back IL MATTINO 05/10/02 (pag.14):
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Cineforum: «La censura di An è poliziesca»
Sodalizio critico con la legge Bossi-Fini sull´immigrazione
Un´interpellanza per chiedere che siano ritirati i contributiIl giudizio espresso
nel depliant della rassegna
sul razzismo

«Censurare pubblicamente chi dissente vuol dire andare dritti verso uno stato poliziesco». Si appella così alla libertà costituzionale di pensiero ed espressione Günther Cagol, rappresentante del direttivo nazionale Federazione italiana Cineforum e responsabile dell´omonima associazione bolzanina, oggetto in questi giorni di un´interpellanza di An contro la rassegna «Intolerance» promossa dal sodalizio. Nel depliant illustrativo degli appuntamenti il Cineforum sarebbe stato ritenuto reo di aver accusato di razzismo Fini e Bossi, autori della legge-sanatoria sull´immigrazione. A sollevare la polemica è stato un intervento di Antonella Biancofiore, consigliera comunale di An, che l´altro ieri aveva auspicato per l´offesa ai due ministri (il Cineforum si era espresso nei termini: Bossi e Fini due nomi, una garanzia!), l´immediato ritiro dei finanziamenti.
La rappresentante dell´opposizione criticava - in un comunicato - Provincia e Comune per i contributi erogati a sostegno della rassegna organizzata dal Cineforum Bolzano nella sala del Videodrome di via Roen 6, il cui primo appuntamento è stata la proiezione del film «Intolerance» del 3 ottobre.
Sotto accusa - all´interno della rassegna molto più ampia con sezioni dedicate alla donna e ai miglior cortometraggi - sono le poche righe di presentazione. «Tredici film sul razzismo, contro il razzismo - è scritto sul depliant -. Una rassegna nata dall´indignazione per le nuove leggi (firmate Bossi-Fini, due nomi, una garanzia!) del nostro Stato, che anziché valorizzare l´immigrazione, con spirito xenofobo, la criminalizza». Questo è il «capo d´imputazione.
«Questa iniziativa - ha scritto Antonella Biancofiore in un´interpellanza urgente inviata alla giunta - ha ottenuto il contributo della Provincia e quello del Comune. La riteniamo un´iniziativa di estrema gravità, sia perché vengono utilizzati soldi pubblici per attaccare ingiustamente una legge del tutto legittima, vista la promulgazione da parte del Capo dello Stato e la legittimità ottenuta da parte della Corte costituzionale, sia per l´attacco indecoroso (violazione della legge Mancino) contro un ministro della Repubblica e il vicepremier». L´esponente di An proseguiva nella nota non escludendo iniziative parlamentari su questo argomento, e preannunciando una analoga interpellanza in consiglio provinciale per i finanziamenti dell´assessorato alla cultura italiana sempre diretti al Cineforum.
«Complimenti alla consigliera Biancofiore - commenta la presa di posizione di An, Günther Cagol - dopo 50 anni di esistenza al servizio della cultura italiana, Alleanza nazionale si accorge della nostra associazione di cultura cinematografica. Non era successo ad esempio per appoggiare la richiesta di una sala che portiamo avanti senza risultato da 10 anni. An non si è neppure fatta sentire quando ci furono i nostri interventi contro il Filmclub per la vicenda Capitol. Mai una volta che la nostra modesta associazione comparisse nelle interpellanze dei vari rappresentanti di An, nè nei loro interventi sui quotidiani. E non ci si può certo accusare di essere "di parte" visto che due anni fa il Cineforum portò ad un dibattito Enzo Erra, reduce della Repubblica di Salò. Ci era perfino venuto il dubbio che non ci conoscessero, nonostante Mitolo e Holzmann fossero nostri soci nel 2000 e Pontecorvo nel 2001. Che invece An intervenga, in modo così aggressivo proprio per le nostre rassegne dedicate alle problematiche sociali, mi lascia alquanto perplesso. Nella presentazione del ciclo "Intolerance" non c´è nessun insulto ai ministri, ma solo la nostra libertà di espressione ed opinione. Reputo grave il tono dell´intervento della consigliera di An. Siamo contro la legge Bossi- Fini perchè è xenofoba, ha ricacciato il fenomeno immigrazione nel circuito della paura. Controlli intensificati, fatti anche agli extracomunitari in fila negli uffici postali per ritirare il modulo di regolarizzazione. Le stesse impronte digitali introducono un sistema di controllo poliziesco. L´attacco della Biancofiore è un altro preoccupante segnale, di quello che a livello nazionale sta succedendo ad esempio alla libertà di stampa. Cito i casi: Biagi e Santoro. E anche se certi suggerimenti sulle scelte di indirizzo culturale da parte di chi eroga i contributi sono cose che possono succedere anche in un regime democratico, è l´arroganza del discorso diretto che spaventa della rappresentanza locale di questo governo». Sintonizzati sulla stessa lunghezza di pensiero di Günther Cagol, tutto il direttivo del Cineforum.
«La nostra associazione culturale organizza, tra le altre - risponde in un documento il direttivo alla Biancofiore - una rassegna cinematografica contro l´intolleranza, e lo fa, come sempre e giustamente, con i contributi pubblici. Nella ragione sociale delle associazioni culturali vi è la promozione della cultura. Questa, naturalmente, non può prescindere dal presente e dalla sua eventuale critica. Il Cineforum Bolzano ritiene la Bossi-Fini una legge essenzialmente ingiusta e riteniamo nostro pieno diritto (articolo 21 Cost. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.) potere esprimere liberamente la nostra opinione e divulgarla attraverso quella che è la nostra attività culturale, per altro non finalizzata a scopi elettorali o propagandistici.
Risulta altresì paradossale che una rassegna contro l´intolleranza ed il razzismo sia accusata di violare la legge 25/6/93 n.205, legge Mancino, nata per arginare, appunto, i fenomeni di intolleranza razziale e religiosa».
«Questo tentativo di controllare politicamente le associazioni - conclude il Cineforum - minacciandone la sopravvivenza stessa, per il solo motivo che non risultano "allineate" a questo o a quel partito politico, appare come un inquietante segnale di assoluta mancanza di sensibilità democratica».