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"La giustizia è uguale per tutti, ma forse, questo cittadino
è un po' più uguale degli altri" afferma Silvio Berlusconi,
parlando di se stesso in terza persona (come spesso gli accade), al suo
ultimo processo prima della definitiva approvazione della nuova legge
sull'immunità. Così parafrasando (forse inconsapevolmente)
La Fattoria degli Animali (1945) il libro scritto da George Orwell (poi
ideatore del Grande Fratello di 1984) Berlusconi ripercorre la stessa
parabola degenerativa dei maiali della Fattoria, da leader a dittatori:
"Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali
degli altri."
I due documentari Sua Maestà Silvio Berlusconi e Citizen Berlusconi
fin dal titolo ci rimandano ai fondamenti della moderna filosofia politica,
a Locke e Montesquieu, alla netta divisione dei poteri in Democrazia:
il potere esecutivo al Governo, quello legislativo al Parlamento, il potere
giuridico alla Magistratura. Per evitare conflitti di interessi, i poteri
devono essere gestiti separatamente.
Solo chi vive in uno Stato ove vige la netta distinzione dei poteri è
cittadino piuttosto che suddito.
Nel 1941 un geniale Orson Wells, a soli 23 anni, dirige il film Citizen
Kane.(cittadino Kane). Welles interpreta, sotto pseudonimo (Kane, appunto)
il magnate della stampa William Hearst che non approvò e fece di
tutto per boicottare il film. Orson Welles voleva mostrare che anche il
cittadino Kane/Hearst non era un cittadino uguale agli altri, ma un po'
più uguale degli altri. Chi controllava la stampa, infatti, deteneva
un altro grande potere democratico: il Quarto Potere. E fu così
che, a mio avviso genialmente, in Italia il film si chiamò proprio
in questo modo.
Nel 1976 Sidney Lumet aggiorna il concetto. Dirige il film Network un
micidiale atto d'accusa contro il sistema televisivo: in Italia il film
viene nominato: Quinto Potere.

Il 17 maggio al festival di Cannes viene presentato Fahrenheit 9/11 (Fahrenheit
11 Settembre) il nuovo film Di Michael Moore (l'autore di Bouwling for
Colombine) sul citizen Bush ed i legami d'amicizia e d'affari della sua
famiglia di milionari petrolieri con quella dei Bin Laden, milionari e
petrolieri anche loro. Il documentario è stato bloccato dal produttore:
Miramax divisione Disney e non si sa ancora se riuscirà ad uscire,
come ripromesso, per le elezioni in USA. In concreto il motivo della censura
dipende dal fatto che la Disney, che ha sede in Florida, ha subito pressioni
dal governatore di quello stato, Jeb Bush, fratello di George, che ha
minacciato, se il film fosse uscito, di tagliare tutte le agevolazioni
fiscali di cui Disneyworld ad oggi gode.

Certo è che se solo un decimo dei contenuti dei due libri di Michael
Moore (Stupid White Men e Dude Where's My Country?) fossero finiti nel
film un altro duro colpo sarebbe stato assestato a quanti mentendo di
fronte ad ogni evidenza ancora perorano la fandonia della guerra giusta
complici di quella classe criminale che governa gli USA e l'Occidente
e che Moore si è ripromesso di mettere alla berlina. Basti pensare
che, se in Italia ci scanniamo per il conflitto di interessi di Berlusconi
che detiene il potere e controlla il 98% delle televisioni ,ed altre percentuali
da regime, di stampa e cinema, ecco che chi governa gli Stati Uniti muove
una guerra completamente illegale (se mai la guerra possa essere legale),
detta "preventiva" . L'Iraq viene formalmente invaso perché
avrebbe nascosto armi di distruzione di massa: mai trovate e neppure inventate
come a volte la polizia si inventa le prove. La menzogna cambia sembianze
e viene detto che la guerra è stata mossa perché l'Iraq
alimentava il terrorismo e l'Occidente avrebbe portato la democrazia in
quel paese e la sicurezza nel mondo. Oggi anche i media (sempre complici
del potere quando si tratta di scatenare guerre perché la guerra
fa vendere) mostrano la democrazia occidentale propinata sotto forma di
bombe intelligenti e sistematiche torture. Per quanto riguarda la sicurezza,
abbiamo verificato l'11 marzo a Madrid quale futuro aspetta l'Occidente
adesso che l'Iraq è diventato davvero un serbatoio inesauribile
di terrorismo.
Le borse sono crollate, il petrolio vertiginosamente aumentato e gli unici
che ci hanno guadagnato sono stati mass media, produttori di armi e quelli
di petrolio. Per limitarci alle ultime due categorie ecco che che sappiamo
che il governo USA è quasi integralmente composto da persone che
detengono importanti pacchetti azionari di multinazionali delle armi e
del petrolio. Esiste addirittura una petroliera che porta il nome di Condoleezza
Rice la consigliere di Bush che lavorò per la Chevron-Texaco. Queste
persone, contrariamente a tutti gli altri, il giorno dell'attacco hanno
visto lievitare i conti in banca.

(N.B.la foto della petroliera è falsa)
Ma come è possibile che la gente deleghi il proprio governo, una
garanzia di sicurezza e prosperità a personaggi di questo tipo?
Come è possibile che il diritto internazionale e la Costituzione
(ART. 11 della Costituzione Italiana: "L'Italia ripudia la guerra")
siano così palesemente violati?
Ce lo suggerisce proprio il titolo del documentario di Michael Moore che
riprende il capolavoro di Ray Bradbury Fahrenheit 451. L'autore americano
descrive un mondo governato da una democrazia apparente dove i cittadini
consensualmente hanno rinunciato all'esercizio di parte della propria
Libertà in cambio di altre libertà più frivole propagandate
dalla televisione e dove vige la dittatura della maggioranza. È
il fascismo tecnologico dal volto sorridente. Arriviamo quindi alla quadratura
del cerchio.
Lo stesso giorno, sempre il 17 maggio, nel suo piccolo, il Cineforum Bolzano
ha presentato la serata evento ART.21 ispirata a quanto sancito dalla
Costituzione Italiana, basata sulla proiezione dei due film mai trasmessi
dalla TV italiana (mal distribuiti e con tentativi di censura spinti fino
all'estero come quello tentato dall'ambasciata italiana al festival di
Oslo) ed in riferimento agli attacchi politici subiti proprio perché
l'associazione fedele alla propria ragione sociale (mission) organizza
rassegne cinematografiche che non si prefiggono di fare spegnere il cervello
del pubblico per due ore, nel puro e semplice svago, ma mirano a riflettere
sulla cultura, sull'attualità sulla politica e sul costume. Ecco
perché si è trattato di guerra, di razzismo, di pornografia
ecc, ecc. Ecco perché alcuni partiti della Casa delle Libertà
e dell'estrema destra hanno voluto attaccare politicamente l'associazione
con l'obiettivo manifesto di farne interrompere i finanziamenti e quello
recondito di spingerla all'autocensura... per evitare spiacevoli sorprese.
Questi partiti vorrebbero mantenere assieme ai media televisivi il monopolio
della politica e mal sopportano le associazioni culturali che non si occupano
semplicemente dell'albero della cuccagna o del carciofo d'oro.
Crediamo, invece, sia un preciso dovere di tutti gli operatori culturali
non rinunciare mai alla propria ragione sociale, continuando a proporre
non una cultura morta, ma iniziative che pongano motivi di riflessione
e dibattito.
Il Cineforum Bolzano continuerà a tenere fede a questo impegno
e, per quanto possibile, continuerà a proporre e mostrare ciò
che qualcuno vorrebbe continuare a nascondere e negare, senza rinunciare
al momento del dibattito, del FORUM. Solo così non rischierà
(sempre nel suo piccolo) di fare la fine della RAI che, sia pur con i
numerosi difetti, da grande istituzione culturale si è trasformata
nella brutta copia di Mediaset dove programmi anche peggiori rispetto
a quelli di Berlusconi soffocano, in un flusso di immagini senza soluzione
di continuità, le poche perle rimaste; dove la riflessione si perde
nell'idiozia e la cultura nel mercato. Il villaggio globale che costruisce
è un villaggio di scemi, la globalizzazione un supermercato.
Andreas Perugini
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