Possiamo, di buon grado, affermare che l’era industriale
ha ormai lasciato il posto a quella che definiremo “era informatica”.
Se infatti, a caratterizzare l’assetto mondiale precedente era
la propensione del capitale al controllo delle risorse attraverso l’espansione
industriale su mercati sempre più vasti, oggi è interesse
del capitale riuscire a controllare sempre più pesantemente la
circolazione delle informazioni. Si badi che rimanendo, comunque, nel
sistema capitalista la caratteristica principale anche di questa nuova
era, resta l’accumulazione della ricchezza nelle mani di una sempre
più piccola minoranza di potenti e il controllo da questi esercitata
sull’esistenza della grande massa della popolazione umana. L’accumulazione
della ricchezza ed il controllo sociale sono comunque una funzionale
all’altra e non una mezzo per la realizzazione dell’altra.
Pietra miliare tra le due ere sono gli anni ‘70 che vedono la
congiuntura della crisi economica provocata da quella petrolifera e
la massiccia affermazione dell’apparato massmediologico televisivo.
Altri significativi momenti che separano il definitivo passaggio alla
nuova era possono essere inquadrati nella guerra del Golfo e nella vittoria
elettorale di Silvio Berlusconi nelle politiche del 1994 in Italia.
La guerra del Golfo segna la rivincita americana nei confronti dell’apparato
massmediologico che in occasione della guerra del Vietnam contribuì
pesantemente e definitivamente alla sconfitta. In quell'occasione l’amministrazione
si trovò a gestire il crescente disappunto dell’opinione
pubblica che seguendo le “notizie dal fronte” passò
gradualmente all’avversazione di quella guerra. Con la Guerra
del Golfo l’amministrazione USA dimostra di aver imparato la lezione
e riesce ad utilizzare il flusso informativo a proprio vantaggio: così,
ogni buon cittadino americano mantiene esposta la bandiera stelle e
strisce sulla porta di casa! Il concetto più pubblicizzato è
quello di “Nuovo Ordine Mondiale”, seguito da “Giusta
Guerra” e “Poliziotti del mondo”.
L’elezione di Silvio Berlusconi a presidente del consiglio dimostra,
invece, come un impero televisivo può plasmare l’opinione
pubblica secondo quelle che sono le esigenze di chi lo controlla. Quello
italiano è il caso limite, il più estremo mai accaduto
prima nel mondo occidentale, il frutto di più di dieci anni di
un generale e grezzo “lavaggio del cervello” e di pochi
mesi di massiccia “disinformazione mirata”.
Andreas Perugini