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L'OPINIONE:
Cineforum, tesi precostituite
e finanziamenti pubblici
di Gabriele Ansaloni
Essendo stato frequentatore del Cineforum dalla fondazione negli anni
50 e presidente dagli anni 60 fino a tre anni fa, credo di dover dire
due parole sull'argomento Cineforum su cui mi tocca porre due ordini di
considerazioni.
Capo primo: il Cineforum fu fondato nei primi anni 50 ad opera di don
Bruno Benedetti, personaggio conosciuto e amato da intere generazioni
di giovani per il suo spirito anticonformista e progressista, cosa che
gli era valsa la censura della curia trentina con, conseguente allontanamento
e trasferimento a Bolzano.
Il primo articolo dello statuto faceva un esplicito riferimento allo spirito
cristiano, tuttavia il Cineforum diventò un vero foro di dibattito
aperto a tutte le posizioni, dando voce a tutti. E allora che motivo c'è
perché io debba esprimer forte critica per l'attuale conduzione
del Cineforum?
Innanzitutto per un vertice (peraltro molto ristretto) animato da uno
spirito critico grossolano e arrogante (sperimentato anche da due assessori
comunali), e da smania di trasgressione.
Credo che Don Bruno Benedetti sacerdote progressista degli anni 50 e 60
si stia rigirando nella tomba!
Capo secondo: la libertà di opinione e di espressione è
sempre stata alla base dei dibattiti nelle serate del Cineforum, che vedevano
platee con centinaia di presenti (prima al Cinema Druso, poi al Concordia
poi al teatro Rainerum), protagoniste di accalorati confronti che giungevano
spesso alla mezzanotte.
Vi trovavano libera espressione tutte le opinioni e tutte le concezioni
sociali e politiche, tanto che personaggi come l'allora giovane Carpi
e la professoressa Menapace (approdati poi al parlamento nelle file dell'ultrasinistra)
erano talvolta chiamati addirittura a condurre il dibattito.
Più avanti negli anni sessanta si dibattè a lungo sulla
guerra del Vietnam con ampia e accalorata varietà di interventi;
come pure sul divorzio (in cui io già divenuto presidente ed essendo
militante nella Dc, prendevo posizione a favore, in una fase in cui Fanfani
lanciava la crociata contro).
Ora invece il Cineforum non propone occasioni di dibattito, bensì
serate a tesi, in cui la tesi è precostituita e addirittura dichiarata
nei depliant; si tratta quindi di comunicazione e divulgazione delle opinioni
del ristrettissimo vertice del Cineforum (dal quale si è estraniato
nientemeno che il precedente presidente).
Allora il problema da porci non è quello della libertà di
avere opinioni, bensì della libertà di comunicarle, il che
è certamente libero se non sconfina nel codice penale, e se è
esercitata a proprie spese, o a spese di qualche sponsor.
Non lo è invece se si serve in maniera distorta, di un finanziamento
pubblico erogato con altro intento; diversamente ogni movimento di cittadini
e, al limite, ogni cittadino avrebbe diritto a divulgare le sue personali
opinioni reclamando un contributo ad hoc, semplicemente riempiendosi,
con molto sussiego, la bocca col "diritto di opinione". |
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