Riteniamo che dopo
l'immersione, l'apnea di due ore in un film, sia necessario una sorta
di momento di raccoglimento, un momento che permetta allo spettatore
di riordinare le idee, di riprendersi dal trance in cui era entrato
all'inizio della proiezione. ê, insomma, necessario un momento
di decompressione che ci faccia assimilare il film e che ci permetta
poi di discuterlo con gli altri. L'infausta pratica di accendere le
luci di sala non appena appare il "the end" del film, privando
lo spettatore nell'oscurità dello scorrimento completo dei titoli
di coda, impedisce questo momento e oltre che ad essere una sorta di
mutilazione dell'opera che in quanto tale molto spesso è concepita
come comprensiva anche dei suoi titoli di coda (per la grafica, per
le musiche o, addirittura, per l'esistenza di un finale a sorpresa),
instilla nello spettatore l'idea di una fruizione del film che si potrebbe
definire "industriale" dove le proiezioni hanno una cadenza
da catena di montaggio ed il pubblico non fa altro che sospendere i
pensieri per due ore senza avere poi la possibilità di riordinarli
e di "digerire" le migliaia di immagini, parole e musiche
appena scorse in perpetuo flusso. Oltretutto, spesso, nei titoli di
coda sono contenute informazioni quantomeno interessanti che possono
aiutare la piena comprensione dell'opera ed i retroscena della sua realizzazione.
Se il film mostra violenze sugli animali o esplosioni di palazzi ecco
che alla legittima domanda sull'esistenza o meno del "trucco"
i titoli di coda possono fornire una risposta. Scopriamo, infine, tutti
i nomi che hanno partecipato alla realizzazione dell'opera e comprendiamo
l'importanza anche di queste figure "minori" apprezzandone,
film dopo film, l'apporto e la specificità.