"Fahrenheit 9/11" il nuovo film Di Michael Moore (l'autore di
"Bouwling for Colombine") sul CITIZEN BUSH ed i legami della sua
famiglia con quella dei Bin Laden è stato bloccato dal produttore:
Miramax divisione Disney.
Certo è che se solo un decimo dei contenuti dei due libri di Michael
Moore (Stupid white men e Dude Where's My Country?) fossero finiti nel film
forse davvero, finalmente, più nessuno avrebbe creduto alla fandonia
della guerra giusta ed in molti di più avrebbero realizzano quale
classe criminale governa gli USA e l'Occidente. Ma c'è ancora qualcuno
che ci crede davvero!?
In concreto il motivo della censura dipende dal fatto che la Disney che
ha sede in Florida ha subito pressioni dal governatore di quello stato,
Jeb Bush, fratello di George, che ha minacciato di tagliare tutte le agevolazioni
fiscali di cui Disneyworld ad oggi gode se il film fosse uscito.
fonti:
Michael Moore
mmflint@aol.com
www.michaelmoore.com
invitiamo anche all'acquisto dei libri:
http://www.lafeltrinelli.it/Feltrinelli/FL_Prodotto/1,1302,1909259,00.html
si trovano ovunque! 
Il ciclone Michael Moore: "Gli affari
di Bush e Osama"
di Silvia Bizio - 2 aprile 2003 - tratto da www.repubblica.it
Il regista (premio oscar per "Bowling for Columbine") attacca
il governo Usa
e parla del nuovo film sui rapporti tra la famiglia del presidente e il
capo di Al Qaeda
"Bush sr. ha mantenuto i legami con i Bin Laden fino a due mesi dopo
l'11 settembre "
LOS ANGELES - Provocatore, umorista, irriverente e irritante. Grillo parlante
d'America, il documentarista Michael Moore, premio Oscar per Bowling for
Columbine , il feroce j'accuse contro la cultura delle armi da fuoco negli
States, è diventato un casus belli nazionale e una sorta di pifferaio
magico della sinistra americana: è suo il "Vergogna, Mr. Bush!"
ripetuto per tre volte nella notte degli Oscar. Moore è diventato
una potenza multimediale: oltre ai documentari (citiamo anche Roger and
me eDownsize this! ), realizza serie televisive d'impegno politico ( Tv
Nation ), è autore del best-seller Stupid white men (in sostanza
una requisitoria contro Bush e la sua "junta" che ha rubato
le elezioni - il libro sta per uscire anche in Italia), è uno speaker
di grande carisma tra i più richiesti e pagati dopo Bill Clinton.
Bowling for Columbine , costato 3 milioni di dollari, è il documentario
di maggior successo della storia, con incassi di 20 milioni solo in America
e oltre 40 in tutto il mondo.
Un successo che Moore spera di ripetere con il suo prossimo documentario,
provvisoriamente intitolato Fahrenheit 9/11 , una disamina dei legami
tra la famiglia Bush e i Bin Laden, prodotto e finanziato dalla casa di
produzione di Mel Gibson, la Icon Films. Il documentario, che già
fa tremare i palazzi del potere, verrà realizzato in tempo per
debuttare a Cannes nel 2004, e uscirà nei cinema americani in tempo
per le elezioni presidenziali di quell'autunno. "C'è chi programma
le sue uscite pensando agli Oscar", dice Moore, 49 enne del Michigan,
"Io invece programmo i miei film per le elezioni".
Ha già cominciato Fahrenheit 9/11 ?
"Ci sto lavorando da un anno e ho già materiali scottanti.
Racconto quel che è successo nel nostro paese dall'11 settembre
2001, e come l'amministrazione Bush abbia piegato questo tragico evento
ai propri scopi. Il film affronta i legami fra due generazioni di Bush
e il clan di Osama Bin Laden, risalendo ai primi rapporti di affari fra
Bush senior e il padre di Osama, un magnate delle costruzioni saudita.
Quando morì lasciò al figlio circa 300 milioni di dollari
che questi ha usato per finanziare la violenza globale".
Da amici a nemici?
"Più o meno. Cercherò di spiegare cosa ha portato George
W. Bush e Osama Bin Laden a diventare nemici mortali e risalirò
alle ragioni che hanno fatto degli Stati Uniti un bersaglio del terrorismo
e dell'odio in mezzo mondo".
Cosa ha scoperto?
"Bush padre ha mantenuto i suoi legami con la famiglia Bin Laden
fino a due mesi dopo l'11 settembre, e i Bin Laden hanno investito parecchio
nel gruppo Carlyle, che ha le mani in varie torte ed è l'11mo appaltatore
della difesa militare. Il film pone una serie di questioni per le quali
non ho ancora risposte, ma ci sto lavorando".
Non teme di essere messo definitivamente alla berlina? "Niente affatto,
io non lavoro a Hollywood. Sono finanziato da canadesi e ora da altre
persone come Gibson - che non vivono qui e le cui compagnie di produzione
sono fuori della cerchia. Il mio libro è primo in classifica, insomma,
mi sento di poter fare quello che voglio, esercitando quel nostro bellissimo
diritto che è la libertà di parola".
Stupid white men ha venduto milioni di copie...
"Il mio libro attacca Bush proprio nel momento in cui, a quanto pare,
gode di enorme popolarità. Ma la verità è che la
maggioranza del paese non ha votato per lui; la maggior parte dell'America
è sensibile alle questioni ambientali, al contrario di Bush; approva
l'aborto, al contrario di Bush; vuole legittimi legami internazionali,
al contrario di Bush. La maggioranza non vuole la guerra, non vuole vedere
i suoi ragazzi morire. Sarebbe irresponsabile da parte mia non dire quello
che penso. Allo stesso tempo però amo il cinema, mi piace andare
a vedere un bel film, e voglio che il pubblico esca da un mio film eccitato
per quello che ha visto, cosa sempre più rara di questi tempi".
Durante il suo discorso agli Oscar fischi e "buu" si sono mescolati
agli applausi...?
"Ho visto la sala alzarsi in pedi ad applaudire. Poi dalla galleria
sono partiti i 'buu', e quelli che prima applaudivano hanno cominciato
a fare 'buu' a quelli che facevano 'buu'. Una scena surreale. Poi l'orchestra
ha iniziato a suonare e me ne sono dovuto andare via. Ma ricordo anche
di aver udito le maestranze dietro le quinte dire 'No, no!', quando ho
attaccato a parlare. Del resto, mica mi sarei messo a ringraziare agenti,
avvocati, agenti degli avvocati e avvocati degli agenti. E poi siamo ancora
tutti pieni di rabbia per quello che è successo l'11 settembre
e abbiamo il diritto di cercare vendetta nei confronti dei 'cattivi'.
Ma non di un cattivo qualsiasi"
Si spieghi.
"La paura che Saddam uccida lei e me questa notte è insensata.
E tuttavia, proprio la paura instillata dai nostri governanti è
un'arma potentissima di consenso. Paura di tutto... vota per me che ci
penso io. La verità è che l'Iraq vanta la seconda riserva
di petrolio più grande del mondo: per questo siamo lì. Perché
non dirlo chiaramente? Bush l'aveva quasi fatto un paio di settimane fa,
quando ha detto: 'Non bruciate quei pozzi...', pensavo stesse per aggiungere,
'perché è il nostro petrolio!', ma non l'ha fatto. Sarebbe
stata una splendida gaffe. Avrebbe detto la verità per una volta".
"Per favore, caro presidente mandi in Kuwait le sue figlie"
di Michael Moore (regista di "Bowling for Columbine") - 21 marzo
2003 - tratto da www.repubblica.it
Caro Presidente Bush,
e così è venuto il giorno che lei chiama "il momento
della verità". Sono lieto di sentire che questo giorno è
finalmente arrivato. Perché, glielo devo proprio dire, essendo
sopravvissuto per 440 giorni alle sue bugie, non ero sicuro di poterne
sopportare ancora. Ho anch'io alcune piccole verità da condividere
con lei:
1) Non c'è nessuno in America che sia felice di andare alla guerra.
Esca dalla Casa Bianca e cerchi in qualsiasi strada d'America almeno cinque
persone felici di andare ad uccidere gli iracheni. Non li troverà.
Perché? Perché nessun iracheno è mai venuto qui a
uccidere uno di noi.
2) La maggioranza degli americani ovvero quelli che non hanno mai votato
per lei non ha perso la testa. Sappiamo bene cosa affligge le nostre vite
quotidiane: due milioni e mezzo di posti di lavoro persi da quando lei
si è insediato sulla poltrona presidenziale, la borsa diventata
ormai un gioco crudele, la benzina a due dollari. Bombardare l'Iraq non
risolve nessuna di queste questioni.
3) L'intero mondo è contro di lei, Signor Bush. E tra di loro metta
anche i suoi compatrioti Americani.
4) Il Papa ha detto che questa guerra è sbagliata, che è
un peccato. Il Papa! Quanto ci vorrà prima che lei realizzi che
è solo in questa guerra? Naturalmente, non la combatterà
personalmente. Lascerà che altri poveri disgraziati lo facciano
al posto suo, proprio come lei fece ai tempi del Vietnam. Si ricorda,
vero?
5) Dei 535 membri del Congresso, solo uno ha un figlio o una figlia nelle
forze armate. Se vuole difendere l'America, per favore invii ora le sue
due figlie in Kuwait. E lo stesso facciano tutti i membri del Congresso
che abbiano figli in età da militare.
6) Certo, i francesi possono anche essere dannatamente noiosi. Ma non
ci sarebbe stata l'America se non fosse stato per i francesi, per il loro
aiuto nella guerra rivoluzionaria. La smetta di pisciare sui francesi
e li ringrazi. Ma sorrida, questa guerra non durerà a lungo perché
non saranno poi tanti gli iracheni pronti a sacrificarsi per Saddam. Si
impegni nella vittoria, sarà un bel viatico per le prossime elezioni.
Mantenga viva la speranza! Uccida gli iracheni che rubano il nostro petrolio!!!
Suo, Michael Moore
www.disinformazione.it
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