back Nemesi [20/12/04]
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Un obbiettivo a lungo termine

L’annoso problema della mancanza di una sala dignitosa ci ricorda il triste slogan fascista "Abbiamo pazientato 50 anni, ora basta!", visto che il Cineforum la attende dal 1958.
Il Direttivo ha avviato una serie di incontri risolutoricon tutte le cariche istituzionali competenti: nell'ordine il Sindaco Salghetti, l'Assessore Comunale alla Cultura Repetto, l'Assessore ai Lavori Pubblici Bizzo, il City Manager Caramaschi nonché il capo ripartizione Cultura Italiana della Provincia Antonio Lampis. È stato richiesto un nuovo incontro plenario con la presenza dell'Assessore provinciale alla Cultura Italiana Cigolla e dell'Assessore Comunale al Patrimonio Bertoldi. Finalmente una proposta concreta è stata avanzata dal Sindaco: una sede per il Cineforum nella nuova zona di espansione della città. Tempi di realizzazione? Le stime degli amministratori comunalioscillano tra i 4 ed i 7 anni. Bene, diciamo noi, accettiamo volentieri la sfida del Comune volta alla creazione di un solido tessuto socioculturale in una zona periferica altrimenti destinata forse alla ghettizzazione. Pur consci del rischio di una "periferizzazione" rispetto ad altre entità, diciamo così, più fortunate, potremmo addirittura non solo radicare in periferia la Biblioteca del Cinema, ma anche riproporre il progetto del Kinoki con una programmazione settimanale ragionata di film in pellicola, anche di seconda visione. Insomma, la ragione sociale della nostra associazione, ovvero quella che in termini aziendali si definisce mission, non solo non verrebbe tradita, come è successo ad associazioni “di cultura cinematografica” che investono ingenti contributi pubblici per promuovere film che hanno già una vasta distribuzione commerciale, ma verrebbe ulteriormente rafforzata. Siamo convinti che negli ultimi vent'anni nel Paese si sia registrato un generale impoverimento culturale ed un allontanamento dei cittadini dalla Cosa Pubblica e che questo non sia unicamente dovuto all'espansione delle TV commerciali berlusconiane, ma anche alla progressiva rinuncia della RAI alla nativa pubblica funzione e alla deriva degli operatori culturali, che hanno perso di vista gli obiettivi della loro azione. Il Cineforum vuole mantenersi fedele ai valori della sua fondazione e per questo, come detto, ha scelto di accettare la proposta del Comune.


Un obbiettivo a breve termine

Dando per valida ed accettata la proposta del Comune sulla sede futura, nasce immediata un'altra istanza. Il Cineforum non può operare, per 5 o 7 anni che siano, nelle attuali condizioni! Grazie agli amici del Cineclub Bolzano, all'Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia ed al provvidenziale intervento della Fondazione della Cassa di Risparmio è stato finalmente possibile l'acquisto di un nuovo, stupendo videoproiettore, che ricolloca il Videodrome all'avanguardia nella qualità delle proiezioni. Il depliant con il programma invernale è graficamente accattivante. Le rassegne sono, crediamo, di forte interesse. I relatori e le nuove collaborazioni con altre associazioni quali la Gea ed il Forum Prevenzione, sono ulteriormente qualificanti. Ma tutto questo risulta inutile e controproducente se i nuovi soci che si avvicinano al Cineforum si trovano a frequentare dei locali poco dignitosi e nascosti, oltre che inaccessibili ai portatori di handicap. È chiaro, insomma, che gli sforzi dell'associazione relativi alla proiezione vengono vanificati dall’inadeguatezza degli ambienti (che oltretutto il Comune ha tutto l'interesse a riqualificare, visto che gli appartengono).
Una maggiore dignità della sede operativa (esiste uno studio interno i cui risultati saranno esposti ai vari assessori competenti) risulta così il motore capace di attivare uno sviluppo dell'associazione ed un ampliamento del pubblico. Questo è quindi l'obiettivo a breve termine che ci poniamo. Migliorare l'attuale sede non comporta investimenti eccessivi (la Provincia con il Direttore Lampis si è già detta disponibile a contribuire per l’arredamento) e burocraticamente è cosa facilmente realizzabile. Se però questo modesto risultato si dimostrasse irraggiungibile in tempi ragionevoli, come potremmo credere ad una promessa così proiettata nel futuro come quella relativa a una sede da costruirsi in un quartiere che ancora non esiste?