back La Passione di Mel Gibson [10.05.04]
  inizio

Stranamente, ma non troppo, il (brutto) film di Mel Gibson ha avuto
successo soprattutto nei Paesi islamici e negli Stati Uniti:
accomunati, con tutte le loro diversita', da revival "religiosi" che
fanno piazza pulita delle antiche religioni locali per riprenderle
invece in chiave di puro fanatismo, e molto semplificate. I "cristiani
rinati" degli Stati Uniti, cui appartengono ormai gli esponenti
dell'establishment, riducono tutte le Scritture al Vecchio Testamento,
e questa ai soli libri "storici", e questi ai soli capitoli piu'
militanti. Nessun cristiano Usa cita ormai, da molto tempo, il Vangelo;
in compenso, sono diventate popolarissime - e compaiono a pieno titolo
nel dibattito culturale - brani come la "sura di Armaggedon" o quella
del "Dio che esplode". Dal lato "orientale", "islamico", stessa cosa:
con un Corano ridotto a volantino, di cui si citano sempre e solo i
versetti piu' "militari". Di Passion, ad entrambi i target, e' piaciuto
molto il grand guignol e l'antisemitismo. Sarebbe interessante
approfondire l'origine di questa strana non guerra di civilta' ma
omogeneizzazione di civilta' fra America e Islam, fra due cioe' delle
culture piu' dissimili del mondo moderno. Ne' Jefferson ne'
Harun-al-Rashid, ne' Mille e una Notte ne' Rapsodia in Blu. Bombe,
scimitarre, kamizake fanatici e rambi.
Molti, naturalmente, hanno evocato - per contrasto - il Vangelo di
Pasolini. Quest'ultimo era un'opera d'arte, cio' che Passion non e'.
Pasolini - omosessuale ed ateo - era cristiano, mentre Gibson e' solo
un fanatico fighetto. Ma soprattutto Pasolini - a differenza di Gibson,
e di qualunque altro possibile autore dei nostri tempi - non solo era
cristiano, ma apparteneva ad una chiesa cristiana, ne condivideva
visceralmente le tradizioni, viveva il suo cristianesimo insieme agli
altri. Questa chiesa, per ragioni storiche, si chiamava partito
comunista italiano. Completamente diversa dal misero revivalismo
settario dei nostri giorni: erede del cristianesimo popolare italiano,
con tutte le sue innocenze, ed anche le sue inquisizioni. (E i
cattolici? All'epoca di Pasolini, in genere erano pagani: le scene di
Pio XII in gestatoria, fra guardie armate e flabelli, sono puro peplum
hollywoodiano).

Federico Greco

 

Sono d'accordo: il film di Pasolini e quello di Gibson sono troppo diversi per essere messi a confronto.
E "Passion" mi è molto piaciuto.
Ma non c'è dubbio che fosse Pasolini il vero cristiano e che Gibson sia un fighetto fondamentalista.
E che il partito comunista è il vero e unico partito cristiano che l'Italia abbia mai avuto.
(nota: non Partito Cristiano).

Riccardo Orioles


Ho visto all'ultimo il film La passione di Cristo di Gibson proiettato in sala.
Superato il moto di rigetto tipico che solitamente mi deriva come reazione al pompaggio mediatico che antecede molte produzioni hollywoodiane ho affrontato il film di quel Gibson che disprezzo in quanto estremista cattolico (ipocritamente) legato alla lobby americana delle armi. Sono poi ateo e credo solo nella pratica di un sano ateismo e materialismo storico: non sento alcun bisogno di spiritualità.
Anticipo di non averlo trovato assolutamente un brutto film.
Non sono mai stato un cultore dei sottotitoli ma l'utilizzo dell'aramaico e del latino conferiscono al film una dimensione inedita ed affascinante nonostante i conclamati strafalcioni ed i vari improbabili accenti. E questo è già un grande merito.
Costumi ed ambientazione mi sembrano i meglio curati e i più proponibili di quanto fino ad ora presentato nelle decine di film sull'argomento. La colonna sonora sufficientemente raffinata.
La non originale ambientazione a Matere (già Pasolini lo aveva fatto per limitarci all'ambito religioso) è comunque azzeccatissima.
Il Satana della Celentano è veramente ben riuscito: credibile finalmente.
Infondate le accuse di antisemitismo. Anzi, rispetto ad altri film (quelli di Pasolini e Rossellini inclusi), durante il processo a Gesù, all'interno del clero, emergono voci di dissenso di alcuni rabbini che prontamente e malamente vengono azzittiti ma che testimoniano l'eterogeneità delle opinioni.
I Romani appaiono spesso come degli ubriaconi e dei sanguinari come è probabile che fossero quelli che si occupavano di flagellazioni e crocifissioni nella provincia dell'impero, ma vi sono figure più sfaccettate come quella bella di Ponzio Pilato e di sua moglie o del suo centurione.
Importantissimo: tutte le figure femminili del film risultano molto positive.
Maria è finalmente vecchia, e non certo bella. Credo sia la prima volta in cui non viene rappresentata da una 'verginella' capace di suscitare ben altri sentimenti...
Infine, lo stesso concetto di una rappresentazione fisica e carnale della passione mi sembra adeguata ad una religione che crede nell'incarnazione del proprio dio in un uomo che si sacrifica per la salvezza dell'Umanità immolando il proprio corpo alla sofferenza. Quindi, la dimensione anche eccessiva e sanguigna, sanguinaria non è così passibilie di critica.
Quello che non mi è piaciuto è l'utilizzo della computer grafica ad esempio in quell'inquadratura dall'alto subito dopo la crocifissione dove una lacrima/goccia di pioggia filtra lo sguardo e precipita fino a toccare il terreno: malfatta! O ancora quel pseudo grido di Satana che segue.
Un'eccessiva presenza di demonietti e spiriti vari di cui anche la Bibbia ne è piena, ma che fatico a digerire.
L'imbeccata del corvaccio al ladrone blasfemo: veramente grottesca!
Il flash back della via crucis della Madonna che aiuta Gesù a rialzarsi che molti definiscono come la migliore scena del film mi pare, piuttosto, eccessivamente mielosa, forse un po' 'mammona' tipica italiana.
127' minuti che comunque corrono via veloci ed hanno il merito di presentarci la stessa storia sotto un diverso, e forse più giusto, punto di vista.
Aggiungo blasfemicamente (da tutti i punti di vista) due concetti:
1) Non è così difficile fare un film sulla vita di Gesù Cristo.
Una sceneggiatura rodata da 2000 anni e che se ci si attiene ai testi si riduce ad accentuare alcuni gesti o a sottolineare simbolicamente alcuni dettagli con il vantaggio sia dei registi che degli attori di avere a disposizione decine di modelli precedenti.
2) Molti critici tendono a sopravvalutare le opere dei nostri Pasolini e Rossellini.
il RE dei Re è una palla mostruosa, tecnicamente orribile, con quelle continue zoomate pp/totale/pp.
A volte grottesco (la 'folla' di 20 persone che acclamava Barabba, la corte e la morte di Erode), sempre fastidioso (un Gesù Cristo da catechismo, senza emozioni che sciolina salmi a raffica, meccanicamente), spesso incomprensibile nelle scelte di tagliare parti fondamentali (tutta la parte precedente la crocefissione: la passione, appunto).
Non si capisce dove voglia andare a parare il lungo e truculento prologo sui re israeliti. Mai vista un'apologia di Ponzio Pilato più marcata. Anche se questo non è solo un problema di Rossellini, che fine fa Giuseppe? Perché Maria ha sempre 20 anni?
Ma che brutto, brutto, brutto!
Il Vangelo Secondo Matteo di Pasolini è invece un bel film, anche se non ritengo Pasolini (ad eccezione di Accattone) un grande regista. Bella la fotografia, bello l'inizio con il Giuseppe perplesso di fronte al pancione di Maria. Maria ha una sua bellezza particolare. Bella quanto cruenta l'impiccagione di Giuda. Bello quanto strano con i suoi capelli corti impomatati Gesù (finalmente lontano dall'essere un figlio dei fiori) con la sua violenta retorica.
Inappropriata anche se originale la colonna sonora. Improponibili e credo ingiustificati i costumi dal sapore medioevaleggiante. Ormai grottesche molte comparse con la loro parlata dialettale e quei tratti tipici italiani.
Ma perché Pasolini ha fatto questo film? Perché, come dice Morandini, è stato attaccato dai fascisti e dai "cattolici in camicia nera"? Solo per le presunte squadracce fasciste di Erode: gran poca cosa! Forse solo perché Pasolini era comunista ed omosessuale dato che non c'è nulla di blasfemo nella sua fin troppo fedele trasposizione del Vangelo di Matteo.
Però se avesse avuto più coraggio il film poteva essere meno nazional popolare e più terzomondista, girandolo magari in Palestina. Avendo più coraggio si poteva addirittura scostarsi dal testo sacro.
Ma le chiese, sia bianche che rosse, rimangono chiese, purtroppo, e l'arte tendono quasi a dimenticarsela.

Andreas Perugini