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Tutti in piedi per Michael Moore. Se
la stampa ha riservato a Fahrenheit 9/11 una tiepida accoglienza, il
pubblico del festival di Cannes, ieri sera, si è letteralmente
spellato le mani regalando al regista un lunghissimo, interminabile applauso.
Commosso Moore si è avvicinato a una delle telecamere, sguardo
dritto dentro l'obiettivo, e ha detto: "Bye Bye Bush" Ma più
che un documentario contro il presidente Usa, Fahrenheit 9/11 "è
un film a sostegno delle famiglie dei soldati americani che sono in Iraq
e devono tornare a casa vivi" ha spiegato il regista. "Non ho
interessi con il partito democratico, né lo sostengo, ma voglio
convincere gli americani a cambiare amministrazione". Paradossalmente,
"Bush è il più antimilitarista d'America - prosegue
Moore - perché ha il disprezzo per i soldati. Li ha mandati a morire
facendo credere bugie che coprono i suoi interessi privati". Ma "gli
americani quando capiscono di essere stati presi in giro, vittime di bugie,
non perdonano i loro presidenti". Il documentario, boicottato dalla
Disney (che aveva proibito alla consociata Miramax di farlo uscire), sembra
aver trovato proprio sulla Croisette un distributore. Il regista non ha
confermato nulla, ma si è detto sicuro del fatto che entro luglio
arrivi nelle sale. Per quella data, ha fato sapere, lo arricchirà
con materiale inedito. Il film si conclude con il linciaggio
degli americani per le strade di Bagdad e non include, quindi, la vicenda
delle torture nel carcere di Abu Ghraib. "Dalla Miramax - annuncia
- ho avuto ulteriori finanziamenti e sarò in grado in sei settimane
di cambiare il film, aggiornandolo con gli ultimi avvenimenti".
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