazione degli Oscar 1999. Dopo tanti capolavori, non ha mai conquistato una statuetta. Il gotha del cinema mondiale lo definisce straordinario, ma lo rimprovera di troppa originalità... Il pubblico lo ama incondizionatamente. E lui, prima di andarsene a soli settantuno anni, saluta a modo suo. Con l'ultimo ciak, dal titolo Eyes Wide Shut, in uscita postuma nelle sale americane nell'estate 1999, con protagonisti la coppia Tom Cruise, Nicole Kidman.
 Stanley Kubrick
a cura di Sergio Gatti

SK è nato il 26 luglio 1928 a New York (Bronx). Le sue passioni sono gli scacchi (a cui si fa risalire il gusto per la costruzione matematica e logicamente perfetta dei suoi film), il jazz (suonava la batteria), il '700, Napoleone Bonaparte (K in un certo senso è uno stratega come Bonaparte) e la fotografia; quest'ultima è particolarmente importante perché nel 1942 gli permette di vendere alcune sue foto alla rivista "Look". Da uno di questi foto-servizi nasce il primo cortometraggio, Day of the fight (1950), un documentario sul giorno di un combattimento del pugile Walter Carlos. Segue Flyng Padre (1951) su un parroco cattolico di una parrocchia di 400 miglia quadrate nel Nuovo Messico che teneva contatti coi suoi fedeli utilizzando un piccolo Piper. Poi The Seafarers (1953) un film misconosciuto che secondo alcuni non è nemmeno di SK. Sempre del 1953 è anche il primo lungometraggio, Fear and Desire, una fanta-storia di guerra rudimentalmente bergmaniana; poco amato da K: "un tentativo serio fatto in modo inetto". Parole poche tenere - "un tentativo frivolo e banale fatto con un po' più di perizia" - anche per Killer's kiss (1955), un noir con tutti i luoghi comuni del genere. Certo niente di notevole, ma già duro e scattante. The Killing (1956), opera già matura: una ricostruzione aspra e puntuale di una tragica rapina, un film che inaugura una serie di opere ben determinate contenutisticamente e ideologicamente e con un uso tagliente e più che mai appropriato del registro stilistico-espressivo. Paths of glory (1957) un sobrio e struggente atto contro la guerra e più genericamente contro l'abuso di potere; da una fatto realmente accaduto. Spartacus (1960), unico lavoro maturo in cui SK non ha avuto l'abituale "controllo assoluto", che tuttavia è il kolossal hollywoodiano più anomalo che sia mai stato fatto, sia per la regia di K, sia per il tema progressista (seppur abbastanza schematico). Lolita (1962) da Nabokov, ovvero la prima realizzazione del più grande dei temi kubrickiani: l'ossesione, in questo caso per una ragazza da parte d'un adulto. Dr. Strangelove (1964), un didascalico, grottesco, esilarante e inquietante apologo sulla guerra atomica, un nuovo atto d'accusa contro il potere; la più nera delle commedie nere. 2001: a space odissey (1968), un film indescrivibile, un'opera di grandioso lirismo metafisico, un film sull'"essere umano" dalla sua origine (condizione primitiva) al ritorno verso la sua origine in una nuova forma (condizione "spirituale"), il tutto trattato come misteriosa "storia mitica", un documentario mitologico, ma anche un nuovo apologo contro l'abuso della potenza tecnologica. A clockwork orange (1971), il film più celebre: grottesco e terribilmente amaro; non un'opera semplicemente sulla (o peggio contro la) violenza, ma sulle e contro le istituzioni che non sanno democraticamente porvi rimedio (e anzi talvolta vi ricorrono). Barry Lyndon (1975): il '700: la storia di un libertino che tenta e crede di potersi affermare contro le regole e convenzioni sociali che invece lo neutralizzeranno. The shining (1980), un horror per parlare del "blocco dello scrittore" , del rompicapo mentale di un uomo e di molti altri temi (è forse il film più aperto alle più varie interpretazioni). Full metal jackett (1987), la più agghiacciante rappresentazione della violenza deviata e deviante del potere che qui è volgare (verbalmente e fattualmente), schizzofrenico (la scritta "Born to kill" accanto al simbolo della pace), assolutamente tragico e in modo tanto più terrificante se si pensa che alla fine, dopo tanta follia e orrore, c'è ancora modo di tornare serenamente alla quiete quotidiana: non un lieto fine, dunque. Eyes wide shut (1999), l'ultimo film, da Schnitzler, di nuovo l'ossessione sessuale. In uscita in luglio negli U.S.A., sarà probabilmente l'unico mancato director's cut di SK che tuttavia rimarrà un ipertesto e non, come solitamente accade in questi casi, un ipotesto in quanto SK, durante la "limatura" del film, è morto, silenziosamente, il 7 marzo 1999. Kubrick, ovvero il più alto esempio d'artista che si ecclissa affinché, com'è giusto, si taccia di lui per parlare solamente della sua straordinaria opera.
 Il Maestro
di Gabriele la Rovere
larovere@pe.abol.it

Tre mogli alle spalle, esperto giocatore di scacchi, buon batterista jazz, e fotografo professionista. Riconosciuto dalla critica, dal pubblico e dai suoi colleghi, come il
più grande regista vivente.
Dopo aver realizzato solo tre film , Stanley Kubrick ( USA , 1928 ) fu definito da Orson Wells nel 1958, come il regista americano più dotato. "Il maestro" negli anni successivi ha stupito la cinematografia mondiale con quella sua capacità di controllare pienamente, e rendere perfette le sue opere.
Ognuna di esse è contemplata come un capolavoro. 12 pellicole in 32 anni sono la testimonianza di come Kubrick sia riuscito a sbalordire tutto cinema, con la personale e mai eguagliata facilità, nella libertà d'espressione.
Ossessivo e nevrotico nella richiesta ai suoi collaboratori alla perfezione sia tecnica che formale.
Grazie a questo, ha sempre saputo interessare il pubblico e il costante successo gli ha dato la possibilità di disporre di produzioni illimitate nei costi, e il completo controllo dei suoi film.
Tutte le sue storie, mai autobiografiche, pur sembrando completamente slegate ed autonome, ruotano intorno alla pessimistica visione del mondo e della società.
I suoi film sono una visione allucinata della realtà, e certamente non sono terreno né di rassegnazione né di condanna, ma di profonda riflessione.
Kubrick estremizza in modo personale ed avveniristico anche la tecnica cinematografica, il marketing, e l'uso degli attori.
Ogni singolo progetto viene studiato, discusso e realizzato nell'arco di diversi anni. Poi, personalmente, dirige il montaggio, il missaggio e la stampa delle copie. Infine, incredibile, arriva a scegliere anche la grafica e la disposizione dei manifesti pubblicitari.
Insomma nessuno più preciso e puntiglioso di lui. In quanto alla tecnica pura, per pochi secondi di inquadratura, ha preteso l'invenzione e la costruzione di alcuni obiettivi inusuali fino allora inesistenti, con cui ha realizzato riprese particolari.
La ricerca della perfezione, attraverso i continui miglioramenti, lo hanno condotto all'invenzione della steady-cam, un particolare e tecnologico sistema di contrappesi che permette alla telecamera a spalla una linearità di ripresa perfetta e senza tremolii, rivoluzionando totalmente, per mezzo di ciò, sia il cinema che la televisione.
In Orizzonti di gloria e Full Metal Jacket, la scelta di attori poco conosciuti, e di ambienti metropolitani distanti anni luce da giungle vietnamite e eroici combattimenti, è motivata da un'analisi della guerra in modo oggettivo, e mai attraverso le singole storie o le emozioni degli interpreti. Due storie in cui l'avventura e l'eroismo sono inesistenti o comunque insignificanti. Discussa è la crudeltà ingiustificata della lotta tra i popoli. Pellicole distanti tra loro trent'anni, sulla guerra… non di guerra. E se queste non bastassero per comprendere il pensiero del "maestro" ; Il Dottor Stranamore: una cinica, grottesca e crudele ironia sulla guerra fredda, in cui un incredibile Peter Sellers impersona tre parti diverse.
In Spartacus (quattro premi Oscar: miglior attore non protagonista, scenografie, costumi, e fotografia), Kubrick rilevò alla regia Anthony Mann, licenziato in tronco all'inizio della lavorazione dal produttore nonché attore protagonista Kirk Douglas.
"Il maestro", poco più che trentenne, e con un solo film famoso alle spalle (Orizzonti di gloria), diresse questo kolossal storico, prodotto con dodici milioni di dollari (nel '78), in cui nelle scene di guerra si usarono più di diecimila comparse.
È il più grande successo al botteghino, e con i guadagni, poté finanziare tutti i film successivi. Spartacus inoltre, è l'unica sua pellicola su cui non ha avuto il pieno controllo. Per Lolita, il film di Kubrick più discusso e meno apprezzato, a causa della censura americana che ne vietò la realizzazione, il regista si trasferì in Inghilterra per realizzarlo, e da allora non è tornato più in patria.
In 2001 Odissea nello spazio (Premio Oscar per gli effetti speciali), la vera odissea sono i quattro anni di lavorazione: un anno per la preparazione del soggetto, sei mesi per l'organizzazione del film, cinque mesi di riprese con gli attori, un anno e mezzo di lavoro per gli effetti speciali. Costato dieci milioni di dollari, di cui sei e mezzo per gli effetti speciali; il risultato? Uno dei più incredibili film di fantascienza mai girati che a distanza di ventisette anni è ancora meta di libri e discussioni.
In Arancia Meccanica, nella trama: il governo cerca di controllare e modificare la personalità del protagonista. Costato pochissimo, girato con una piccola troupe con tantissimo impiego di macchina a mano. Tutta l'opera è un prontuario di tecnica e trucchi cinematografici, e Kubrick insoddisfatto di alcune cose stampò personalmente, e con cura maniacale, le prime quindici copie. Ancora oggi, agli occhi dello spettatore è un film altamente spettacolare.
In Barry Lindon (quattro premi Oscar: miglior direzione musicale, musica originale, scenografie, costumi), nella trama: il protagonista tenta inutilmente di controllare il suo passaggio attraverso la Storia e i casi della vita. Costato undici-dodici milioni di dollari. Il film è accompagnato da un libretto di istruzioni per la proiezione: sul formato, sulla luminosità, sulla durata degli intervalli in sala, ecc.
Arancia Meccanica e Barry Lindon sono i due film più diversi, ma insieme si completano e celebrano il pessimismo verso la vita sociale.
In Shining, grande horror girato soltanto con tre attori, e tratto da un mediocre libro di Stephen King, ha seguito il doppiaggio nelle lingue straniere facendosi tradurre in inglese i sottotitoli e scegliendone le voci; ha girato nuove scene, per l'inquadratura della macchina da scrivere, dove si legge un proverbio, che in ogni azione, dove la pellicola è stata distribuita, appariva nella lingua originale; infine ha scelto personalmente le sale per le prime.
Nel film mai realizzato su Napoleone, Kubrick ha studiato lungamente come organizzare e spostare le cinquantamila comparse previste sul campo, quasi come se fosse un generale, magari lo stesso Napoleone. Il film dovrebbe sancire la totalità del controllo della pellicola in tutte le sue componenti, come in Quarto Potere di Orson Wells. Il film su Napoleone è più di venti anni nella testa del "maestro" e la smisuratezza delle ambizioni non ne ha mai permesso la realizzazione.
 STANLEY, LO SCOCCIATORE

Una merda di talento, lo definì Kirk Douglas dopo la fine delle riprese di Spartacus. Stanley Kubrick è stato uno dei pochi geni del cinema, nel senso umanistico-rinascimentale del termine. Come il solo Orson Welles, forse. Con la non comune capacità di essere lontano dal mondo del cinema, come un asceta orientale, e di saperlo influenzare con la sua presenza giorno per giorno. Onnivoro controllore di tutti gli aspetti della lavorazione del film, pignolo al punto di licenziare ogni singola copia del film, di curare sottotitoli e doppiaggi, di rifiutare proiezioni per il mancato rispetto di alcune condizioni da lui ritenute irrinunciabili.
Stanley lo scocciatore nasce nel Bronx di New York, nell'immediata vigilia della Grande Depressione. Non è povero, ma il figlio di un medico rinomato, seconda generazione di immigrati austriaci. Le cronache scolastiche lo descrivono come un adolescente paffuto, sempre un po' in disparte, dai costumi singolari e dal rendimento scolastico altalenante. Particolarmente avverso alle materie scientifiche, e alla geometria, diplomato al 414° posto su 509 candidati, ma buon batterista swing, con gran senso del ritmo. La sua vera passione sono gli scacchi: davanti ai pezzi trascorre anche dodici ore al giorno, finché un regalo del padre non gli fa scoprire un nuovo amore, la fotografia. Stanley, ovviamente, prende tutto molto sul serio, e se ne va in giro per New York con l'apparecchio al collo, pronto a scattare. Il 12 aprile 1945, giorno della morte di Roosvelt, realizza la foto di un giornalaio, seduto e affranto tra i titoli a caratteri cubitali che annunciano il decesso dell'amato presidente e l'entrata in carica di Harry Truman. Per 25 dollari, Stanley Kubrick vende quella foto alla rivista Look, insieme a Life il più importante magazine illustrato del periodo. A soli 17 anni, è già un fotografo affermato. Diviene un collaboratore fisso, scattando importanti servizi (il festival di Taormina, nel 1994, ne ha realizzato una bella retrospettiva), che sono già dei piccoli film, come quello nella sala d'attesa del dentista, o le serie dedicate alla boxe.
Proprio traendo ispirazione dal ring, Kubrick viene conquistato dall'idea di realizzare un cortometraggio, che documenti la giornata di un boxeur alla vigilia di un combattimento. Insieme all'amico Alexander Singer, sceglie come soggetto il peso medio Alexender Cartier, già fotografato per Look. Il risultato, acquistato per 4000 dollari dalla Rko, prende il nome di Day of the Fight, e viene proiettato il 26 aprile 1951 al Paramount Theater di New York. Colpisce per il grande senso della spettacolarità, e per la precisione con cui cattura lo spirito vitale del pugile e del combattimento.
Nel frattempo Kubrick (nel 1948) si è sposato con la compagna di liceo Toba Mertz, ed abita nel Village. Con i soldi della Rko, realizza Flying Padre, uno corto di otto minuti e mezzo sulla figura del reverendo Stadtmueller, che nel Nuovo Messico curava gli interessi dei suoi parrocchiani spostandosi un piccolo velivolo da turismo. Un pezzo da cinegiornale, seguito dopo poco da un documentario industriale su commissione, realizzato per conto della Seafarers International Union, società di armatori. The Seafarers è il primo film a colori di Stanley Kubrick, nella magia del Kodachrome. Con i soldi raccolti tra amici e parenti, e il contributo determinante dello zio Martin Perveler, proprietario di una catena di farmacie, Stanley riesce a realizzare Fear and Desire, il suo primo lungometraggio, una storia di guerra (indefinita) che narra la vicenda di quattro soldati rimasti intrappolati dietro le linee nemiche. Dopo la proiezione, alla fine di marzo del 1953, il film sparisce dalla circolazione. Kubrick lo ripudierà in futuro, come opera sin troppo giovanile.
Ma il passo decisivo è compiuto. La ricerca dei soldi per un secondo film comincia. Finisce invece il matrimonio con Toba Mertz, e Kubrick sposa nel 1955 Ruth Sobotka. Con 40.000 dollari di budget realizza Killer's Kiss, un noir urbano ambientato nel mondo della boxe, onirico ed inquietante. L'obiettivo è ormai una produzione di livello superiore, e non più del tutto indipendente. L'amico Alexander Singer lo mette in contatto con un compagno d'armi durante la guerra di Corea, James B.Harris, divenuto poi un produttore. Con l'aiuto di Harris, Kubrick mette le mani sui di un libro di Lionel White, Clean Break, che lo aveva particolarmente impressionato. Quella rapina all'ippodromo doveva per forza diventare un suo film. Dopo un iniziale contatto con Jack Palance, viene scelto per il ruolo di protagonista Sterling Hayden: lo scrittore Jim Thompson collabora alla stesura della sceneggiatura. La United Artists contribuisce con 200.000 dollari: è il primo contatto di Kubrick con una major. Sul set, Stanley dimostra subito di essere un giovane di carattere scontrandosi con il direttore della fotografia Lucien Ballard, vecchia volpe della macchina da presa. A dispetto della maggiore esperienza, Ballard deve spesso cedere il passo alle risolute opinioni di Kubrick. L'inedita struttura del film, avvolgente e sinuosa, tutta costruita sul valore retrospettivo del flashback, non passa inosservata: la Mgm riscatta dalla United Rapina a mano armata, e mette Kubrick, che ormai vive a Los Angeles e si è praticamente separato da Ruth, sotto contratto. Il mago è arrivato.
E, improvvisamente, si ricorda di un libro che lo aveva impressionato quando era ragazzino. Un libro di Humphrey Cobb, la storia di tre soldati giustiziati in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale, per il sadico piacere di un generale violento e crudele. La Mgm non è affatto contenta di un progetto così antimilitarista, e cerca di dirottare Kubrick su un adattamento da Stephan Zweig, Adolescenza. Quando scopre che nottetempo Stanley continua a lavorare ad Orizzonti di gloria, trascurando gli altri impegni, rompe il contratto. Necesse est tornare alla United, a racimolare i denari necessari. La strada di Kubrick si incrocia con quella di Kirk Douglas, al quale il personaggio protagonista di Orizzonti di gloria piace a tal punto da imporre il film, con qualche vantaggio per se stesso, s'intende. Le riprese vengono effettuate in Europa, in Germania. Lì Kubrick sperimenta quanto può essere duro il set, e quante sofferenze può infliggere ad attori e tecnici. Sotto la pioggia, nel fango, realizza le mitiche carrellate sulle trincee. Ha persino il tempo di conoscere l'attrice Christiane Susanne Harlan, che di lì a poco diverrà la terza moglie, quella definitiva.
Fallito un tentativo di collaborazione con Marlon Brando per il film che si intitolerà poi I due volti della vendetta, Kubrick inizia a prendere in mano il romanzo Lolita, di Nabokov. Ma viene presto coinvolto nell'affare-Spartacus. Un progetto fortemente voluto da Kirk Douglas, ma oggetto di infinite diatribe sulla scelta del regista con la United Artists, che vuole Anthony Mann, mentre l'attore spinge Kubrick. A lavorazione già iniziata, Douglas vince il braccio di ferro, e Kubrick arriva sul set. L'enorme pasticcio si ingigantisce sempre più, con palesi liti sul set tra protagonista e produttori. In sede di montaggio, la storia viene sconvolta più volte. Eppure nel film sono coinvolti attori come Laurence Olivier e Tony Curtis, tecnici di valore come Saul Bass, uno sceneggiatore come Dalton Trumbo. Stanley perfeziona il suo "stile da scocciatore" muovendosi con galgiardo senso dell'umorismo, e costringendo gli stuntman a improbabili tour de force per riprendere le sequenze più spettacolari dal maggior numero di angolazioni possibili. Alla fine, il film è un buon successo di pubblico. Stanley non è troppo soddisfatto.
E fa un viaggetto in Inghilterra, per portare a termine Lolita. Dall'Inghilterra non si muoverà più. Addio, odiata Los Angeles. Progettino scabroso, per il puritano scorcio iniziale degli anni'60. Kubrick impiega un anno per trovare la sua Lolita, la quattordicenne Sue Lyon. Si rivolge a Peter Sellers, del quale ammira l'eclettismo, e Shelley Winters per quello della madre di Lolita. Se ne pentirà, perché la Winters non mancherà di fornire una serie di grattacapi, dai continui ritardi nell'arrivo sul set al suo imbarazzo nelle scene di sesso con James Mason.
A Sellers Kubrick regalerà invece personaggi memorabili nel Dottor Stranamore, al quale si dedica subito dopo Lolita. Comincia dall'idea di fare un film "serio" su una accidentale guerra atomica. Piano piano, la componente grottesca prende il sopravvento nella sua immaginazione. L'incubo della bomba diviene il personaggio principale.
Nel 1964, Kubrick è un uomo che si trova di fronte ad una svolta, nella propria vita e nella propria carriera. Comincia a farsi crescere la barba, aumenta la sua trascuratezza nel vestire, passa sempre più tempo chiuso in casa. Ed inizia a concepire il film, il progetto definitivo. L'idea di una grande pellicola di fantascienza. Contatta lo scrittore Arthur C. Clarke, che abita sull'isola di Ceylon, e lo fa venire a Londra. Per mesi, lavorano giorno e notte alla storia di un oscuro oggetto alieno che condiziona i destini dell'uomo. Il 29 dicembre 1965, di buon mattino, prendono il via le riprese di 2001: Odissea nello spazio. Durano per due anni, ventiquattro mesi di meticolose ricerche, di analisi che giungono al minimo dettaglio, alle etichette sulle tute degli astronauti. Gli studi di Shepperton si trasformano in una serie di set spaziali, costellati di strane macchine. Kubrick sorveglia tutto da una stanza che ama chiamare il "controllo-missione", come in un vero e proprio viaggio intersteallare. Stimola i suoi collaboratori a costruire complicati congegni, come lo Slitscan, enorme proiettore di lastre fotografiche che consente di girare la famosa sequenza della "Porta delle Stelle", quintessenza del cinema psichedelico. Quando non è contento, interviene di persona. Se l'operatore non riesce a tenere in campo l'osso che ruota in cielo, imbraccia la Mitchell a 65 mm., ed è buona subito, al primo colpo. Alla fine, più della metà dei dieci milioni di dollari di budget viene speso in effetti speciali, una cifra considerevole per l'epoca. La Mgm va praticamente in rovina, ma 2001 è veramente il film, lo spartiacque epocale, in grado di creare una scia. Il lucido monolito che guarda un altro millennio.
Kubrick può fare quello che vuole. Sognare un grande Napoleon. Prendere in mano il romanzo Arancia meccanica, e trasformarlo in uno dei film più duri verso la società che si siano visti. Poi farlo ritirare per oltre vent'anni, perché i tagli imposti stravolgono lo spirito dell'opera. Rileggere Thackeray, e creare nuovi standard per la fotografia cinematografica in assenza di luce portando sullo schermo Barry Lyndon. Come uno scienziato rinascimentale, sogna ad occhi aperti. Sogna la paura, e la filma con una nuova macchina da presa che prende il nome di steadycam. Insulta Shelley Duvall sul set di Shining, mentre Jack Nicholson se ne va in giro con l'ascia sussurrando "Wendy…", e il piccolo Danny nuota in un mare di sangue spingendo il suo piccolo kart. Porta il Vietnam in una fabbrica abbandonata nei dintorni di Londra, facendo arrivare dall'Oriente oltre duecento palme, e cinquemila immigrati dalla capitale inglese. Ogni film che mette in cantiere è un nuovo sistema operativo, nuovi parametri che serviranno all'arte. Quattro sole pellicole in sedici anni, ed una serie di lunghe prove imposte a chi accetta di lavorare con lui. Per Kubrick, Vincent D'Onofrio ingrassa di trenta chili, e diventa l'immortale Palla di Lardo, bersaglio preferito del cinico sergente di Full Metal Jacket.
Poi, più nulla. Le figlie diventano grandi, e si sposano. La moglie dipinge. Kubrick rimane chiuso nella sua fattoria vicino a Londra, ad accudire i suoi amati gatti, cui dà da bere solo acqua Evian. Vorrebbe parlare dell'antisemitismo e dell'Olocausto in Wartime Lies/Aryan Papers, ma l'amico Spielberg lo batte sul tempo con Schindler's List. Sulla scrivania trova Doppio sogno di Schnitzler, e l'ambiguità erotica torna ad affollarsi nel suo cervello.
Il resto tutti lo sanno. Si chiama Nicole Kidman, Tom Cruise, le liti con Jennifer Jason Leigh, un sito Internet senza sfondo, che porta scritto solo EYES WIDE SHUT. Il cuore di Stanley lo scocciatore si ferma di domenica, il 7 marzo 1999. Per soli due anni, non ha toccato l'estremo del suo film più grande.
Tipico, assolutamente tipico.

(Riccardo Ventrella - Tempi Moderni)
 Bibliografia

saggi
monografie
articoli
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 Articoli, recensioni, saggi, libri dedicati ai singoli film

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FEAR AND DESIRE (Paura e desiderio)

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DE MARINIS, Gualtiero, Fear and Desire: Kubrick-Arkadin, "Cineforum", 1989, n. 290, p. 36-37 -
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KILLER'S KISS (Il bacio dell'assassino)


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LAURA, Ernesto G., Spartacus, "Bianco e Nero", 1961, n. 1, p. 73 -

PELLIZZARI, Lorenzo, Spartacus, "Cinema nuovo", 1961, n. 150, p. 148-149 - N PER 1818 Spartacus, "Nuovo spettatore cinematografico", 1961, n. 3, p. 206-208 -

1962 CIACCO, G., Spartacus: un colosso in controluce, "Rivista del cinematografo", 1962, n. 1, p. 13-14 - Q

1963 CENTRO SAN FEDELE DI MILANO [a cura di], Schedario cinematografico, [schede tecniche, note e stralci di giudizi critici] -

1989 CLEMENTE, Guido, Un mito democratico, "Storia e dossier", 1989, n. 26, p. 36 - Q P PER 1733 1992 Le battaglie di Spartacus: Faust e Koestler, Trumbo e Kubrick, e Kirk Douglas ..., "Linea d'ombra", 1992, n. 73, p. 97-107 -


LOLITA (Lolita)


1961 RUSSO, Francesco, Lolita erede di Marlene, "Fiera del cinema (La)", 1961, n. 1, p. 30-31 -
1962 BARAGLI, Enrico, Lolita, "Letture", 1962, n. 11, p. 784-785

BIANCHI, Pietro, Kubrick si è servito del trampolino Nabokov: è un bellissimo film, "Giorno (Il)", 31 agosto 1962, p. 9

CASIRAGHI, Ugo, Humbert Humbert sedotto e abbandonato. "Lolita" di Kubrick: un buon film commerciale, "Unità (L')", 31 agosto 1962, p. 7

CASTELLANI, Leandro, Lolita, "Rivista del cinematografo", 1962, n. 9/10, p. 292 -

FERRERO, Adelio, Giorno dopo giorno gli appuntamenti mancati, "Cinema nuovo", 1962, n. 159, p. 355-361

GRAZZINI, Giovanni, Una "Lolita" senza la torpida grazia della ninfetta del romanzo di Nabokov, "Corriere della sera", 31 agosto 1962, p. 9

MORAVIA, Alberto, Il film di Kubrick spegne le fiamme dell'erotismo, "Espresso (L')", 30 dicembre 1962, p. 23

1963 MARCORELLES, Louis, Lolita, "Cahiers du cinéma", n. 141

TONI, Sandro - CRISTALLI, Paola [a cura di], Dal cinema al cinema. La nuova critica e le origini della nuovelles vagues, Ancona, Transeuropa, 1997, p. 161-163 -

1994 CANOVA, Gianni, Dopo di lei nessuna. Il mito di Lolita nell'era della virtualità, "Manifesto (Il)", 11 febbraio 1994, p. 11 -

1997 DE BERNARDINIS, Flavio, Perché "Lolita" non è un remake?, "Duel", 1997, n. 54, p. 11-12 -

1998 PICCARDI, Adriano, Il possesso di un'immagine, "Cineforum", 1998, n. 375, p.11-13 -

DR. STRANGELOVE, OR HOW I LEARNED TO STOP WORRING AND LOVE THE BOMB (Il dottor Stranamore, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba)

1964 ARGENTIERI, Mino, Due film "fantastici" sulla realtà atomica, "Rinascita", 1964, n. 14, p. 27-28 -

ARISTARCO, Guido, Il silenzio e i generali, "Cinema nuovo", 1964, n. 168, p. 120-122 -

BELLOCCHIO, Piergiorgio, Una commedia dell'era atomica, "Quaderni piacentini", 1964, n. 16, p. 46-49 -

BIANCHI, Pietro, Nella farsa i sali della verità, "Giorno (Il)", 4 aprile 1964, p. 16 -

CASIRAGHI, Ugo, La satira demolisce i maccartisti dell'atomica, "Unità (L')", 4 aprile 1964, p. 7 -

Danza macabra, "Nuovo spettatore cinematografico", 1964, n. 40, p. 52-56 -

I dialoghi del nuovo film antinucleare di Stanley Kubrick, "Rinascita", 1964, n. 13, p. 15-18

Dottor Stranamore, "Rivista del cinematografo", 1964, n. 6, p. 270-271 -

GAMBETTI, Cinema: una finestra sul mondo, "Ferrania", 1964, n. 6, p. 17-19 -

LAURA, Ernesto G., Dottor Stranamore, "Bianco e Nero", 1964, n. 4/5, p. 118-121 -

MORAVIA, Alberto, Hitler sale le scale del pentagono, "Espresso (L')", 12 aprile 1964, p. 23

SACCHI, Filippo, Il film di Kubrick: una farsa da prendere sul serio, "Epoca", 19 aprile 1964, p. 116 -

1966 CENTRO SAN FEDELE DI MILANO [a cura di], Schedario cinematografico, [schede tecniche, note e stralci di giudizi critici]

1994 CARABBA, Claudio, Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick, "Rivista del cinematografo", [Supplemento "Top ten film war-adventure"], 1994, n. 1, p. 14

1995 CRESPI, Alberto, Dottor Stranamore. Apocalisse alla Kubrick, [intervista a Enrico Ghezzi] "Unità 2 (L')", 27 ottobre


2001: A SPACE ODYSSEY (2001: Odissea nello spazio)

1969 APRA', Adriano, Oltre: l'uomo folle e il cinema siderale, "Cinema e film", 1969, n.7/8, p. 168-173 -

BELLOCCHIO, Piergiorgio, Ritorno sulla terra, "Ombre rosse", 1969, n. 7, p. 88-89 -

BERENGO GARDIN, Gian Piero, 2001: Odissea nello spazio, "Cinemasessanta", 1969, n. 71, p. 57-58

BINI, Luigi, 2001: Odissea nello spazio, "Letture", 1969, n. 2, p. 133-136 -

BRUNO, Edoardo - MANCINO, Michele, 2001: Odissea nello spazio, "Filmcritica", 1969, n. 194, p. 28-30 -

FERRINI, Franco, 2000 e una notte, "Cinema e film", 1969, n. 7/8, p. 174-188 -

2001: Odissea nello spazio, "Cinema nuovo", 1969, n. 197, p. 54-57 -

FINK, Guido, 2001: Odissea nello spazio, "Cinema nuovo", 1969, n. 197, p. 54-55 -

GAMBETTI, Giacomo, 2001: A Space odissey (2001: Odissea nello spazio), "Bianco e Nero", 1969, n. 1/2, p. 87-90 -

LAURA, Ernesto G., 2001: Odissea nello spazio, "Rivista del cinematografo", 1969, n. 49, p. 28-31

1970 CENTRO SAN FEDELE DI MILANO [a cura di], Schedario cinematografico, [schede tecniche, note e stralci di giudizi critici] -

1975 MORAVIA, Alberto, 2001: Odissea nello spazio, in Al cinema. Centoquarantotto film d'autore, Milano, Bompiani, 1975, p. 129-131

1984 MICHELSON, Annette, Film come conoscenza carnale, "Segnocinema", 1984, n. 13, p. 50-53 -

MICHELSON, Annette, Quando un film suscita il piacere e la paura di conoscere se stessi, "Segnocinema", 1984, n. 14, p. 82-85 -

1992 DE BERNARDINIS, Flavio, Ulisse alla finestra: "2001" e "Fino alla fine del mondo": la frontiera immaginabile, "Segnocinema", 1992, n. 54, p. 11-13 -


A CLOCKWORK ORANGE (Arancia meccanica)

1972 ARGENTIERI, Mino, L'arancia meccanica tra violenza e ordine, "Rinascita", 1972, n. 39, p. 35 -

CORBUCCI, Gianfranco, Arancia meccanica, "Cinema Nuovo", 1972, n.219, p. 377-378 -

MORANDINI, Morando, Un'arancia in mano al potere, "Tempo", 24 settembre 1972, n. 38, p. 64 -

MORAVIA, Alberto - ECO, Umberto - FELLINI, Federico [et al.], Vivendo violentando che male ti fo: dibattito su "Arancia meccanica", "Espresso (L')", 10 settembre 1972 -

RANIERI, Tino, Gli orizzonti senza gloria di Stanley Kubrick, "Unità (L')", 26 settembre 1972, p. 3 -

FOFI, Goffredo, Arancia meccanica, "Quaderni piacentini", 1973, n. 48-49, p. 211-213 -

QUAGLIETTI, Lorenzo, Violenza a ritmo di balletto, "Cinemasessanta", 1973, n. 91-92, p. 115-116

TESCARI, Giampaolo, Irrazionalismo e violenza in Peekinpah e Kubrick, "Ombre rosse", 1973, n. 3-4, p. 87-93

1974 Arancia meccanica, [raccolta di recensioni], "Critica reprint", 1974, n. 58, p. 3-16 -

1996 CREMONINI, Giorgio, Stanley Kubrick. L'arancia meccanica, Torino, Lindau, 1996, p. 120 (Universale Film, 1) -

1998 ANTONINI, Anna, "Arancia meccanica": il punto di vista di Pete. Ovvero: radiografia di un rito sacrificale mancato, "Duel", 1998, n. 62, p. 26-31 -

BRUNO, Marcello Walter, Roller over Beethoven. E se "Arancia meccanica" fosse il primo metafilm di tutto il cinema postmoderno?, "Segnocinema", 1998, n. 92, p. 12-15 -

CREMONINI, Giorgio, Cose che non (ri)conosciamo, "Cineforum", 1998, n. 375, p. 3-10 -


BARRY LYNDON (Barry Lyndon)

1976 BERNARDINI, Aldo, Barry Lyndon, "Rivista del cinematografo", 1976, n. 2, p. 94-95 -

BOLZONI, Francesco, Barry Lyndon, "Rivista del cinematografo", 1976, n. 10, p. 424-426 -

CENTRO STUDI CINEMATOGRAFICI DI BERGAMO [ a cura di], Rassegna stampa cinematografica, [raccolta di articoli di autori vari apparsi su quotidiani e settimanali italiani] -

FINK, Guido, Kubrick: non raccontare una storia, "Cinema e cinema", 1976, n. 9, p. 78-85 -

MORAVIA, Alberto, Interno con libertino, "Espresso (L')", 1976, n. 43, p. 124-125 -

VENEGONI, Carlo Felice, Barry Lyndon, "Cinemasessanta", 1976, n. 111, p. 52-53

1977 ATTOLINI, Vito, Ancora su "Barry Lyndon", "Cinemasessanta", 1977, n. 113, p. 63-64 -

BELLOCCHIO, Piergiorgio, A proposito di Barry Lyndon, "Quaderni piacentini", 1977, n. 62-63, p. 211-216 -

PIANCIOLA, Cesare, Barry Lyndon, "Ombre rosse", 1977, n. 18-19, p. 173-174 -

VILLASCHI, Adriano, La musica di "Barry Lyndon", "Cinemasessanta", 1977, n. 113, p. 63 -

1978 PIRO, Sinibaldo, Barry Lyndon, "Cinema Nuovo", 1978, n. 243, p. 372-374 -

1979 BUFFARDI, Roberto, Sul "Barry Lyndon" con brevi cenni sull'universo dei lumi, "Cinema e cinema", 1979, n. 21, p. 107-121 -

1988 CANO, Cristina [et al.], Musica, immagine e racconto in Barry Lyndon", "Cineforum", 1988, n. 12, p. 51-58 - L PER 441

1989 CALABRESE, Omar, Kubrick pittore, "Cinema e cinema", 1989, n. 54-55, p. 103-109, -

1995 GHEZZI, Enrico, Barry Lyndon. Sul Settecento, in Paura e desiderio. Cose (mai) viste, 1974-2001, Milano, Bompiani, 1995, p. 43-49 -


THE SHINING (Shining)

1980 CATACCHIO, Antonello, Shining, "Scena", 1980, n. 11-12, p. 18 - Q PER 1460 FINK, Guido, Due, tre, molte apocalissi, " Cinema e cinema", 1980, n. 24, p. 62-73 -

MAGRELLI, Enrico, Anche all'orrore il suo autore, "Rinascita", 26 dicembre 1980, n. 51, p. 34 -

1981 CENTRO STUDI CINEMATOGRAFICI DI BERGAMO [ a cura di], Rassegna stampa cinematografica, [raccolta di articoli di autori vari apparsi su quotidiani e settimanali italiani] -

CHERCHI USAI, Paolo, Effetto Shining: tecnica ed espressione, "Segnocinema", 1981, n. 1, p. 37-41 -

CREMONINI, Giorgio, Kubrick: la vita dinanzi a sé, "Cinema e cinema", 1981, n. 29, p. 77- 82

DEL MINISTRO, Maurizio, La marca del perturbante nel labirinto di "Shining", "Cinema nuovo", 1981, n. 272, p. 8-11 -

ESCOBAR, Roberto, Mostri dell'inconscio all'Overlook Hotel, "Avanti (L')", 8 febbraio 1981, p. 9 -

FOFI, Goffredo, Ma la fiction colpisce ancora. La riflessione attraverso l'azione: ancora su Shining, "Scena", 1981, n. 1, p. 52-55

KEZICH, Tullio, Shining, "Panorama", 1981, n. 770, p. 16 -

Shining, "Linus", 1981, n. 2, p. 130-133 - L PER 467 Speciale Shining, "Cineforum", 1981, n. 202, p. 25-38 -

1982 CAPRIOGLIO, Vittorio [et al.], Shining. Dal film di Kubrick al mito del labirinto, "Riza psicosomatica", 1982, n. 19, p. 14-20

1984 DEL MINISTRO, Maurizio, Cinema tra immaginario e utopia, Bari, Dedalo, 1984, p. 107 (Ombra sonora, 22) -

1986 CHERCHI USAI, Paolo, Kubrick, Ligeti, Bartók. La musica del grande Stanley, "Segnocinema", 1986, n. 25, p. 38-39

1992 DE BERNARDINIS, Flavio, La soggettiva di ghiaccio: la cronofollia di Shining, "Segnocinema", 1992, n. 55, p. 23-24


FULL METAL JACKET (Full Metal Jacket)

1987 CENTRO STUDI CINEMATOGRAFICI DI BERGAMO [ a cura di], Rassegna stampa cinematografica, [raccolta di articoli di autori vari apparsi su quotidiani e settimanali italiani]

COSULICH, Callisto, Orizzonti senza gloria, "Paese sera", 10 ottobre 1987, p. 14

FOFI, Goffredo, Oltre il Vietnam, "Linea d'ombra", 1987, n. 21, p. 11-12 -

Full Metal Jacket, "Cineforum", 1987, n. 11, p. 37-50 -

Full Metal Jacket, "Cinema nuovo", 1987, n. 6, p. 46-47 -

KASAM, Viviana, Una censura che sa di carboneria, "Corriere della sera", 22 ottobre 1987, p. 15 -

LAURA, Ernesto G., Un film sulla guerra per contribuire alla cultura della pace, "Discussione", 1987, p. 22 -

REGGIANI, Stefano, Sulla porta dell'inferno, "Stampa (La)", 10 ottobre 1987, p. 3

TROIANO, Francesco, La regola del gioco, "Cinemasessanta", 1987, n. 4/5, p. 10-11

VENEZIA, Alessandra, Più Kubrick che Vietnam, "Panorama", 1987, n. 1110, p. 90 -

1988 BARZOLETTI, Guido, Cimino, Kubrick e il gioco dell'identità e della differenza, "Bianco e Nero", 1988, n. 1, p. 86-94

CASALEGNO, Andrea, Kubrick dottor non uccidere, "Sole 24 ore (Il)", 17 gennaio 1988, p. 15 -

CHERCHI USAI, Paolo, Full Metal Jacket un dossier provvisorio, "Segnocinema", 1988, n. 31, p. 19-28 -

DAMIANA, Gianfranco, Full Metal Jacket, "Letture", 1988, n. 443, p. 65-67 - L PER 86 Full Metal Jacket, "Film discussi insieme", 1988, p. 143-156 -

1992 BERTOLINA, Gian Carlo, Barbarie audiovisive: la musica astratta dell'ultimo Kubrick, "Segnocinema", 1992, n. 54, p. 11-13 -


EYES WIDE SHUT


1998 CANOVA, Gianni, Aspettando Kubrick: Eyes wide shut, "Duel", 1998, n. 60, p. 21 -
 VIDEOGRAFIA

Il giorno del combattimento (1949) - VCR A 95/69

Il bacio dell'assassino (1955) - VCR A 94/447

Rapina a mano armata (1956) - VRR A 88/45

Orizzonti di gloria (1957) - VCR A 86/241

Spartacus (1960) - VCR A 85/88

Lolita (1962) - VCR A 81/133

Il dottor Stranamore (1963) - VCR A 82/294

2001: Odissea nello spazio (1968) - VCR A 83/151

Arancia Meccanica (1971) - VCR A 89/254

Barry Lyndon (1975) - VCR A 84/240

Shining (1980) - VCR A 84/229

Full Metal Jacket (1987) - VCR A 92/88

KUBRICK E LA MUSICA
 Saggi e articoli

1958 PESTALOZZA, Luigi, Colonna sonora [Orizzonti di gloria], "Cinema nuovo", 1958, n. 126, p. 156 - T PER 343

1977 VILLASCHI, Adriano, La musica di "Barry Lyndon","Cinemasessanta", 1977, n. 113 p.63 - Q PER 1511

1980 SINEUX, Michel, Musica maestro! Immagine e suono nel cinema di Kubrick,"Laboratorio 80-Quaderni", (1980), n. 1, p.23-26 -

1985 CHERCHI USAI, Paolo, Kubrick, Ligeti, Bartok, In: Stanley Kubrick: Tempo, spazio, storia e mondi possibili, Parma, Pratiche,

1985 DE SANTI, Pier Marco, La musica nei film del "primo Kubrick", In: Stanley Kubrick: Tempo, spazio, storia e mondi possibili, Parma, Pratiche, 1985 - K TEA 649

1985 PUGLIESE, Roberto, Da Lolita a Shining: mappa sonora dell'immaginario kubrickiano, In: Stanley Kubrick: Tempo, spazio, storia e mondi possibili, Parma, Pratiche, 1985 - K TEA 649

1988 CANO, Cristina [et al.], Musica, immagine e racconto in "Barry Lyndon", "Cineforum", 28 (1988), n. 12, p. 51-58 - L PER 441

1988 PUGLIESE, Roberto, Kubrick, la musica e i musicisti, "Garage" (1998), n. 12, p. 69-75 - O PER 2688

1992 BERTOLINA, Gian Carlo, Barbarie audiovisive: la musica astratta dell'ultimo Kubrick [Full Metal Jacket], "Segnocinema", (1992), n. 54, p.11-13 - R PER 1721

1998 COMUZIO, Ermanno La musica è già stata scritta. Purchè sia Kubrick a sceglierla, In: GIROLDINI, Primo [a cura di], A proposito di Stanley : il cinema di Kubrick Parma, Effetto Notte Media, 1998 -
 DISCOGRAFIA

[La presente discografia, da un lato, fa riferimento alle colonne sonore dei film di Kubrick, dall'altro, si limita ad elencare le musiche preesistenti utilizzate dal regista e delle quali esistono, in Sormani, diverse edizioni discografiche]

Spartacus CD 7719 Musiche: NORTH, Alex

Lolita DSM 33 B 1861 Musiche: RIDDLE, Nelson HARRIS, Bob: tema di Lolita

2001: A space odyssey (2001: Odissea nello spazio) CD 7717 Musiche: KHACATURJAN, Aram Il'ic: Gayaneh ballet suite : Adagio LIGETI, György Atmosphères Lux aeterna Requiem STRAUSS, Johann jr.: An der schönen blauen Donau (Il bel Danubio blu) STRAUSS, Richard: brani da: Also sprach Zarathustra, op. 30 (Così parlò Zarathustra)

A clockwork orange (Arancia meccanica) DSM 33 A 3607 CD 3892 Musiche originali: Carlos, Walter ; Elkind, Rachel Musiche: BEETHOVEN, Ludwig : van: Sinfonia n.9 : 2. e 4. movimento ELGAR, Edward: Pomp and circumstance : marcia 1 e 4 Rossini, Gioacchino: Guglielmo Tell: ouverture La gazza ladra: ouverture TUCHER, Terry: Ouverture to the sun PURCELL, Henry: Music for the funeral of Queen Mary (Inno per i funerali della regina Mary) YORKSTON, James: Molly Malone FREED, Arthur ; BROWN, Nacio Herb: Singin in the rain RIMSKIJ-KORSAKOV, Nikolaj Andreevic: brani da: Shérazade EIGEN, Erika: I want to Marry a lighthouse keeper

Barry Lyndon DSM 33 A 5790 CD 7718 Musiche originali: ROSENMAN, Leonard Musiche: BACH, Johann Sebastian: Concerto per due clavicembali e orchestra in do minore: Adagio FRIEDRICH II, re di Prussia: Hohenfriedberger marsch HÄNDEL, Georg Friedrich: Sarabande MOZART, Wolfgang Amadeus: Idomeneo: marcia PAISIELLO, Giovanni : Il barbiere di Siviglia: cavatina SCHUBERT, Franz: Danza tedesca n. 1 Trio per pianoforte in mi bemolle op.100: 2. movimento VIVALDI, Antonio: Concerto per violoncello in mi minore: 3. movimento O'RIADA, Sean: Women of Ireland Tin whistles musica popolare irlandese

The shining Musiche originali: CARLOS, Wendy ; ELKIND, Rachel Musiche: LIGETI, György: Lontano BARTOK, Béla: Musica per archi, percussioni e celesta PENDERECKI, Krzysztof: Utrenja Il risveglio di Giacobbe De natura sonoris n. 2

Full metal jacket CD 1231 Musiche originali: Abigail Mead (pseudonimo di Vivian Kubrick)
 Le sue considerazioni

Apprendimento e tecnica
Non imparai assolutamente nulla a scuola. Ho imparato molto di più vedendo film che leggendo pesanti tomi sull'estetica del cinema. La miglior educazione al fare film è farne uno. Consiglierei ogni aspirante regista di cercare di fare un film da solo. Uno short di tre minuti gli insegnerà molto. (Nei primi film) Feci di tutto, dal tenere i conti al doppiare il rumore dei pugni. Dite una qualsiasi cosa: io la feci. Fu un'esperienza inestimabile, acquistai una solida padronanza di tutti gli aspetti tecnici. Per "Fear And Desire" era la prima volta che usavo una cinepresa Mitchell 35mm. Andai alla Camera Equipment Company, al n. 1600 di Broadway, e il proprietario spese un sabato pomeriggio a mostrarmi come funzionava. Fu tutto lì il mio apprendistato nell'uso della cinepresa. In quel periodo imparai anche il montaggio. Una volta che mi fu fatto vedere come si usava una moviola e un sincronizzatore e come si fa una giunta, non ebbi più problemi. I fondamenti tecnici del fare cinema non sono difficili. Mi è naturale interessarmi di qualunque cosa. Scavare a fondo in un soggetto, scoprendo fatti e dettagli, mi fa piacere e mi diverte.
Nomi preferenze influenze
Amavo moltissimo il cinema di Max Ophuls. Lo metto al primo posto: assommava in sé tutte le qualità. Aveva gran fiuto nello scovare buoni soggetti, dai quali traeva il massimo. Era poi un grande direttore di attori. Mi piacciono moltissimo i suoi inusuali movimenti di macchina che sembrano andare avanti all'infinito in scenari da labirinto. Il dispiegamento di questi grandi movimenti sembra più un magnifico balletto che qualsiasi altra cosa: uno snello cameriere cammina veloce con un vassoio di bibite sulla testa, guidando la macchina da presa fino a una coppia di ballerini che, a loro volta, la fanno piroettare su un ussaro che sale a cavallo le scale... e così via la camera vorrebbe andare, il tutto fino a formare una splendida "musica". Due dei miei film preferiti sono i suoi "Il piacere" che ho visto tante volte e "I gioielli di Madame De...", incantevole anche se su un soggetto più fragile. Vedendo "Lola Montes" restai invece deluso e depresso. E' un film che gli somiglia così poco. Penso che sia dovuto ad altre persone, che l'hanno rovinato durante la produzione. Kazan è il migliore regista che abbiamo in America, ed è capace di trarre miracoli dagli attori. Ma l'autore che ammiro di più dopo Ophuls è certamente Bergman, di cui ho visto tutti i film. Amo enormemente "Sorrisi di una notte d'estate". Mi piace molto Becker. Si dirà che fa film minori, ma "Edouard et Caroline" è una cosa incantevole; e la reputazione di leggerezza non gli ha impedito di fare un eccellente film drammatico, "Casco d'oro", che ho visto molte volte. Di Fellini conosco solo "La Strada", ma mi è sufficiente per vedere in lui la personalità poetica più interessante del cinema italiano. Mi piace abbastanza quel che fanno Stevens e Huston. Di Aldrich, è buono "Il grande coltello", ma non tutti i suoi film mi piacciono. Ricordo "La kermesse heroique" (di Feyder), con Luois Jouvet, come un film molto piacevole.
Chaplin e Ejzenstejn
Se qualcosa sta realmente accadendo sullo schermo, non è decisivo come sia ripresa. Chaplin aveva uno stile cinematografico semplice e quasi banale, ma si era sempre ipnotizzati da quel che stava succedendo, indipendentemente dallo stile poco filmico. Spesso usava set scadenti, illuminazioni standard e così via, ma ha fatto dei grandi film, che dureranno probabilmente più di quelli di chiunque altro. Si può dire che egli era niente stile e tutto contenuto, o - a seconda di quanto siete generosi - poco contenuto. Molti dei suoi film sono in effetti un po' stupidi e banali; ma sono fatti così bene, così brillantemente filmici che, malgrado il semplicismo pesantemente didascalico e propagandistico, diventano importanti. Chiunque si interessi alla regia dovrebbe studiare insieme, e comparare Chaplin e Ejzenstejn. Dovendo scegliere tra i due, personalmente preferirei Chaplin.
Regia: progetto e intuizione
Preferisco non sapere in precedenza come girerò una scena! Mi piace risolvere i problemi di un film strada facendo. Se realizzassi qualcosa che si trova già in un mio film precedente, tutto sarebbe scontato e non mi divertirei più. Pianifico e cerco di anticipare tutto, nei limiti dell'umano, prima di girare una sequenza, ma quando arriva il momento dell'azione il risultato è sempre diverso da quel che avevo immaginato. Capita che l'ambiente comunichi nuove idee, o che un attore abbia nel frattempo cambiato un aspetto della sua personalità, o che qualcosa finisca per non legare con ciò che della sequenza è già stato concepito. E' qui che il film invariabilmente si trova in precario equilibrio, può nascere o abortire. I campioni di scacchi impiegano a volte per una sola mossa metà del tempo totale a loro concesso, perché sanno che, se la mossa non è giusta, tutta la partita sarà compromessa. Allo stesso modo, bisogna dedicare quella che sembra un'eccessiva quantità di tempo a quello che io chiamo C.R.P. (Crucial Rehearsal Period, periodo cruciale di prova). La scena dello stupro in "Arancia Meccanica", quando Alex canta "Singin' In The Rain", era uno di quei momenti: ci vollero tre giorni per girarla. La fase di ripresa di una sequenza, la scelta delle inquadrature, etc., è relativamente semplice, una volta che si sappia come si girerà. Il problema, detto così, è che accada qualcosa che valga la pena di mettere in un film. Non c'è nulla di più assurdo che preparare già in fase di sceneggiatura tutta un'architettura visiva che in realtà non appartiene e non apparterrà alla scena, che ne sarà limitata e intrappolata. Trovo più utile identificare prima gli elementi più "veri" e importanti ai fini della scena, quindi vedere se la si può rendere interessante visualmente con la fotografia. Cerco di avere un motivo per passare da un piano all'altro. Se una scena va bene da un certo angolo e non c'è motivo di cambiare inquadratura, allora non la faccio. Quando poi cambierò, farà più effetto. Tutte le riprese con la camera a mano sono mie. A parte il divertimento di girare personalmente, è praticamente impossibile spiegare - anche al più abile e sensibile operatore - cosa si vuole esattamente in una ripresa a mano.
Attori
Un'altra cosa che si ricorda dei film è il modo in cui un attore fa qualcosa: come Emil Jannings tirava fuori il fazzoletto e si soffiava il naso nell' "Angelo Azzurro", o il lento meraviglioso girarsi di Nikolai Cerkassov in "Ivan il Terribile. Gli attori sono strumenti per produrre emozioni. Per stabilire delle buone relazioni di lavoro, è importante che l'attore sappia che rispettate il suo talento tanto da volerlo nel film; e certo lo capisce, se è stato il regista a volerlo e non lo studio o la produzione. Scelgo sempre gli attori senza alcuna prevenzione, pensando al proprio ruolo, non viceversa; per questo cambio spesso da film a film. Cerco di avere i migliori attori disponibili al mondo, come per mettere insieme una splendida orchestra. Ma spesso il ruolo del regista nella direzione degli attori è sopravvalutato. Il suo compito è sapere quale situazione emozionale vuole che il personaggio porti nella scena o nella battuta, ed esercitare il suo gusto e la sua capacità di giudizio per aiutare l'attore a dare la migliore prestazione possibile. Ma non c'è modo di dare a un attore ciò che il suo talento non possiede già. Il regista non è uno Svengali. Ha solo il compito di fornire all'attore delle idee, non di insegnargli come recitare o di ingannarlo.
Montaggio
Credo di amare soprattutto il montaggio. E' la cosa più vicina all'idea di un "luogo" in cui fare del lavoro creativo. Il set di un film è forse il peggior posto che sia mai stato approntato, per fare un lavoro creativo. Le riprese sono la parte della realizzazione che amo di meno. Non mi piace tanto lavorare con molte persone. Non sono proprio un estroverso. E c'è il problema di doversi alzare prestissimo la mattina e andare a letto molto tardi la sera. Poi c'è il caos, la confusione, spesso il disagio fisico. Sarebbe come se uno scrittore tentasse di scrivere un libro lavorando al tornio in fabbrica. Oltre a ciò, il montaggio è il solo aspetto specifico della sola arte del film. In fase di montaggio, la mia identità si trasforma in quella di un montatore. Non mi interessa, a quel punto, quanto può essere stato difficile girare una certa cosa, quanto è costata, etc. Lavoro sette giorni alla settimana. All'inizio dieci ore al giorno e poi, avvicinandomi alle scadenze fissate, di solito aumento fino a quattordici o sedici ore. Celiando, potrei dire che tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare.
Cinema musica pittura parole
La cosa migliore, in un film, è quando le immagini e la musica creano l'effetto. La lingua, quando è inutilizzata, deve certo essere più intelligente e immaginosa che si può, ma mi interesserebbe molto fare un film senza parole. Si potrebbe immaginare un film dove le immagini e la musica fossero utilizzate in modo poetico o musicale, dove si avesse una serie di enunciati visuali impliciti piuttosto delle implicite dichiarazioni verbali. Nessuno ha mai fatto un film importante dove questi aspetti unici dell'arte cinematografica siano il solo mezzo di comunicazione. Pure, le scene più forti, quelle di cui ci si ricorda, non sono mai scene di musica e immagini. Oggi il cinema opera su un piano molto più vicino alla musica e alla pittura che alla parola scritta, i film hanno la capacità di convogliare concetti e astrazioni senza il tradizionale ricorso alla parola. Un film assomiglia - o dovrebbe assomigliare - più alla musica che alla letteratura. Dovrebbe offrire un crescendo di stati d'animo, di sensazioni. Il tema di fondo, il significato, ciò che è al di là delle emozioni, dovrebbe venire solo in un secondo tempo.
Sognorealtà
Quella di assistere a un film è un'esperienza più che altro onirica. "Stranamore" assomiglia più a un sogno che ad altro, e sarebbe stato un limitarsi il costringerci a fare del "documentario". Dipende anche da cosa si intende per documentario. Perché, volendo davvero girare qualcosa come un documentario, bisogna rispondere alla domanda: "Le persone nel film sanno che c'è una macchina da presa?", poiché non c'è mai stato un film in cui la gente non se ne rendesse conto. La cosa diventa complicata. Se c'è una scena di dialogo, le persone devono guardare la m.d.p. e parlare ad essa? Il cameraman deve comparire in scena? A esser "cattivi", si deve esigere che in ogni documentario gli attori parlino all'operatore o gli dicano di andarsene, etc., E' meglio che la m.d.p. sia una specie di occhio magico. Nessuno sa come è arrivata lì, non ha importanza.
Cinema e vita
Non ci sono prove che la violenza nei film o alla televisione provochi violenza sociale. Cercar di addossare ogni responsabilità all'arte come causa di vita mi sembra uno sviare il problema... ignorandone le cause principali. L'arte rimodella la vita ma non la crea, non la produce. E poi attribuire grandi capacità di suggestione al cinema urta con l'esperienza scientificamente assodata che, anche dopo ipnosi profonda, in uno stato post-ipnotico, una persona non può essere spinta a fare cose in contrasto con la sua propria natura. Quindi, non accetto tale connessione casuale vita-cinema. Anche supponendo che ci fosse, direi che il tipo di violenza che potrebbe causare in impulso imitativo è quello "divertente": la violenza che vediamo nei film di James Bond o nei cartoni di Tom e Jerry. Violenza irrealistica, igienizzata, presentata in modo burlesco... ma son convinto che neanche questo ha davvero un effetto. Anzi, ci sarebbe quasi da appoggiare il ragionamento che, in effetti, qualsiasi violenza al cinema assolve a un utile fine sociale, permettendo alla gente di scaricarsi in modo sostitutivo delle emozioni e istinti aggressivi nascosti, che si esprimono nei sogni o nello stato onirico di quando si assiste a un film, che in qualsiasi forma di realtà o di sublimazione.
Ambiguità del senso
Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente, e così via. Dal momento che si muove su un livello non-verbale, l'ambiguità è inevitabile. Ma è l'ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo un superficiale significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere.
Astratto concreto (Stranamore)
Il problema atomico è il solo in cui non c'è la possibilità che qualcuno apprenda qualcosa dall'esperienza. Il giorno che succedesse qualcosa, resterebbe tanto poco del mondo che conosciamo, che l'esperienza non servirebbe a nessuno. Per questo mi è parso un problema da trattare drammaticamente.
Dio
Il concetto di Dio sta al cuore di "2001", ma non quello delle immagini tradizionali e antropomorfiche di Dio. Non credo in nessuna delle religioni monoteistiche terrestri, ma son sicuro che si potrebbe costruire un'affascinante e interessante definizione "scientifica" di Dio, se si accetta il fatto che ci sono circa 100 miliardi di stelle nella sola nostra galassia, che ogni stella può essere un Sole che dà vita e che esistono circa 100 miliardi di galassie nel solo universo visibile. Le qualità che potrebbero avere entità extraterrestri sviluppate fino all'incorporeità, sono molto simili a quelle che si usa attribuire a Dio. In ciò mi ha affascinato il soggetto.
Il Monolito
Si discuteva sui mezzi per tradurre fotograficamente una creatura extraterrestre in modo che fosse sconvolgente come lo sarebbe stata "realmente". Presto fu chiaro che non si può immaginare l'inimmaginabile. Il massimo che si può fare è cercare di rappresentarlo in qualche modo artistico che comunichi qualcuna delle sue capacità. Così decidemmo per il monolito nero, che ha certo in sé qualcosa dell'archetipo junghiano, ed è anche un simpatico esempio di "arte minimale".
La macchina (e il caso)
Il nostro amore per gli strumenti e le armi, siano un'automobile o una pistola, è innegabile. C'è un rapporto molto profondo tra noi e loro. C'è un'estetica della macchina, come un'erotismo della macchina. Nell'industria spaziale americana l'aggettivo "sexy" fa ormai parte del gergo tecnico, per definire una bella macchina. L'uomo in un futuro molto tecnicizzato, dovrà giungere a una maggiore disciplina e controllo di sé. Inversamente, la macchina, per cominciare con l'uomo e allargare il suo orizzonte, deve diventare più umana. La cosa è scientificamente prevista. Molti esperti in ordinatori elettronici pensano che le macchine, divenendo più complesse e perfezionate, saranno probabilmente soggette alle nostre stesse malattie e che potranno avere dei problemi "psicologici". L'abbiamo chiamato HAL per dargli un nome umano. In effetti, il suo nome è una sigla composta dalle iniziali dei termini che designano i due metodi di conoscenza e comunicazione: l'euristico e l'algoritmico. Un crittografo ha fatto notare che le lettere H, A, L, precedono rispettivamente I, B, M, (IBM). La probabilità statistica di un rapporto matematico tra queste sei lettere era di una su un milione. E non lo avevamo fatto apposta. Guardando a un lontano futuro, credo non sia inconcepibile lo sviluppo di una semi cosciente cultura di robot-computer che un giorno potrebbe decidere di non aver più bisogno dell'uomo.
La morte e la bomba
Dato che sempre meno gente trova consolazione nella religione come in un cuscinetto tra sé e il momento finale, temo che inconsciamente si faccia strada una sorta di perverso conforto all'idea che in caso di conflitto nucleare il mondo morirà con noi. Dio è morto ma la bomba c'è ancora; così, le persone non sono sole nella terribile vulnerabilità della loro mortalità. - La morte è più naturale o inevitabile del vaiolo o della difterite. La genetica potrebbe giungere a un qualche modo di rigenerazione delle cellule. Sarei interessato all'ibernazione, se ci fossero facilitazioni e garanzie di sicurezza che oggi purtroppo non abbiamo. - Per me, l'unica vera immoralità è ciò che mette in pericolo la specie; il solo male assoluto, quello che minaccia di annientarla. Credo nelle potenzialità dell'uomo e nella sua capacità di progredire.
Fine (ironia)
Sfortunatamente, il tasso di mortalità infantile tra le civiltà emergenti e nell'universo potrebbe essere molto alto. Non che la cosa possa preoccupare o disturbare altri che noi, la distruzione di questo pianeta sarebbe insignificante, in prospettiva cosmica: per un osservatore sito nella nebulosa di Andromeda, il segno della nostra estinzione non sarebbe più appariscente di un fiammifero che si accende per un secondo nel cielo; se quel fiammifero fiammeggerà nel buio, non ci sarà nessuno a piangere una razza che usò il potere che avrebbe potuto mandare un segnale di luce verso le stelle per illuminare la sua pira di morte.
 Citazioni

"Un film assomiglia - o dovrebbe assomigliare - più alla musica che alla letteratura. Dovrebbe offrire un crescendo di stati d'animo, di sensazioni. Il tema di fondo, il significato, ciò che è al di là delle emozioni, dovrebbe venire solo in un secondo tempo."

"Il cinema è arte, ma l'arte del cinema è il montaggio.
Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare".

"Odio che mi si chieda di spiegare come "funziona" il film, cosa avevo in mente, e così via. Dal momento che si muove su un livello non-verbale, l'ambiguità è inevitabile. Ma è l'ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. "Spiegarli" non ha senso, ha solo un superficiale significato "culturale" buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere."

 Filmografia

 Siti

Siti su Stanley Kubrick

Stanley And Us project

http://utenti.tripod.it/stanleyandus/
Stanley Kubrick home page
http://dvolpin.teleradiostereo.it/kubrick.htm
Kubrick di P.Franchini
http://digilander.iol.it/stanleykubrick
"Kubrick Multimedia Film Guide"
http://www.indelibleinc.com/kubrick
"Kubrick on Web" di Barry Krusc
http://www.krusch.com/kubrick/
"Kubrick: The Master Filmmaker"
http://pages.prodigy.com/kubrick
"The Kubrick Site"
http://amk.atc.dmacc.cc.ia.us/
Stanley Kubrick online
http://kubrick.tripod.com
The Kubrick Site (a cura di alt.fan.kubrick)
http://161.210.220.100/
"The Authorized Stanley Kubrick Web Site"
http://www.kubrickfilms.com
"The Just guide to Kubrick"
http://www.kubrick.dk
Tributo a Stanley Kubrick
http://www.kubrick.net
Kubrick Meta-FAQ
http://amk.atc.dmacc.cc.ia.us/aboutng.html
Kubrick Subject FAQ
http://www.alta.demon.co.uk/faq
Sito italiano su Kubrick
http://members.xoom.com/_XMCM/Luigi82/homepage.htm
"Stanley Kubrick on-line"
http://stanleykubrick.interfree.it
Locandine dei film di Kubrick
http://web.quipo.it/ramadesign/kubrick
"Farewell, Stanley Kubrick" - Omaggio di Wendy Carlos
http://www.wendycarlos.com/kubrick.html
Recensioni di film di Kubrick
http://stanleykubrick.cjb.net
Kubrick sul "New York Times"
http://www.nytimes.com/library/film/kubrick-index.html
Kubrick su "Cinemania"
http://cinemania.msn.com/Person/Biography/1513
Biografia e filmografia di Kubrick su Geocities
http://www.geocities.com/giankyah
Stanley Kubrick Links su Geocities
http://www.geocities.com/sunsetstrip/studio/5139/kubrick.html
Sito su Kubrick
http://www.geocities.com/SoHo/9145/kubrick.htm
"Orizzonti Kubrickiani"
http://www.angelfire.com/pa3/orizzontikubrickiani/
Sito su Kubrick di Alessandro Vincelli
http://users.iol.it/taiger/Kubrick.htm
"Stanley Kubrick homepage"
http://members.xoom.it/andrealops/Kubrick
"The Unknown Kubrick" - fotografie di Look
http://www-personal.umich.edu/~jbmorgan/look.html
Kubrick Club su Yahoo!
http://clubs.yahoo.com/clubs/stanleykubrick
Elenco siti su Kubrick su Yahoo! Italia
http://it.dir.yahoo.com/
Elenco siti su Kubrick su Yahoo.com
http://dir.yahoo.com/
Stanley Kubrick su l'IMDb
http://www.imdb.com/Name?Kubrick,+Stanley


"Christiane Kubrick's Website"
http://www.christianekubrick.net
"Film World"
http://www.filmworld.co.uk
Newsgroup su Stanley Kubrick
alt.movies.kubrick
Newsgroup su Kubrick tramite DejaNews
http://xp5.dejanews.com/
Newsgroup su Kubrick in italiano
alt.fan.kubrick


Il giorno del combattimento

"Il giorno del combattimento" sull'IMDb

http://www.imdb.com/

Il padre volante

"Il padre volante" sull'IMDb

http://www.imdb.com/

I marinai

"I marinai" sull'IMDb

http://www.imdb.com/

Paura e desiderio

"Paura e desiderio" sull'IMDb

http://www.imdb.com/

Il bacio dell'assassino

"Il bacio dell'assassino" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Rapina a mano armata

"Rapina a mano armata" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Orizzonti di gloria

"Orizzonti di gloria" sull'IMdb
http://www.imdb.com/

Spartacus

"Spartacus" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Lolita

Lolita su filmsite.org
http://www.filmsite.org/loli.html
"Lolita" sull'IMDb
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Il Dottor Stranamore


"Il Dottor Stranamore" sull'IMDb

http://www.imdb.com/

2001 Odissea nello Spazio

Sito su "2001 Odissea nello Spazio" di Mauro Mele
http://www.look.it/2001
Sito italiano su 2001 di Simone Odino
http://www.odino.com/inde2001.htm
Sito su 2001 di Modemac
http://www.modemac.com/2001
2001: A Space Odyssey in Virtual Reality
http://members.aol.com/Alprojects/2001/index.html
Sito italiano su 2001 di Marco Urraro
http://digilander.iol.it/david2001
Sito in lingua inglese su 2001
http://www.infansci.com/2001
"2001" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Arancia Meccanica

Sito italiano dedicato ad Arancia Meccanica
http://www.areacom.it/html/arte_cultura/sf/armec.html
"Arancia Meccanica" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Barry Lyndon

"Barry Lyndon" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Shining

"The Making of The Shining"
http://www.doc-h.demon.co.uk/shining.htm
"The Shining Score"
http://crash.simplenet.com/shining
"The Shining" agli studi Elstree
http://www.elstree.co.uk/shining.html
"Shining" sull'IMDb
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Full Metal Jacket

"Full Metal Jacket" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

Eyes Wide Shut

Sito ufficiale di "Eyes Wide Shut"
http://www.eyeswideshut.com
"Eyes Wide Shut" sull'IMDb
http://www.imdb.com/

A.I.

"A.I." sull'IMDb
http://www.imdb.com/Title?A.I.+(2001)