back Crisi Cinema: quale cultura? [16/04/2007]
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Recentemente i giornali hanno affrontato l'ormai annoso argomento della crisi del Cinema a Bolzano.
Sono stati sottolineati i ritardi e le difficoltà riscontrate per l'apertura della nuova agognata multisala, ormai quasi un miraggio. Si è denunciata la carenza di programmazione di film in italiano, si è applaudito alla supplenza di Sandro Forcato che barcamenandosi si prodiga a portare il Cinema ai Bolzanini affamati della settima arte. Tutto giusto, tutto vero. A questa analisi manca però un elemento che ci pare importante.
Non è solo la carenza di sale a determinare la crisi. Se così fosse il pubblico reduce ad esempio dalla chiusura del cinema Concordia avrebbe riempito Eden e Capitol. Invece l'emorragia sembra inarrestabile. Noi, piuttosto, crediamo anche che la crisi del Cinema a Bolzano sia tale perché manca cultura cinematografica. Ovvero, se il Cinema viene esclusivamente trattato nella sua dimensione spettacolare, come momento si puro svago e di consumo del tempo libero, ecco che poniamo la sua fruizione sul piano fortemente concorrenziale dell'offerta sempre crescente di opzioni che negli ultimi anni la piazza bolzanina è in grado di fornire. Pub, discoteche, pizzerie, spettacoli di ogni genere, sagre feste e concerti, facilmente possono mangiarsi fette di un pubblico che concepisce il Cinema come puro e semplice momento di svago. Se invece avessimo un pubblico più attento e sensibile al Cinema in quanto arte ecco che forse questa concorrenza sarebbe limitata, ecco che il pubblico non aspetterebbe di avere il pop-corn al cioccolato o subwoofer sotto la poltrona per andare al cinema. Sia chiaro, non siamo assolutamente contrari che si sviluppi una sempre maggiore cura della qualità della proiezione e dell'ospitalità in sala del pubblico. La forma non deve però diventare sostanza e se il pubblico fruisce del Cinema principalmente per questi elementi, ecco che abbiamo creato un pubblico volubile ed in una certa misura superficiale, pronto a cambiare modo di fruire del proprio tempo libero a seconda delle mode del momento. Questo pubblico ci interessa? Forse no, se il nostro obiettivo non sia semplicemente l'incasso. È a questo punto che dobbiamo, quindi, chiederci se, da parte degli "addetti alla cultura", sia stato fatto tutto il possibile. Noi crediamo di no. Riteniamo, anzi, che vi sia stato da parte delle associazioni culturali una sorta di abdicazione, una rinuncia a seguire quella che le imprese chiamano "mission" e le associazioni culturali dovrebbero chiamare "ragione sociale". Stiamo parlando del motivo stesso per cui esistono. Questo non dovrebbe essere mai la semplice auto conservazione. Se però si spaccia cinema fine a se stesso, si programmano film commerciali e film d'autore, blokbuster e rarità senza soluzione di continuità, facendo passare il messaggio che il Cinema è tutto uguale, ecco che si pongono le basi della disfatta. Con l'esperienza del Kinoki (proiettavamo in pellicola 7 giorni su 7 .ca un 60% di prime visioni) il Cineforum Bolzano ha capito che fare la brutta copia del Filmclub era sbagliato strategicamente prima ancora che moralmente.
Forse domani aprirà la multisala, un pubblico numeroso la riempirà, ma non per questo ci sarà automaticamente una maggiore cultura cinematografica. Sarà un bene, smuoverà le paludose acque in cui la città si è impantanata, ma non creerà necessariamente un pubblico attento e sensibile alla settima arte. Questo è, e deve continuare ad essere compito delle associazioni culturali e degli assessorati preposti.

Andreas Perugini