back Ancora attacchi al Cineforum Bolzano
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Ancora attacchi al Cineforum Bolzano. Non rispondiamo e non risponderemo mai più al sig. Ansaloni, i cui scritti trasudano ostilità preconcetta, ma l'ulteriore intervento di Alberto Pasquali, persona verso la quale non neghiamo di nutrire stima e rispetto, ci induce a tornare sull'argomento.
Il sig. Pasquali è un gentiluomo, ed esprime le sue critiche in maniera garbata. Ma tutto quel di cui accusa l'Associazione è di aver inserito in un volantino di qualche migliaio di parole, che presentava le iniziative del Cineforum (numerose e variegate), un’espressione ironica nei confronti dall'On. Bossi e dell'On. Fini, e di aver definito "xenofobo" lo spirito di una legge dello stato.
Lo preghiamo di essere sincero almeno con sé stesso: davvero un uomo colto, fine, preparato come lui non prova un moto di repulsione di fronte a un personaggio come Bossi, i cui seguaci chiamano "merde" gli extracomunitari? E come può impedirci di diffidare, magari a torto, anche dell'On. Fini, anche se è un ministro? È vero, ha espresso promettenti critiche e ripensamenti rispetto ad alcuni (ma solo alcuni) aspetti del Fascismo, ma chi ci può fornire garazie della sua sincerità? Se l'On. Berlusconi esprime pervicacemente la sua persuasione che tutti i simpatizzanti per il Centrosinistra siano comunisti o almeno criptocomunisti, perché qualcuno non potrebbe sospettare (solo sospettare, intendiamoci) di fascismo o almeno criptofascismo l'On. Fini? Alla luce di tutto ciò le parole "due nomi, una garanzia", che oltretutto chiunque avrebbe considerato nulla più che una boutade polemica, trovano ampia giustificazione nella vicenda politica e personale dei due personaggi, sui quali peraltro si è solo tentato (magari senza riuscirvi) di fare dello spirito. Per ora (crediamo e speriamo) non è proibito scherzare sui nostri politici, e anche le associazioni sono libere di farlo, per quel che ci risulta: siamo convinti ad esempio che una filodrammatica, anche se finanziata con fondi pubblici, possa mettere in scena uno spettacolo di satira politica, anche contro il governo. Altrimenti saremmo al ricatto: contributi solo a chi non parla male del governo, cosa che accade, speriamo, solo nei regimi totalitari.
Aggiungiamo che nello statuto della nostra associazione, tuttora in vigore, si parla sì di associazione “apolitica”, ma una persona colta come l’avv. Pasquali non può essere così ingenua da credere veramente che cultura e politica e storia si possano nettamente separare. Che cosa si pretenderebbe, caro avvocato, che nel caso di un ciclo di proiezioni sul Nazismo e sullo Stalinismo l’Associazione si limitasse a scegliere alcuni film a caso, che non facesse sentire il proprio profondo disprezzo verso la cultura politica nazista e stalinista sia nella scelta dei film che nella presentazione dei cicli? E se è scontato, per chiunque ragioni in buona fede, che cultura e politica vanno di pari passo, perché ciò deve valere solo per il passato e non per l’oggi? Dice una nostra socia a proposito dell’accusa al Cineforum di essersi schierato a favore di un preciso schieramento partitico: “Non crede l’avv. Pasquali che esistano persone o gruppi in grado di avere un pensiero più articolato di quello dettato da una presunta linea di partito? Capaci di giudicare in maniera indipendente, secondo i propri personali criteri morali? Crede per esempio che sia incompatibile che un bolzanino sia critico verso la Bossi-Fini e magari voti "Sì" al famoso referendum promosso da un partito vicino al suo? Ultima domanda: seguendo il suo ragionamento, diventa impossibile distinguere una critica (a una legge varata dall'attuale governo) da un atto di propaganda militante. Il che equivale a dire che di critiche non se ne possono esprimere, a meno di non scrivere sull'Unità o dintorni. Gli sembra possibile?"

Inoltre, sebbene si stia pensando di aggiornarlo, lo statuto dell’Associazione parla ancora oggi di “attenta considerazione dei valori umani, che trovano degno completamento e forma risolutiva in quelli cristiani”, ragion per cui l’Associazione ”intende analizzare e discutere il film mediante la ricerca, la visione e la scoperta dei valori tematici, estetici, etici e sociali”. Per quanto ne sappiamo noi, i problemi etici e sociali sono il fondamento e l’essenza proprio della politica. Se è quindi vero che lo statuto parla anche di atteggiamento “apolitico”, è chiaro per chiunque lo legga in buona fede che nel contesto questo termine assume il più preciso significato di “apartitico”, perché fare cultura senza fare politica è impossibile: la cultura non può essere sterile, impassibile, asettica e imparziale, e quindi non può esserlo nemmeno un’associazione che di cultura si occupa. Quanto al fatto che la legge Bossi-Fini sia xenofoba (non “razzista” – noi non abbiamo mai usato questo termine) è solo una questione di libera valutazione, no? E a questo punto non possiamo fare a meno di richiamarci ai valori cristiani presenti nel nostro statuto, invitando l’avv. Pasquali a considerare quanta parte dei sacerdoti e dei vescovi più impegnati nel settore sociale, senza mai essere richiamati o smentiti dal Papa, abbiano espresso su questa legge valutazioni anche più dure del breve accenno che le ha riservato il Cineforum. Anche noi, come tutte le persone e le organizzazioni che citiamo più avanti, pensiamo che l’immigrazione non possa essere un fenomeno selvaggio e privo di regole, ma le regole fissate da questo governo ci sembrano sbagliate. Che c’è di male? Siamo in buona compagnia. Sono note le posizioni di Don Ciotti e di Padre Zanotelli, ma è interessante sentire anche altre voci cattoliche o cristiane e soprattutto quelle, che sicuramente l’avv. Pasquali considererà magari discutibili, ma anche rappresentative e autorevoli, di molti vescovi.
“Non è una legge razzista, ma colonialista”. (Don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Fonte: http://www.redattoresociale.it) - “Parlo della legge Fini-Bossi. Di quella vergogna nazionale che è la nuova legge sull'immigrazione.”(Marco Revelli in “Vita”, rivista on line del cui comitato editoriale fanno parte fra gli altri ACLI , AVIS, AVSI, CESVI, CGM, Consorzio Nazionale della Cooperazione Sociale, Centro italiano aiuti all'infanzia, Compagnia delle Opere, Consociazione nazionale dei gruppi donatori di sangue Fratres delle Misericordie d'Italia, Croce Rossa Italiana, Fondazione Terre des hommes Italia, Fondazione Opera San Francesco per i Poveri, Movimento Cristiano Lavoratori (M.C.L.), Telefono azzurro). - "La legge sull’immigrazione è, senza mezzi termini, anticristiana.” (Sebastiano Dho - Vescovo di Alba – fonte http://www.ildialogo.org/osservatori/razzismo.htm) - “Questa legge, a nostro avviso, segna un passo indietro e finisce per discriminare gli stranieri in Italia perché riduce la loro funzione ad una presenza che riguarda solo il mercato del lavoro" (Sinodo delle chiese valdesi – fonte: “Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino”).
“Caritas Italiana ed altri organismi associativi si sono già nettamente espressi contro detto provvedimento” (GIANCAMILLO TRANI, responsabile Caritas per la Campania: fonte: http://www.ildialogo.org/osservatori/razzismo.htm#) - “Debbo dichiarare con chiarezza che la legge Fini-Bossi sull’immigrazione non è conforme allo spirito del Vangelo. Ho il timore fondato che essa fissi nell’animo dei cittadini il senso pericoloso del razzismo». (Mons. Scatizzi, Vescovo di Pistoia – fonte: “Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino”).
L’arcivescovo di Catanzaro Antonio Cantisani ha proposto una raccolta di firme contro la legge Bossi-Fini sull’immigrazione.
Sono, come dicevamo, posizioni più decise delle nostre, ma nessuno è ancora stato querelato e nessuno è finito in gattabuia. Per quanto, c’è sempre tempo…
Potremmo continuare a lungo, ma crediamo di aver dimostrato quello che volevamo dimostrare:
1 – che il Cineforum si occupa di cultura, e non si fa cultura senza fare politica;
2 – che occupandosi di problemi etici e sociali (il che significa occuparsi di politica) il Cineforum rispetta il proprio statuto;
3 – che nonostante il trascorrere degli anni il Direttivo del Cineforum, al cui interno la componente di derivazione cristiana è in netta minoranza, non ha rinnegato la parte più nobile delle proprie origini cattoliche (secondo le indicazioni del fondatore, il compianto Don Bruno Benedetti, che certamente oggi non andrebbe a braccetto con Bossi) perché con molti cattolici si trova in accordo su delicati argomenti come l’immigrazione e la globalizzazione;
4 – che rispettando il suo statuto (depositato da anni e anni in Provincia e da essa considerato ineccepibile) e fornendo alla cittadinanza momenti di dibattito aperto e sincero il Cineforum adempie i suoi compiti statutari e merita di essere finanziato dalla Provincia Autonoma (che bene ha fatto a difenderlo) e da altri enti pubblici.

Per concludere, caro avvocato, non Le pare a parte tutto che, visti anche gli arresti nel Sud di questi giorni, stia tirando una brutta aria per chiunque si azzardi ad assumere posizioni di dissenso? Perché ci si mette anche Lei?

Il Direttivo del Cineforum.