Al quotidiano l'Alto Adige porgiamo le nostre scuse relativamente all'Affaire
Agosti: il giorno dell'evento non c'era nulla, ma il 3 febbraio un bell'articolo
con foto su Agosti trovava un giusto spazio.
Lo pubblichiamo
di seguito
da AltoAdige:
spettacoli 3 febbraio 2002
Cinema. «La
Ragion Pura»: tre proiezioni regionali
Agosti, l'ultimo film sulla coppia
è stato girato a Trento e dintorni
Vittorio Curzel
TRENTO. Silvano
Agosti è un regista del tutto speciale nel panorama del cinema
italiano. Animo libero, indifferente alle mode e ai gusti correnti,
in esilio volontario dai grandi circuiti commerciali dell'audiovisivo,
è uno che da sempre i film se li scrive e se li produce, cura
le scenografie e dà le luci, gira, dirige, monta e poi organizza
l'edizione e la distribuzione. Ma non basta, perché gestisce
anche una piccola sala cinematografica d'essai, che per i cinefili è
ormai un punto di riferimento: l'Azzurro Scipioni di Roma, dove per
dare un'idea, l'ultimo giorno dell'anno è stata proiettata una
pellicola dopo l'altra e i film li sceglieva il pubblico.
"La Ragion Pura" in programma il 6 febbraio a Bolzano (Cineforum/Kinoki,
ore 20.30), a Trento il 7 (Teatro San Marco, ore 18 e 21) e l'8 a Rovereto
(Sala Filarmonica, ore 20.30) è il suo decimo lungometraggio
ed alcune sono state girate tra Trento e Tavernaro. Il film è
tratto da un suo romanzo (del 1990) e racconta "la storia di una
coppia sposata da quindici anni, in una condizione di affettuosa e reciproca
indifferenza, ormai priva di desideri". Marito e moglie sembrano
ormai condannati a una relazione sostanzialmente vuota e priva di emozioni.
In questo rapporto abitudinario, monotono e infelice dove "la donna
si rassegna a imparare a sopportare e l'uomo si rassegna a imparare
a mentire", lui si rifugia nei ricordi, lei ha crisi mistiche.
Finché l'uomo si accorge che può comunicare con la moglie
addormentata, che nel sonno parla ed esprime i suoi desideri più
segreti. Il marito scopre così una donna appassionata e sensuale,
la interroga sulla crisi del loro amore e i due si scoprono diversi
da quelli che avevano creduto di essere nei lunghi anni di matrimonio,
di desiderarsi forse ancor più del primo incontro, di poter riprendere
insieme il cammino della vita, finalmente uniti nell'anima e nel corpo.
La pellicola è stata presentata in Canada, al Festival di Montreal.
«Mi piace - dice Agosti - che nella versione francese il film
si intitoli "La donna che sogna" e in inglese "La moglie
addormentata", perché questi due concetti riassumono in
modo poetico ed evidente la condizione della donna in una cultura non
certo favorevole al diritto di sognare o ancor meno favorevole alla
lucidità della veglia. Sognare di poter vivere il proprio destino
senza diventare l'ingranaggio di una macchina sociale tutta organizzata
per produrre, solo per produrre, e conquistare una quotidiana vigilanza
nella veglia per potersi garantire una porzione di libertà indispensabile
per continuare a esplorare il mondo». «Penso che il tema
del matrimonio - aggiunge - non possa che trarre beneficio da una serie
di riflessioni tendenti, come nel mio film, a scoprire come amare il
mondo e come amarsi, andando oltre le superfici».
Il
direttivo del Cineforum Bolzano