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Mai come quest'anno il festival di Cannes
è stato teatro di scontri e dibattiti politici. L'ultima volta
risale al 1968, quando Godard e Truffaut occuparono il palcoscenico del
Palais du Cinéma e riuscirono a bloccare il festival. Punta di
diamante di questa 57esima edizione della manifestazione è senz'altro
il documentario-bomba di Michael Moore Fahrenheit 9/11 che dà filo
da torcere al presidente Usa George W. Bush e ha già scatenato
roventi polemiche in seguito alla decisione della Disney di bloccarne
l'uscita. Ma Moore non è certo il solo che sulla Croisette ha fatto
e farà sentire forte la propria voce. Primi fra tutti i precari
dello spettacolo francese che, dopo giorni di proteste e manifestazioni,
sono passati dalle parole ai fatti. La sfilata in smoking sul montee de
marche" non è, infatti, bastata a placare gli animi dei "rivoltosi"
che, sabato scorso, si sono scontrati con i poliziotti francesi e promettono
di scendere ancora in piazza. E protestano anche i circa 300 impiegati
di alcuni degli hotel di lusso (Carlton, Majestic, Gray d'Albion, Noga
Hilton e Martinez) che ospitano in questi giorni le stare del festival:
questa mattina hanno sfilato sulla Croisette per rivendicare migliori
condizioni di lavoro e contratti più sicuri. Ma a parlare di politica
sono soprattutto i film del festival. Bowling a Columbine (un Oscar vinto
e incassi senza precedenti per un film non di fiction) ha fatto scuola
e il documentario, soprattutto a Cannes, sembra essere diventato il più
efficace strumento di denuncia: la guerra in Iraq, il terrorismo, le colpe
dell'attuale governo americano e, indirettamente, le imminenti elezioni
presidenziali in Usa sono i temi più frequenti.Alcuni titoli: Uncovered:
The War on Iraq di Robert Greenwald, per il quale arriverà domani
a Cannes l'ex ambasciatore Usa Joseph Wilson, Bush's Brain incentrato
sulla figura dello stratega politico Karl Rove e Mondovino (inserito all'ultimo
minuto in concorso) nel quale Johnatan Nossiter parla di globalizzazione
e punta il dito contro le multinazionali produttrici di vino. Senza dimenticare
The Assassination of Richard Nixon con Sean Penn che prende di mira il
presidente in carica negli Stati Uniti tra il 1968 e il 1975 ("Un
Certain Regard"), il documentario Salvador Allende (fuori concorso)
che racconta il colpo di stato in Cile nel 1973, e The Last Full Measure
("Short Film Corner"), documentario sulla guerra del Vietnam
diretto da Alexandra Kerry, figlia trentenne di John Kerry, il candidato
democratico che sfiderà Bush alle presidenziali di novembre. Insomma
fare e parlare di politica sulla Croisette è più che un
imperativo. Ne sa qualcosa Emir Kusturica rimproverato dai giornalisti
per non aver preso una posizione netta contro Milosevic nel suo film La
vita è un miracolo.
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