back L'OPINIONE: Cineforum, tesi precostituite e finanziamenti pubblici [Alto Adige 18/10/02]
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L'OPINIONE:

Cineforum, tesi precostituite e finanziamenti pubblici

di Gabriele Ansaloni

Essendo stato frequentatore del Cineforum dalla fondazione negli anni 50 e presidente dagli anni 60 fino a tre anni fa, credo di dover dire due parole sull'argomento Cineforum su cui mi tocca porre due ordini di considerazioni.
Capo primo: il Cineforum fu fondato nei primi anni 50 ad opera di don Bruno Benedetti, personaggio conosciuto e amato da intere generazioni di giovani per il suo spirito anticonformista e progressista, cosa che gli era valsa la censura della curia trentina con, conseguente allontanamento e trasferimento a Bolzano.
Il primo articolo dello statuto faceva un esplicito riferimento allo spirito cristiano, tuttavia il Cineforum diventò un vero foro di dibattito aperto a tutte le posizioni, dando voce a tutti. E allora che motivo c'è perché io debba esprimer forte critica per l'attuale conduzione del Cineforum?
Innanzitutto per un vertice (peraltro molto ristretto) animato da uno spirito critico grossolano e arrogante (sperimentato anche da due assessori comunali), e da smania di trasgressione.
Credo che Don Bruno Benedetti sacerdote progressista degli anni 50 e 60 si stia rigirando nella tomba!
Capo secondo: la libertà di opinione e di espressione è sempre stata alla base dei dibattiti nelle serate del Cineforum, che vedevano platee con centinaia di presenti (prima al Cinema Druso, poi al Concordia poi al teatro Rainerum), protagoniste di accalorati confronti che giungevano spesso alla mezzanotte.
Vi trovavano libera espressione tutte le opinioni e tutte le concezioni sociali e politiche, tanto che personaggi come l'allora giovane Carpi e la professoressa Menapace (approdati poi al parlamento nelle file dell'ultrasinistra) erano talvolta chiamati addirittura a condurre il dibattito.
Più avanti negli anni sessanta si dibattè a lungo sulla guerra del Vietnam con ampia e accalorata varietà di interventi; come pure sul divorzio (in cui io già divenuto presidente ed essendo militante nella Dc, prendevo posizione a favore, in una fase in cui Fanfani lanciava la crociata contro).
Ora invece il Cineforum non propone occasioni di dibattito, bensì serate a tesi, in cui la tesi è precostituita e addirittura dichiarata nei depliant; si tratta quindi di comunicazione e divulgazione delle opinioni del ristrettissimo vertice del Cineforum (dal quale si è estraniato nientemeno che il precedente presidente).
Allora il problema da porci non è quello della libertà di avere opinioni, bensì della libertà di comunicarle, il che è certamente libero se non sconfina nel codice penale, e se è esercitata a proprie spese, o a spese di qualche sponsor.
Non lo è invece se si serve in maniera distorta, di un finanziamento pubblico erogato con altro intento; diversamente ogni movimento di cittadini e, al limite, ogni cittadino avrebbe diritto a divulgare le sue personali opinioni reclamando un contributo ad hoc, semplicemente riempiendosi, con molto sussiego, la bocca col "diritto di opinione".